Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 05/01/2011, a pag. 9, l'articolo di Fiamma Nirenstein dal titolo " Le stragi di cristiani? Tutto scritto nel Corano " preduto da un nsotro coomento. Dal FOGLIO, a pag. 3, l'articolo di Carlo Panella dal titolo " Le offese di al Tayeb, frutti amari di un dialogo pasticciato ". Dal MANIFESTO, a pag. 9, l'articolo di Michele Giorgio dal titolo "L’intifada dei copti, in migliaia si scontrano con la polizia al Cairo e Alessandria ", preceduto dal nostro commento. Ecco i pezzi:
Il GIORNALE - Fiamma Nirenstein : " Le stragi di cristiani? Tutto scritto nel Corano "
Ci vuole fegato, altrimenti detto coraggio, a scrivere che il Re è nudo, in questo caso che la radice del male sta in quello che la stoltezza dell'Occidente continua a ritenere un libro di pace. Fiamma Nirenstein demistifica questa narrativa menzognera con parole chiare che arrivano direttamente all'obiettivo. Complimenti.
Fiamma Nirenstein
Come fermeremo le uccisioni di cristiani nel mondo islamico, come si evita la prossima strage in Irak, in Turchia, nelle Filippine, in Nigeria, ovunque alberghino gruppi islamisti? Prima di tutto, chiamandole per nome e cognome: non si tratta di «intolleranza religiosa» ideologica, non di casuali «gruppi di fondamentalisti» né di «alcuni terroristi». Se si guarda la carta geografica, è ormai maculata da stragi espulsioni, rapimenti, chiese vandalizzate... È il mondo islamista nella sua vasta, massiccia terribilità che colpisce i cristiani, e la responsabilità è di chi per opportunismo o per paura di rappresaglie sui cristiani ha ritenuto che col silenzio avrebbe pacificato gli aggressori. Il fatto che appena il Papa ha protestato chiamando il mondo islamico «mondo islamico» il Mufti di Al Azhar abbia esclamato «ingerenza», la dice lunga sul paradosso dell’atteggiamento dell’islam istituzionale: che sarà mai qualche morto, taccia il secolare nemico romano.
Se lo si chiede al teologo e professor padre Peter Madros, oggi al Patriarcato di Gerusalemme, per tanti anni direttore della scuola dei Freres a Betlemme, un sacerdote che ha combattuto la decimazione dei cristiani a Betlemme senza fare sconti anche agli israeliani, pure egli mi indica chiaro, per capire, il testo del Corano: «Dopo pagine sulla concordia che deve vigere, pur nella sottomissione dei cristiani e degli ebrei che (versetto 9/29) devono comunque pagare la Gizia (la tassa per i non musulmani, ndr) se non abbracciano l’Islam, c’è un altro verso rivelatore (5/51): non lasciatevi dominare né dagli ebrei né dai cristiani».
Il nodo è tutto qui:il mondo islamista è determinato a costruire un mondo in cui i due comprimari siano tenuti in stato di sottomissione culturale, religiosa, politica. Ed è invece accaduto negli ultimi sette secoli che il mondo occidentale abbia preso il sopravvento, dichiarando così, nell’interpretazione bigotta di vaste organizzazioni e persino di Stati interi, come l’Iran, una guerra contro l’Islam che deve ancora essere vinta. Naturalmente non tutti la pensano così, ma le bombe fanno rumore, mentre la buona volontà non si sente. Nel 1919 la rivoluzione egiziana portava per egida una bandiera verde con la mezzaluna e la croce. Sia i musulmani che i cristiani erano parte di una rivoluzione nazionalista contro il colonialismo britannico. Ma le elite dei nostri decenni, spaventate anche dall’omicidio di Sadat che aveva concluso la pace con Israele, hanno lasciato spazio a un processo di islamizzazione strisciante che pacificasse i gruppi più aggressivi, come la Fratellanza Musulmana. I libri di testo nelle scuole rappresentano oggi l’Egitto come un Paese solo islamico e includono testi anticristiani. Il trapianto di organi fra musulmani e cristiani è proibito per una decisione del sindacato dei dottori, che come altri è dominato dalla Fratellanza Musulmana. Il governo recentemente ha bloccato la costruzione di una scala in una chiesa copta, e i copti, continuamente aggrediti (8 furono uccisi un anno fa) non esistono in politica benché siano il 10 per cento della popolazione. Mubarak, che così facendo tiene a bada la Fratellanza tanto che l’ha emarginata alle ultime elezioni, fa come l’Arabia Saudita, lo Yemen, la Siria, la Giordania e più lontano il Pakistan: crede di domare il domatore, che invece viene messo in grado di sguinzagliare il suo odio a piacimento, mettendo a repentaglio anche la sua leadership. Le televisioni iraniane, libanesi, turche... hanno accusato i “sionisti” della strage di Capodanno. Ma sì, perché non cercare di colpire almeno un po’ gli ebrei anche in questa occasione? È nello stile della casa: dal pogrom Farhud di Bagdad nel 1941 in cui furono uccisi 180 ebrei, e poi in Libia (130 morti), e poi in Turchia (tre attacchi alle sinagoghe dall’86 a oggi, 47 morti) a tutte le violenze che hanno causato la fuga di quasi tutti gli ebrei, il mondo islamico ha fatto fuggire da 600mila a un milione di ebrei. Profughi irriconosciuti dall’Onu, come i cristiani fuggiti dallo stesso mondo in cui ormai la popolazione cristiana, una volta quella originale, è ridotta al 6 per cento.
www.fiammanirenstein.com
Il FOGLIO - Carlo Panella : " Le offese di al Tayeb, frutti amari di un dialogo pasticciato "
Carlo Panella
Il MANIFESTO - Michele Giorgio : " L’intifada dei copti, in migliaia si scontrano con la polizia al Cairo e Alessandria "
Michele Giorgio
Il titolo dell'articolo è scorretto e inappropriato. 'Intifada' è un termine che si riferisce ai palestinesi, che il Manifesto ama definire per ciò che non sono, vittime. I copti, invece, vittime lo sono, della violenza islamica. I copti non fanno attentati, i seguaci di Hamas e di Arafat, invece sì. Il fatto che i cristiani protestino contro la polizia egiziana che non li difende non li rende simili ai terroristi palestinesi.
Il paragone tra intifada e copti, per questi motivi non regge.
E' da notare che Michele Giorgio non l'aveva azzardato nell'articolo, ma ci ha pensato qualcuno della redazione. Perchè un accenno contro Israele e pro Palestina non deve mancare mai.
Ecco il pezzo:
A cinque giorni dalla strage di Capodanno, ad Alessandria si moltiplicano gli appelli alla calma rivolti agli egiziani copti stanchi del regime di Mubarak che li discrimina e non fa nulla di serio per proteggerli. A tentare di smorzare la tensione è stato ieri il papa copto Shenouda III, citato dall’Osservatore Romano, che ha lanciato un appello alla calma, dopo le manifestazioni violente, con lanci di sassi e bottiglie, dimigliaia di dimostranti copti che lunedì sera ad Alessandria e Shubra (Cairo) hanno fatto decine di feriti, tra i quali alcuni poliziotti. Il clima è torrido e si annunciano nuove manifestazioni. «Chiedo ai nostri fratelli di mantenere la calma, che è in grado di risolvere tutti i problemi » ha esortato Shenouda III. Appelli a ridurre la tensione anche da esponenti islamici, in vista delNatale ortodosso che cade il 7 gennaio, quindi di venerdì, giorno di preghiera per i musulmani. Gli imam egiziani hanno annunciato che i sermoni saranno dedicati alla condanna degli attentati e all’unità tra islamici e copti. I cristiani egiziani sono esasperati, perché giungono nuovi avvertimenti da parte di siti qaedisti che annunciano altri attentati ed attacchi armati contro i copti mentre aumenta con il passare dei giorni il numero delle vittime dell’attacco kamikaze contro la chiesa dei Santi di Alessandria. Ieri era salito a 23 e diversi feriti lottano ancora tra la vita e lamorte. I copti ora chiedono che l’Assemblea del Popolo (Parlamento) approvi subito una legge contro le violenze settarie. «Pretendiamo una legge che impedisca a chiunque di istigare all’odio nei confronti delle altre comunità religiose», ha spiegato Najib Jibrail, consigliere di Shenuda III, «nonché l’introduzione nel paese di una vera libertà religiosa, che consenta a chiunque di potersi convertire a qualsiasi fede». Jibrail non ha risparmiato accuse al governo, sottolineando che la protezione delle chiese annunciata dall’esecutivo avverrebbe solo a parole dato che la polizia non hamai predisposto un efficace sistema di sicurezza. «Gli agenti sono pochi e di notte molti di loro dormono », ha polemizzato il consigliere di Shenuda III. Fonti dei servizi di sicurezza hanno confermato che l’attentato non è stato provocato da un autobomba, come era sembrato in un primo momento,ma da un kamikaze. Con l’analisi del dna dei cadaveri ritrovati dopo l’attentato, sarebbero stati individuati brandelli del corpo dell’attentatore, che sembrerebbe essere un giovane egiziano. Una versione molto diversa da quella riportata ieri dal quotidiano al-Masri al-Youm secondo il quale una testa con lineamenti afghani o pachistani è stata rinvenuta fra le macerie della chiesa. Per un altro quotidiano, Al Akhbar, l’attentatore era un trentenne e oltre ad uno zaino contenente del tnt è possibile che indossasse anche una cintura esplosiva.
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