Svastica e Islam, il simbolo dell'Iran
La cronaca di Gian Micalessin
Testata:
Data: 05/12/2010
Pagina: 10
Autore: Gian Micalessin
Titolo: Iran, propaganda neonazista su un sito del governo

SVASTICA E ISLAM
Iran, propaganda neonazista su un sito del governo

«Lo spirito di Dio e quello di Adolf Hitler - si legge su “irannazi.ir” - saranno sempre con noi»
Questa la titolazione del GIORNALE oggi, 05/12/2010, a pag.10, con l'articolo di Gian Micalessin.


Gian Micalessin

Il peccato originale è del Führer. Tutto inizia 71 anni fa quan­do Berlino spedisce a Teheran 7500 selezionatissimi testi destinati ­stando alle cronache naziste del­l’epoca - «a far scoprire agli iraniani le connessioni tra Nazional Sociali­smo e cultura Ariana dell’Iran». Due anni dopo, però, gli alleati man­dano ­in pensione un Reza Shah trop­po ispirato da quei testi e lo sostitui­scono con il figlio Mohammad Reza Pahlavi. Oggi grazie a Mahmoud Ah­madinejad e alla propaganda anti
israeliana lo scordato legame con il nazismo torna d’attualità. Archivia­te librerie e supporti cartacei l’orgo­glio iranian-nazista rifiorisce sul web e conquista- grazie alla benevo­lenza del presidente - sempre nuovi proseliti.
L’esempio più lampante è www. irannazi.ir, un sito approvato dal re­gime dove svastica e ritratti del Führer regnano sovrani. E chi pen­sasse a simboli tradizionali deve so­lo dar un occhiata ai messaggi diffu­si dal sito e firmati dall’“Ufficio Su­premo del Nazismo in Iran”.
«L’aiu­to di Dio e lo spirito di Adolf Hitler -
recita irannazi.ir - saranno sempre con noi. Siamo tutti soldati nazisti ... i funzionari di quest’ufficio non fan­no eccezione».
Un atto di fede che tra le pagine del sito si mescola ai precetti della rivoluzione islamica, alla negazione dell’olocausto e alle minacce contro Israele dando vita ad una miscela esplosiva.
Una mi­scela non troppo sgradita ai fedelis­simi di Ahmadinejad. Il sito è carat­terizzato, non a caso, dalla sigla “ir” che denota gli indirizzi approvati dal governo e dalle sue istituzioni. Grazie agli appoggi di cui gode “Irannazi.ir” non teme né oscura­menti, né chiusure. A differenza di altri indirizzi cancellati dal web ha felicemente superato un breve peri­odo di censura impostogli dopo le proteste della minoranza ebraica iraniana irritata dalla sequela di mi­n­acce e insulti postate sulle sue pagi­ne.
«D’ora in poi ricordiamoci di non di chiamarli più ebrei, ma sionisti», an­notano allora gli autori di “Irannazi. ir” salutando il trionfale ritornoon linegarantito - il 22 novembre scor­so - dal sì del Ministero della Cultu­ra e della Condotta islamica. Da quel momento il sito- accessibile so­lo ad utenti iscritti - registra un au­tentico boom. Secondo Rooz Onli­ne- la rivista internet dei riformisti ­l’indirizzo nazisteggiante raccoglie in pochi giorni 300 nuove adesioni e 3200 messaggi di sostegno.
Il successo di “naziiran” e i suoi pro­positi di «denunciare le bugie propa­gandate dai sionisti sulla persecu­zione degli ebrei» finiscono con il preoccupare i settori meno estremi­sti del regime.
Tabnak, un sito ispira­to dalle correnti conservatrici non legate ad Ahmadinejad, denuncia la “diffusione di ideologie fasciste” si chiede “perchè il Ministero della Cultura abbia concesso le autorizza­zioni” e “quali siano le buone ragio­ni per farlo”.
La risposta la regala Ro­oz. Secondo il sito riformista il gran­de protettore di iran nazi.ir è il vice ministro alla cultura Mohammad Alì Ramin. Conosciuto come un fe­delissimo del presidente Ahmadi­nejad, Mohammad Alì Ramin - ol­tre a controllare tutte le pubblicazio­ni - guida anche la Fondazione sul­l’Olocausto, un’organizzazione ne­gazionista sponsorizzata dal presi­dente il cui principale obbiettivo è cancellare la memoria della perse­cuzione
antisemita.






INEQUIVOCABILE
L’immagine ripresa dal sito “www.irannazi.ir” lascia pochi dubbi.
Si tratta d i un sito approvato dal regime, come testimonia la sigla “ir”. Dopo le proteste della comunità ebraica iraniana era stato brevemente censurato, ma è tornato in rete.
Il protettore del sito è un viceministro fedelissimo di Ahmadinejad


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