Riportiamo da LIBERO di oggi, 01/09/2010, a pag. 19, l'articolo di Angelo Pezzana dal titolo " Hamas boicotta il tavolo della pace. Uccisi quattro coloni". Dal FOGLIO, in prima pagina, l'articolo dal titolo " Contro i negoziati quattro settlers israeliani uccisi a Hebron". Dalla STAMPA,a pag. 16, la cronaca di Giordano Stabile dal titolo " Cisgiordania, agguato ai coloni. Sterminata una famiglia in auto ", preceduta dal nostro commento.
Ecco gli articoli:
LIBERO - Angelo Pezzana : " Hamas boicotta il tavolo della pace. Uccisi quattro coloni "
Angelo Pezzana
Due uomini e due donne, una delle quali incinta, sono stati uccisi ieri sera in un attentato nei pressi di Kiriat Arba, una cittadina abitata in gran parte da ortodossi. Un attentato dalla chiara matrice palestinese, un avvertimento per minare quei colloqui che stanno per iniziare a Washington.
E dire che dopo anni di trattative andate in fumo non c’era nemmeno più l’ansia, o la curiosità, di fare pronostici. Se Herb Keinon sul Jerusalem Post, si era chiesto perchè Netanyahu e Abu Mazen devono percorrere 10.000 km, quando la distanza fra Gerusalemme e Ramallah è di 15 minuti, la risposta sta probabilmente nella necessità assoluta di Obama di poter esibire un anche minimo risultato positivo della sua presidenza. In Israele l’estate era trascorsa tranquilla, nessun vento di guerra, l’economia, a differenza di quelle occidentali, tira, Bibi gode di notevole considerazione persino sulla stampa di opposizione (Aluf Benn, su Haaretz), per la volontà positiva che lo guida nel fare di tutto perchè i colloqui non saltino prima ancora di iniziare. Anche il governo va, ma con il 26 settembre, se non ci sono risultati positivi dai colloqui, termina il congelamento delle costruzioni, e una loro riconferma procurerà di certo una crisi di governo. Le proposte di Israele a sostegno della tesi 'Due Stati per due popoli', sono essenzialmente queste: 1) uno stato palestinese smilitarizzato e il controllo della valle del Giordano, per impedire che non entrino armamenti nel nuovo stato. 2) il riconoscimento di Israele quale stato degli ebrei. 3) il ritorno dei rifugiati solo nello stato palestinese 4) la dichiarazione di 'fine del conflitto', per evitare che da parte arabo-israeliana possano esserci poi richieste di autonomia o indipendenza in Galilea e nel Negev. Ma la posizione di Abu Mazen è problematica. La sua carica di presidente è infatti abusiva, essendosi rifiutato di indire nuove elezioni nel timore quasi certo di perderle. La presenza di Hamas in Cisgiordania è tale da creare preoccupazioni non solo a Israele, ma ad Abu Mazen per primo. Non si contano più gli attacchi contro di lui, da servo degli Usa, a venduto ai sionisti, è in atto una azione di delegittimazione nei suoi confronti, mentre lui si difende nel peggiore dei modi, invece di attaccare i fondamentalisti, continua ad addebitare un probabile insuccesso dei colloqui ad Israele. Anche se sa che le richieste di Israele sono più che accettabili, lo Stato palestinese è lì bell’e pronto, ma ci vuole una statura da leader forte, determinato ad andare anche contro una parte dei suoi. Adesso arriva un attentato terrorista, vedremo come lo affronterà.
Ieri Bibi si è augurato che, dopo Washington, i colloqui tra lui e Abu Mazen possano riprendere al più presto e con scadenza quindicinale. Una dichiarazione che aiuta a capire quanto da un lato siano deboli le speranze che i colloqui americani lasciano intravedere, ma dall’altro anche una forte volontà per arrivare ad una separazione consensuale, l’unica traduzione realista della parola pace.
Il FOGLIO - " Contro i negoziati quattro settlers israeliani uccisi a Hebron"
Yasser Arafat
La STAMPA - Giordano Stabile : " Cisgiordania, agguato ai coloni. Sterminata una famiglia in auto "
I quotidiani italiani di questa mattina hanno scritto articoli sull'attentato terroristico palestinese contro quattro israeliani a Hebron. Pubblichiamo la cronaca di Giordano Stabile perchè è la più equilibrata. Non si può scrivere altrettanto del titolo del pezzo. Come su quasi tutti gli altri quotidiani, le vittime dell'attentato vengono qualificate come 'coloni' o 'settlers'. Prima che coloni erano israeliani, una famiglia disarmata.
Se fosse stato il contrario, una famiglia palestinese crivellata da terroristi israeliani, i quotidiani avrebbero usato le stesse titolazioni? Ne dubitiamo.
Ecco la cronaca di Giordano Stabile:

GERUSALEMME
Quattro israeliani sono morti in un agguato ieri sera in Cisgiordania, vicino a Hebron. Secondo «Ynet», il sito Web del quotidiano Yedioth Ahronoth,un’automobile israeliana stava viaggiando lungo una strada quando è stata bersagliata da un altro veicolo. Per la radio dei coloni, dopo il primo attacco gli aggressori si sono avvicinati all’auto e hanno colpito i passeggeri da distanza ravvicinata. Secondo «Ynet», le vittime sono tutte membri della stessa famiglia. Tra loro vi sono due uomini, tra i 25 e i 40 anni, e due donne, una delle quali incinta. Per gli agenti delle forze di sicurezza si è trattato di un’imboscata ben pianificata. Una prima rivendicazione dell’attentato è giunta dalle Brigate dei martiri di Al Aqsa (Al Fatah) con un messaggio via e-mail. L’autenticità però non è chiara. Poi è arrivata quella dell’ala militare di Hamas, le Brigate Ezzedin Al Qassam. In un primo comunicato hanno detto che l’attacco «è la risposta naturale ai crimini dell’occupazione israeliana». Poco dopo Hamas ha fatto sapere che l’attentato era opera del suo braccio armato.
Quello di ieri è il primo attacco mortale in Cisgiordania dallo scorso giugno. Arriva in un momento delicatissimo delle trattative di pace tra Israele e l’Autorità nazionale palestinese. Il premier Benjamin Netanyahu e il presidente dell’Anp Abu Mazen sono a Washington dove avranno il primo colloquio diretto dopo quasi due anni. Netanyahu ha chiarito subito che «il terrore non deciderà i confini d’Israele». Dagli Usa Abu Mazen ha denunciato fermamente l’episodio. Condanna «nel mondo più forte possibile» anche da parte della Casa Bianca mentre il premier dell’Anp, Salam Fayyad, ha affermato che l’attacco «è contro gli interessi palestinesi» e che perciò ulteriori misure verranno prese per evitare il ripetersi di episodi di questo genere «che ostacolano il processo politico che mira a ottenere libertà e indipendenza per il nostro popolo». In tarda serata il villaggio di Bani Naim è stato posto sotto coprifuoco. Secondo alcune fonti le forze israeliane sembravano in procinto ad entrare nel settore palestinese della città di Hebron.
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