Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 13/08/2010, a pag. 12, l'articolo di Alberto Simoni dal titolo " L' adultera iraniana 'confessa' in TV ". Dal FOGLIO, a pag. 2, l'articolo di Giulio Meotti dal titolo "Un avvocato contro gli ayatollah.In Iran ha salvato dissidenti,gay e donne". Dal CORRIERE della SERA, a pag. 13, l'articolo di Viviana Mazza dal titolo " Teheran insulta, Londra si ribella ".
Ecco gli articoli:
La STAMPA - Alberto Simoni : " L' adultera iraniana 'confessa' in TV "
Sakineh Mohammadi Ashtiani
Sakineh Mohammadi Ashtiani parla con voce tremula in azero. Lo sguardo basso, un foglio fra le mani, il copricapo nero e il volto sgranato. Una settimana dopo aver rilasciato un’intervista, tramite un portavoce anonimo, al Guardian, nella quale la 43enne iraniana in prigione dal 2006 condannata alla lapidazione per adulterio e complicità nell’assassinio del marito, tocca al regime degli ayatollah riprendere il controllo della situazione. Così mercoledì sera la Asthiani è sbucata sugli schermi della tv pubblica, alla trasmissione 20,30, e ha rovesciato le dichiarazioni rilasciate al quotidiano inglese nelle quali si proclamava innocente.
Un dietrofront sfumato, dai contorni sin grotteschi se in ballo non ci fosse la vita di una donna. Sakineh Mohammadi Ashtiani ricorda che il cugino-amante le ha detto: «Uccidiamo tuo marito». Credeva scherzasse. Ma i dettagli dell’omicidio li racconta il magistrato ospite in studio. Alla donna non resta altro che confermare parti della ricostruzione e tentare di muoversi sul difficile crinale dell’incertezza. La Ashtiani accusa il suo avvocato di aver dato in pasto ai media stranieri la sua storia danneggiandola.
«Propaganda tossica», dicono dalla International Committee Against Stoning. Mohammad Mostafei, l’avvocato attivista per i diritti umani «scaricato», dall’esilio norvegese parla di pressioni. «La sua vita è nelle mani della gente che è al potere in Iran e qualsiasi cosa vogliano, la posso ottenere», dice. L’altro legale della Ashtiani, Hutan Kian, è lapidario: «È stata picchiata e torturata per due giorni fino a quando non ha accettato di farsi riprendere dalla tv».
La questione Ashtiani va ben oltre i confini iraniani. Per lei si è mossa la comunità internazionale. Il segretario di Stato Hillary Clinton tre giorni fa ha invocato il rispetto da parte di Teheran delle regole «anche per i suoi cittadini». Il 10 luglio la lapidazione è stata sospesa. Il timore adesso è che la «confessione» altro non faccia che sbloccare la situazione fornendo al regime il pretesto di agire in fretta eseguendo la condanna al riparo dai radar internazionali. Una «necessità» in un momento in cui il pressing internazionale su Teheran, sul fronte del nucleare, comincia a dare i suoi frutti.
Il regime rischia l’isolamento e con esso un aggravarsi delle condizioni socio-economiche interne. Con un’inflazione galoppante e la crisi occupazionale, il governo di Ahmadinejad non può permettersi passi falsi sul fronte dell’economia. Sul quale le sanzioni delle Nazioni Unite cominciano a mordere. Fonti diplomatiche sottolineano che «esiste grande unità a livello transatlantico nella gestione delle sanzioni». Secondo gli Stati Uniti le misure restrittive «stanno compromettendo la capacità iraniana di accesso a strumenti finanziari sui mercati internazionali». Gli Usa, continua la fonte, sono soddisfatti «per la cancellazione o il congelamento di contratti nel settore energetico per circa 50-60 miliardi di dollari». Fra le compagnie protagoniste di questa stretta vi sono anche le italiane Finmeccanica e Eni. Ci vuole tempo e pazienza, è il refrain americano per misurare il successo delle sanzioni, ma la disponibilità di Barack Obama ad incontrare Ahmadinejad annunciata alla Cnn da James Jones, consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, è il segnale lampante di come alla Casa Bianca siano convinti che la stretta funzioni.
Il codice penale iraniano prevede la lapidazione per un unico crimine, l’adulterio, definito «un’offesa contro la legge divina». Altri reati come l’omicidio, lo stupro, la rapina a mano armata e il traffico di droga, sono punibili con il patibolo ma l’esecuzione non avviene tramite lapidazione bensì generalmente per impiccagione. La lapidazione è stata introdotta dopo la Rivoluzione islamica del 1979. Le prime otto esecuzioni sono avvenute nel 1986, altre dieci nel 1995. Nel 2002 Teheran ha approvato una moratoria su questa pratica. Ma sono almeno sei le persone, secondo quanto riferisce Amnesty International, che dal 2006 sono state uccise a colpi di pietra. Altri 15 condannati sarebbero stati risparmiati dalla lapidazione.
Il FOGLIO - Giulio Meotti : " Un avvocato contro gli ayatollah.In Iran ha salvato dissidenti,gay e donne "
Giulio Meotti, Mohammed Mostafaei
CORRIERE della SERA - Viviana Mazza : " Teheran insulta, Londra si ribella "
Mohammad-Reza Rahimi, vicepresidente iraniano
Ogni tanto Simon Gass deve proprio rimpiangere la Grecia. Da quando ha lasciato Atene nell’aprile 2009 per trasferirsi all’ambasciata britannica di Teheran, ne ha sentite di tutti i colori contro il «Piccolo Satana», titolo che in Iran spetta al suo Paese.
L’ambasciatore tenta di evitare lo scontro: s’è presentato anche alla cerimonia di insediamento di Ahmadinejad dopo la contestata riconferma, definendolo «il leader eletto». Ma il vicepresidente iraniano Mohammad-Reza Rahimi, che oltretutto dichiara (falsamente, pare) di aver conseguito un dottorato ad Oxford, ha oltrepassato il limite. In un discorso, lunedì, Rahimi ha insultato i sudditi di Sua Maestà. E allora l’ambasciatore non ha più potuto tacere.
Rahimi se l’era presa con i Paesi che hanno appoggiato l’ultima serie di sanzioni Onu contro il programma nucleare iraniano, tra cui gli australiani («vaccari») e i sudcoreani («da picchiare in faccia perché diventino umani»). Ma a Londra ha riservato speciale attenzione. «L’Inghilterra non ha nulla. I suoi abitanti non sono umani, i suoi funzionari sono irresponsabili. Non ha risorse naturali. Sono un mucchio di idioti controllati da una mafia. Hanno saccheggiato il mondo per 500 anni e il giovane ora in carica (il premier Cameron, ndr) è persino più stupido del suo predecessore... È come se Dio avesse reso questa nazione serva dell’America e dei sionisti».
Gass ha replicato oltraggiato, in farsi, sul sito dell’ambasciata, «linkando» il messaggio anche su Twitter: «È una mancanza di rispetto per la dignità umana oltre che un’osservazione illogica e indegna». Ha chiesto chiarimenti.
L’anno scorso la sua ambasciata s’è vista accusare di aver fomentato le proteste contro Ahmadinejad, e membri del suo staff sono stati arrestati. Poi Londra è stata minacciata di ricevere «un pugno in bocca» quando il ministro degli Esteri Miliband elogiò i manifestanti. Restare a Teheran è importante, ha sempre detto Gass, per discutere del nucleare e dei diritti umani. Discutere, sì, scrive ora, ma fino a un certo punto. «Discutere delle differenze politiche tra i Paesi è naturale. Ma quando un alto funzionario che rappresenta la Repubblica islamica fa commenti offensivi sulla gente di un altro Paese, ciò si riflette negativamente sulla persona stessa».
Non che la reputazione di Rahimi abbia bisogno d’essere danneggiata ulteriormente. Diversi parlamentari tra gli stessi conservatori hanno chiesto il suo arresto per corruzione: è accusato di aver sottratto milioni di dollari in combutta con funzionari della compagnia statale di assicurazioni. Ahmadinejad lo ha difeso, e l’inchiesta è stata sospesa.
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