Riportiamo dal MANIFESTO di oggi, 24/06/2010, a pag. 9, l'articolo dal titolo "A Shalit il Colosseo, a 11mila ostaggi il nulla".
La redazione del quotidiano comunista prende le distanze dalla manifestazione per Gilad Shalit di questa sera a Roma, davanti al Colosseo per due motivi: il primo è che le adesioni sono " un po’ sospette: il sindaco Alemanno, il governatore Polverini, il ministro Ronchi (tutti ex-post-fascisti), ", il secondo è " Perché spegnere le luci solo per un israeliano e tenerle accese (ossia tacere) per i più di 11 mila palestinesi chiusi da anni nelle carceri israeliane? ".
La redazione del Manifesto non potrebbe mai mischiarsi a politici e giornalisti di destra, nemmeno se stanno manifestando per una giusta causa. Guai mischiarsi col nemico.
Ma questo è solo un pretesto. Il Manifesto non vede differenza fra Gilad Shalit, soldato rapito in territorio israeliano da Hamas quattro anni fa e i detenuti palestinesi nelle carceri israeliane. Il primo è un ostaggio di terroristi islamici i quali non permettono nemmeno che riceva le visite della Croce Rossa Internazionale, gli altri sono criminali palestinesi detenuti dopo essere stati regolarmente processati. Fra loro ci sono persone come Marwan Barghouti, considerato l'architetto della seconda intifada, un terrorista assassino di civili israeliani. Ai detenuti palestinesi è permesso parlare con la stampa, ricevere visite e cure. Non si può scrivere altrettanto per Gilad Shalit.
Non si può mettere sullo stesso piano dei criminali con un soldato rapito nè un'associazione terroristica che governa grazie a un colpo di Stato la Striscia di Gaza con il governo di uno Stato democratico.
La frase finale è un concentrato di antisemitismo e razzismo della peggior specie : "Sarà che un esponente del «popolo eletto» e cittadino dello «stato eletto» pesa di più di 11 mila dannati della terra? ". Una chiusura in perfetto stile Manifesto.
Ecco la breve:
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