Riportiamo dall'OPINIONE di oggi, 15/06/2010, l'articolo di Dimitri Buffa dal titolo " Abu Mazen non vuole che Israele tolga il blocco a Gaza, Frattini e la Lega Araba sì ". Dalla STAMPA, a pag. 14, l'articolo di Aldo Baquis dal titolo " Israele, via all'inchiesta sull'attacco alla nave turca ". Dal SOLE 24 ORE, a pag. 13, l'articolo di Ugo Tramballi dal titolo " Israele annuncia inchiesta sull'attacco alla nave turca ", preceduto dal nostro commento. Dal MANIFESTO, a pag. 8, l'articolo di Michele Giorgio dal titolo " Assalto alla flottiglia, Israele vara una Commissione d’insabbiamento ". Riportiamo il lancio ADNKRONOS dal titolo " Oxfam, blocco Gaza punizione contraria al diritto internazionale ", preceduto dal nostro commento.
Ecco alcuni link utili per capire quanto avviene a Gaza
a cura di Danielle Elinor Guez
http://www.youtube.com/watch?v=AsTTgy01Ih4
http://www.youtube.com/watch?v=trXdWcuVrYw
http://www.youtube.com/watch?v=La1pVA0-hLs
Ecco gli articoli:
L'OPINIONE - Dimitri Buffa : " Abu Mazen non vuole che Israele tolga il blocco a Gaza, Frattini e la Lega Araba sì "

Dimitri Buffa
La STAMPA - Aldo Baquis : " Israele, via all'inchiesta sull'attacco alla nave turca "

Bibi Netanyahu
Una volta finita l'inchiesta sulla Flotilla, chiediamo alla commissione di fare un viaggio in Turchia, per indagare i crimini dell' IHH e in Iran, per denunciare le continue violazioni dei diritti umani.
Ecco la cronaca:
Il blitz sulla nave turca Marmara, conclusosi due settimane fa con l'uccisione di nove passeggeri turchi, sarà oggetto di una verifica da parte di una Commissione di esperti guidata dall'ex giudice della Corte Suprema Yaakov Tirkel, che includerà due osservatori stranieri. Lo ha stabilito ieri il governo di Benjamin Netanyahu nel tentativo di arginare le pressioni straniere volte ad imporre ad Israele una commissione internazionale d'inchiesta, sotto la direzione dell'Onu e dell'ex premier della Nuova Zelanda Geoffrey Palmer.
«Sono convinto - ha detto Netanyahu - che la esposizione dei fatti dimostrerà che Israele ha fatto ricorso ad operazioni difensive appropriate, secondo gli standard più elevati. Il lavoro della Commissione dimostrerà al mondo che Israele agisce in base al diritto, in maniera responsabile, in piena trasparenza».
Ma come in circostanze simili in passato, la doccia fredda non si è fatta attendere. Il presidente dell'Anp Abu Mazen ha osservato che la Commissione Tirkel «non risponde alle richieste Onu». Anche l'ufficio del segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon ha «preso nota» dell’inchiesta israeliana, ma ha aggiunto che «l’inchiesta internazionale resta sul tavolo». La Turchia ha aggiunto di non riporre alcuna fiducia nel lavoro di indagine israeliano. Dall'Unione Europea Israele ha infine appreso, con toni da cui traspariva forte impazienza, che adesso è necessaria una riapertura in grande stile dei valichi di transito con Gaza.
Alla Commissione Tirkel il governo ha chiesto di verificare tre questioni principali. La prima: se il blocco marino di Gaza sia compatibile con il diritto internazionale, alla luce del putsch militare compiuto tre anni fa da Hamas e ai successivi attacchi contro il Neghev. La seconda: se l'insieme delle operazioni condotte dalla marina militare per fermare la Freedom Flottilla diretta Gaza fossero anch'esse in linea con il diritto internazionale. La terza: verificare i moventi della Ong turca Ihh quando ha organizzato la missione a Gaza e i suoi possibili legami con organizzazioni nemiche di Israele.
La inclusione nella Commissione di due esperti internazionali (il Premio Nobel per la pace David Trimble e l'esperto canadese di diritto internazionale Ken Watkin) rappresenta una novità drammatica nella cultura politica di Israele. Non avevano sentito la necessità di invitare esperti stranieri Commissioni che pure hanno segnato la storia di Israele come la Commissione Kahan sulle stragi a Sabra e Shatila (1983). Ieri Netanyahu è stato già accusato di aver creato un precedente pericoloso, che erode la sovranità di Israele. Il governo non ha fissato limiti di tempo per la Commissione Tirkel. Ma già all'orizzonte si profilano altre navi dirette a Gaza, provenienti da Iran e Libano.
Il SOLE 24 ORE - Ugo Tramballi : "Israele annuncia inchiesta sull'attacco alla nave turca "

Ugo Tramballi
Il pezzo di Ugo Tramballi che segue e quello di Michele Giorgio pubblicato subito dopo sostengono la stessa tesi: la commissione di indagine indetta da Israele sugli scontri con la flotilla non è credibile.
Questo perchè non è composta dai soliti odiatori di Israele dell'Onu, ma è interna. Il fatto che ne facciano parte due membri esterni non è sufficiente.
Il quotidiano della Confindustria, per quanto riguarda l'informazione mediorientale, è una copia di quello comunista.
Ecco il pezzo di Ugo Tramballi:
Come previsto, Israele farà da sé. Non ci sarà nessuna commissione internazionale che valuterà il comportamento dei suoi soldati sulla Mavi Marmara. Saranno invece gli israeliani a giudicare se stessi con l'aggiunta di due«osservatori » stranieri.
Come ugualmente previsto, gli americani dicono che a loro va bene e i turchi invece s'indignano. «Se non ci sarà una commissione internazionale e le richieste turche verranno ignorate - chiarisce il ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu - la Turchia ha il diritto di rivedere le sue relazioni con Israele». Come sempre notevole la posizione europea espressa dalla rappresentante della sua politica estera, Catherine Ashton; occorre «una credibile partecipazione internazionale ».L'importante è non dire se questa ce l'abbia o no.
Gli iraniani ed Hezbollah libanesi promettono di mettere in mare una nuova flottiglia e di dirigerla verso Gaza: difficile che i passeggeri a bordo possano dichiararsi pacifisti.
Un paese sospettato di aver violato il diritto internazionale e quello umanitario, che giudica se stesso, non suona bene sotto qualsiasi linguaggio giuridico. Ma forse non è questo il vero problema. Prima di tutto vanno valutati i giudici scelti dal governo. Jacob Turkel, il presidente del "Comitato pubblico indipendente", è un ex giudice della Corte suprema, considerato di visioni conservatrici. Gli altri due sono Amos Hover, generale in pensione ed ex presidente del Technion di Haifa, il Mit israeliano; e Shabtai Rosen, vicecapo della missione all'Onu nel 1967. Esserlo stato durante la guerra dei Sei giorni dimostra una grande esperienza ma solleva qualche dubbio sull'età. Rosen in effetti ha 93 anni, Horev 86 e il giovane presidente Turkel ne ha 75. Non è necessariamente un aspetto negativo: a queste età non dovrebbero avere altre ambizioni se non giudicare equamente.
Anche i due "osservatori" internazionali hanno le qualità per ricoprire la carica con dignità. Intanto il nord-irlandese David Trimble e il canadese Ken Watkin hanno 65 e 59 anni: due ragazzi. Il protestante Trimble è un Nobel per la pace: ha contribuito agli accordi del Venerdì Santo con icattolici dell'Ulster. Solo due settimane fa aveva aderito al gruppo "Amici d'Israele"creato da Dore Gold, consigliere di Bibi Netanyahu e falco assodato. Un giudice-osservatore non dovrebbe essere amico di nessuno. In compenso Trible ha lavorato per anni nell'Ulster con George Mitchell che ora è il negoziatore americano, ostinatamente bipartisan, della più complicata pace con i palestinesi. Ken Watkin, il canadese, ha investigato sul comportamento dei paracadutisti del suo paese in Somalia e sul genocidio in Ruanda.
Piaccia o meno il curriculum dei designati, il problema non è l'eccessiva israelianità del collegio giudicante: che potrà interrogare anche il primo ministro ma stranamente non i militari in ogni modo coinvolti nell'operazione dove sono morti nove civili. Resta famosa la commissione Kahan, interamente israeliana, che nel 1982 giudicò fino in fondo le responsabilità morali del governo nel massacro di palestinesi a Sabra e Shatila.
Il problema è Israele. Allora era stanco di quella guerra in Libano e 400mila israeliani erano scesi in piazza a protestare contro l'eccidio. Oggi se Peace Now fosse così politicamente suicida da organizzare una manifestazione contro l'operazione Mavi Marmara o anche il blocco di Gaza, non ci andrebbe quasi nessuno. Ogni giudice prima di emettere una sentenza tiene anche conto dell'umore dell'opinione pubblica.
Il MANIFESTO - Michele Giorgio : " Assalto alla flottiglia, Israele vara una Commissione d’insabbiamento "

Michele Giorgio
ADNKRONOS - " Oxfam, blocco Gaza punizione contraria al diritto internazionale "

Oxfam
Oxfam condanna il presunto blocco totale a Gaza. La cosa non stupisce più di tanto vista la sua politica anti israeliana. Ricordiamo ai lettori che l'anno scorso ha tolto dai propri testimonial l'attrice Kristin Davis, 'rea' di aver pubblicizzato i cosmetici Ahava, prodotti in Israele e, per questo, da boicottare a tutti i costi.
Ecco la breve:
Londra, 14 giu. - (Adnkronos) - «L'embargo a Gaza è una forma
di punizione collettiva, illegale e contraria al diritto
internazionale». È quanto afferma Oxfam International in un
comunicato pubblicato nella settimana in cui ricorre il quarto
anniversario del blocco della Striscia. L'agenzia umanitaria
britannica si appella quindi ai funzionari dell'Unione Europea (Ue) e
i rappresentanti del Quartetto per il Medio Oriente (Nazioni Unite,
Stati Uniti, Ue, Russia) a fare pressioni su Israele per abolire
l'embargo su Gaza, sempre secondo quanto scritto nel testo.
Nel comunicato «Gaza ha bisogno di lavoro non solo di aiuti»
dell'agenzia umanitaria i vertici di Oxfam fanno il punto
sull'economia della Striscia, distrutta da tre anni di isolamento e
destinata a peggiorare fino a quando sarà attivo l'embargo. Jeremy
Hobbs direttore esecutivo di Oxfam International ha affermato che,
sebbene Israele abbia permesso l'entrata di una considerevole
quantità di cibo nei giorni seguenti all'attacco della Freedom
Flottilla, il «gesto» non sarebbe sufficiente a risolvere i problemi
di Gaza. «Certamente un gesto apprezzato, ma ciò di cui ha bisogno
Gaza è lavoro, materie prime per la ricostruzione e per l'industria»
ha detto Hobbs.
Secondo Oxfam l'embargo, che impedisce l'accesso a Gaza di
migliaia di beni, ha portato a «un arresto su larga scala»
dell'economia di Gaza, falcidiando le industrie e creando migliaia di
disoccupati.
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