Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 05/05/2010, a pag. 1-4, l'articolo di Giulio Meotti dal titolo "Salviamo la ragione d’Israele ". Da REPUBBLICA, a pag. 1-33, l'articolo di Sandro Viola dal titolo " Se gli intellettuali ebrei criticano Gerusalemme ", preceduto dal nostro commento. Pubblichiamo la Polemica da Giorgio Israel dal titolo " JCall, un modo per isolare Israele ", il commento di Deborah Fait dal titolo " Troppe J contro Israele ". I pezzi di Giorgio Israel e Deborah Fait sono pubblicati anche nelle rispettive rubriche.
Domani l'appello internazionale (in italiano e in inglese) redatto da Fiamma Nirenstein in difesa della ragione di Israele. Con l'invito a firmarlo.
Ecco gli articoli:
Il FOGLIO - Giulio Meotti : " Salviamo la ragione d’Israele "

Giulio Meotti
INFORMAZIONE CORRETTA - Giorgio Israel : " JCall, un modo per isolare Israele "

Giorgio Israel
Negli anni dal 1935 in poi la comunità ebraica italiana venne spaccata dalle prime campagne antisemite: una parte di essa, aggregatasi attorno al periodico “La nostra bandiera”, sconfessò duramente il sionismo per dimostrare la propria lealtà al regime fascista e alla nazione, sperando così di salvare l’ebraismo. Furono le leggi razziali del 1938 a sanare la divisione ricompattando il mondo ebraico di fronte alla persecuzione.
Fatte le debite proporzioni sta accadendo qualcosa di analogo: “debite proporzioni” nel senso che quel che sta accadendo coinvolge tutto il mondo ebraico internazionale. Una parte di esso si sta schierando con appelli “contro la politica del governo Netanyahu” per “salvare Israele”. E lo fa senza tenere in alcun conto la situazione di tragico isolamento in cui si cerca di mettere Israele, anche per la sgangherata politica dell’amministrazione Obama; l’ostilità crescente che lo circonda; la minaccia iraniana; l’immensa ipocrisia con cui qualsiasi atto israeliano viene tacciato di criminalità e il silenzio con cui si voltano le spalle di fronte a crimini autentici. Da un lato parte l’appello Jcall, dall’altro risponde l’attacco contro Elie Wiesel, colpevole di difendere le ragioni di Israele. Intanto, l’antisemitismo cresce e in Francia siamo alla seconda aggressione in pochi giorni.
Speriamo che anche stavolta non sia qualche evoluzione drammatica a richiudere questa ferita.
INFORMAZIONE CORRETTA - Deborah Fait : " Troppe J contro Israele "

Deborah Fait
Non bastava avere un'organizzazione di ebrei americani di sinistra che tifano per imporre a Israele una pace inutile , non fattibile e pericolosa contro ogni idea di democrazia e di determinazione di popoli. No non bastava, adesso anche l'Europa, o Eurabia come ormai e' chiamata dai piu', ha fondato il suo J , che sta per Jews, contro Israele e ha intitolato il suo appello alla resa di Israele " Appello alla ragione". Fa male lo stomaco pensare che uno dei fondatori e firmatari sia l'amico di sempre, il filosofo Bernard-Henri Levy.
Qualcuno replica " Deborah Fait, tu dici sempre che Israele e' lo stato degli ebrei quindi questi ebrei hanno tutto il diritto di criticare il loro paese".
Io rispondo" No, sono ebrei e vivono allestero. Avrebbero tutti i diritti di criticare se vivessero in Israele, se facessero la Zava', se rischiassero la vita come tutti noi, se pagassero le tasse, se fossero israeliani. Non lo sono, stanno nei loro salottini a organizzare gruppi di critica a Israele. Se vogliono farlo allora vengano qui e si assumano gli onori ma anche gli oneri."
Io credo invece che questi ebrei vogliano mettere le mani avanti alla luce dell'antisemitismo crescente in tutto il mondo, hanno paura di essere toccati e trattati da sionisti.
In un villaggio dell'Europa orientale un giorno arrivarono i nazisti che incominciarono a bastonare un gruppo di bambini che giocava a palla, corse il rabbino per difenderli "cosa hanno fatto? stavano solo giocando". Un ebreo convertito gli rispose "Per voi ebrei incominciano i guai" . Il rabbino gli rispose :"non credere che un po' di acqua in testa e una benedizione ti salveranno" Il convertito fu ucciso tra i primi...ebrei che aveva tradito!
Pensino a questo fatto tutti i J contro Israele.
Dagli antisemiti non ci si salva e se si deve pagare il fio perche' si e' ebrei e meglio farlo con onore e a testa alta piuttosto che nascondersi dietro a un'organizzazione di "legittima critica al governo israeliano"
La J americana e la J europea fanno a gara a dichiarare che loro amano follemente Israele e che proprio per questo sono contro la politica del Governo Netaniahu peccato che fossero anche , senza nessuna sigla a rappresentarli, contro i governi di sinistra, tipo quello di Rabin, fautore di Oslo, Nobel per la pace che loro, questi ebreipacifistiperlapacesenzaIsraele, hanno contestato in tutti i modi. Ricordo una visita di Rabin a Roma, perennemente circondato dalla polizia a causa delle manifestazioni contro Iraele. Rabin e' diventato l'eroe delle sinistre europee soltanto dopo il suo assassinio.
La J americana, che tifa Obama e la sua incapacita' a capire quello che succede tra Israele e palestinesi e che vuol accattivarsi le simpatie islamiche mettendo in pericolo Israele, sta portando avanti l'idea antidemocratica e pericolosa della resa di Israele ai terroristi e alle potenze arabe del MO.
La J europea vuole convincere Israele con l'Appello alla ragione ...ragione loro naturalmente... che e' obbligatorio il ritorno ai confini del 67, cioe' del 1948 e che e' bene per tutti che Gerusalemme sia divisa a meta' e regalata ai palestinesi e contesta il grido di dolore di Elie Wiesel per la nostra Capitale.
I palestinesi non avevano mai pensato a Gerusalemme poiche' non vi sono mai stati legati culturalmente o storicamente. L'idea di metterla come condizione alla pace e' stata di Arafat per creare ancora piu' confusione nei rapporti con gli israeliani e negli anni e' diventata, anche per l'appoggio del mondo intero, felice di poter mettere i pali tra le ruote a Israele e di umiliare gli israeliani, una conditio sine qua non per l'avvio di colloqui di pace.
Posso consigliare a Jstreet e a Jcall di mettersi tranquilli, loro non sono israeliani e non possono imporre a una paese cui non appartengono di fare quello che vorrebbero per accontentare gli arabi a costo della vita stessa degli israeliani.
Posso invitarli a lasciarci in pace perche' abbiamo gia' tanti nemici e non ci servono altri lupi nascosti sotto il pelo d'agnello.
Ho letto su IC un articolo di Giulio Meotti "Miserabili cantastorie" su un film che il regista Giacomo Battiato sta girando sul terrorista seriale Abu Nidal per rendere omaggio ai "diritti dei palestinesi". Cioe' a dire il "diritto" di uccidere ebrei. Abu Nidal, come ricorda Meotti, ha commesso innumerevoli atti di terrorismo contro obiettivi ebrei nel mondo e in israele:
" Ha fatto strage di passeggeri davanti ai banchi d’imbarco della compagnia israeliana El Al, all’aeroporto di Fiumicino. Alla Sinagoga di Roma ha ucciso un bimbo di due anni, Stefano Taché, e lanciato bombe a mano tra i tavolini del Cafè de Paris di via Veneto. Nato a Jaffa e cresciuto nella Striscia di Gaza, Abu Nidal ha sulla coscienza migliaia di morti e i suoi delitti contro obiettivi ebraici sono rimasti impuniti".
Posso aggiungere che e' stato definito il "BenLaden" degli anni 80 e quando e' morto, a Bagdad, un portavoce del Governo USA ha dichiarato "Il mondo senza di lui sara' un mondo migliore". Purtroppo non e' stato cosi', i terroristi si moltiplicano per partenogenesi o forse grazie alle loro 72 vergini evidentemente molto prolifiche nonostante la verginita' .
Purtroppo il terrorismo arabo e islamico e' senza fine e noi non abbiamo molte speranze.
L'articolo di Meotti e' stato ripreso anche dal sito http://www.focusonisrael.org/2010/05/03/abu-nidal-terrorismo-palestinese/ che vuole ricordare anche un altro dei miserabili cantastorie, Roberto Vecchioni, autore della canzone Marika, che racconta la storia di una kamikaze palestinese che ad Haifa sterminò un bel po’ di famiglie israeliane. La sua canzone dice
“Canta Marika canta, come sei bella nell’ora del destino, ora che stringi la dinamite come un figlio al seno. Canta Marika canta, nel buio della storia, lucciola che si accende sul far della sera, canta Marika la nostra memoria”.
-Marika non è solo una canzone. Marika ha visitato i treni di Madrid, le torri di Manhattan, gli autobus di Gerusalemme, la discoteca di Bali, una scuola in Ossezia. Entrando in quel ristorante di Haifa, Marika si è premurata di spingere al centro del locale una carrozzina con un neonato prima di farsi esplodere. Perché non cantano questo?-
Perche' il Male affascina tanto, perche' gli ebrei sono sempre sul banco degli imputati? Perche' si esaltano i tagliagole e gli ammazzabambini?
Ogni volta che si avvicina una guerra i nemici di Israele aumentano e gli amici tendono a cambiar registro. Che sia vicina un' altra strage di innocenti?
La REPUBBLICA - Sandro Viola : " Se gli intellettuali ebrei criticano Gerusalemme"
Sandro Viola commenta così l'appello JCall : " Non è difficile immaginare quale sarà la risposta delle destre israeliane ". Invece la risposta non ha nulla a che vedere con gli schieramenti politici. JCall è un appello contro Israele. Chiunque ami Israele, di destra o sinistra che sia, non potrà che respingerlo.
" la lettera dei 3.560 rappresenta comunque un fatto nuovo e significativo, perché rende ancora più visibile, più pesante, l´isolamento in cui si trova oggi Israele.". La lettera non evidenzia l'isolamento di Israele, ma lo aumenta, semmai.
Per quanto riguarda i negoziati fra Stato ebraico e palestinesi, Viola scrive : "Netanyahu continua a dire in pubblico che non fermerà le costruzioni a Gerusalemme Est. Ma questo serve solo ad evitare beghe politiche interne, una possibile crisi della sua coalizione di governo, la più inadatta (con partiti tra l´estrema destra e la destra, e un´ininfluente presenza dei laburisti) a discutere con l´Autorità palestinese". Per quale motivo il governo Netanyahu sarebbe inadatto a discutere con l'Anp? Forse perchè rifiuta di cedere alle richieste arroganti dell'Anp e perchè come condizione fondamentale mette il riconoscimento e la sicurezza dello Stato ebraico?
"Agli inizi Netanyahu aveva cercato di imbrigliare la pressione di Washington mettendo avanti la minaccia del nucleare iraniano, e i rischi che ne derivano per l´esistenza stessa d´Israele. La questione (che non è certo trascurabile, anzi) ha consumato molte energie dei negoziatori americani, e molto tempo, sinché gli israeliani non hanno dovuta toglierla temporaneamente dal tavolo". Il nucleare iraniano è una minaccia concreta. Netanyahu non la brandisce come scudo.
L'Iran minaccia quotidianamente Israele e l'occidente, continua indisturbato a costruire il suo arsenale atomico mentre giornalisti come Sandro Viola minimizzano i rischi e accusano Israele di essere la causa di ogni male in Medio Oriente.
Viola conclude con queste parole l'articolo: " se fossero capaci di ragionare, anche loro dovrebbero cogliere i rischi dell´isolamento d´Israele. Primo fra tutti quello di servire da alibi ad una torva, odiosa - ma vasta, molto vasta - riapparizione dell´antisemitismo.". L'antisemitismo non è mai scomparso, ha solo cambiato forma. Dopo la Shoah in Occidente nessuno (salvo folli esaltati) inneggia allo sterminio degli ebrei. Gli antisemiti di oggi si nascondono dietro l'antisionismo. L'appello JCall non farà che aumentare l'isolamento di Israele e l'antisemitismo in Europa. Israele che cosa dovrebbe fare? Cedere ai ricatti dei Paesi arabi limitrofi per compiacere l'Europa antisionista?
L'unica cosa evidenziata da JCall è la pressochè assente solidarietà che l'Europa ha per lo Stato ebraico.
Ecco l'articolo:

Non è difficile immaginare quale sarà la risposta delle destre israeliane alla lettera che 3.560 ebrei dei diversi paesi d´Europa, in gran parte intellettuali, hanno presentato al Parlamento europeo contro la politica delle nuove costruzioni nei Territori occupati condotta sinora dal governo Netanyahu. Non è difficile immaginarla, perché quando le critiche ad Israele erano venute da ebrei, anche se religiosi e praticanti, anche se israeliani con ruoli di spicco nella cultura dello Stato ebraico, la replica era sempre stata la stessa: «Sono ebrei che odiano gli ebrei». Mentre le critiche che giungevano dai non ebrei, venivano sistematicamente, sprezzantemente accusate di antisemitismo.
Ma la lettera dei 3.560 rappresenta comunque un fatto nuovo e significativo, perché rende ancora più visibile, più pesante, l´isolamento in cui si trova oggi Israele. L´estendersi delle costruzioni nella Gerusalemme araba, il "non intervento" del governo rispetto agli insediamenti illegali in Cisgiordania, hanno suscitato una profonda, scoperta insofferenza nei governanti europei, la Merkel e Berlusconi inclusi. Persino l´appoggio degli ebrei americani alla politica delle nuove costruzioni, sino ad oggi costante, si va affievolendo. E questo mentre negli ultimi due mesi il rapporto con gli Stati Uniti, l´incrollabile alleato, il Protettore di Israele, non ha fatto che deteriorarsi. Per la prima volta, infatti, l´America di Barack Obama ha chiarito che i suoi interessi politici e strategici non coincidono più, com´era sempre stato in passato, con gli interessi politici e strategici di Israele. L´ha detto Obama, l´hanno detto i vertici del Pentagono, lo ripetono ogni giorno i grandi giornali americani.
Quel che non era mai accaduto dalla nascita dello Stato ebraico, accade adesso. Nel cemento dell´alleanza America-Israele si sono aperte crepe che non si possono più nascondere, e anzi diventano col trascorrere delle settimane sempre più vistose. Sbaglierebbe, infatti, chi riducesse il contenzioso tra la Casa Bianca e il governo Netanyahu alla sola questione delle nuove costruzioni nella Gerusalemme araba. Questa è la punta dell´iceberg, ma sotto c´è molto di più. C´è la posizione assunta in questi due mesi dal presidente americano. La convinzione che la riluttanza del governo d´Israele a negoziare seriamente sulla formula dei "due Stati", i continui rinvii nell´affrontare i nodi veri della contesa sulla Palestina (dopo ben nove mesi di faticosi tentativi fatti dall´inviato di Obama, George Mitchell), «stanno mettendo a rischio interessi vitali per la sicurezza degli Stati Uniti».
È vero che al momento lo stallo delle trattative tra israeliani e palestinesi sembra superato. Gli americani sono riusciti a fare accettare alle due parti l´idea di procedere per ora con la formula dei "negoziati indiretti". Con George Mitchell e il suo staff che faranno la spola tra gli uni e gli altri per ascoltarne le proposte e poi riferirle alla controparte. Beninteso, Netanyahu continua a dire in pubblico che non fermerà le costruzioni a Gerusalemme Est. Ma questo serve solo ad evitare beghe politiche interne, una possibile crisi della sua coalizione di governo, la più inadatta (con partiti tra l´estrema destra e la destra, e un´ininfluente presenza dei laburisti) a discutere con l´Autorità palestinese. Nei fatti, però, un congelamento delle costruzioni è ormai in atto.
Dunque il cosiddetto "processo di pace" (una definizione sempre più risibile, se si pensa che i negoziati si trascinano da diciannove anni) accenna a ripartire. Ma il suo contesto è cambiato. Gli Stati Uniti non sono più il mediatore sempre parziale, sempre sbilanciato a favore dei governi israeliani. Perché adesso risolvere il conflitto israelo-palestinese è divenuto per l´America di Barack Obama un "imperativo strategico". E la Casa Bianca ha in serbo nuovi e potenti mezzi di pressione. Uno è la possibilità di astenersi, invece che usare il diritto di veto, nel caso d´una condanna d´Israele da parte del Consiglio di sicurezza dell´Onu. Un altro è l´idea di varare un "piano americano" per la soluzione del conflitto israelo-palestinese, che le parti dovrebbero o accettare, o respingere con conseguenze clamorose.
Sembra chiaro che negli ultimi mesi gli israeliani non avessero colto l´ampiezza della svolta americana. Avevano ritenuto che l´Obama di febbraio-marzo, non ancora rafforzato dal successo della riforma sanitaria e dalla firma dello Start 2, avrebbe esitato, segnato il passo, dinanzi all´eventualità d´entrare in collisione col governo Netanyahu. Ma non è stato così. Sostenuto, come s´è detto, dal Pentagono e da una grossa parte dell´opinione pubblica, il presidente è andato avanti: il negoziato con i palestinesi non è più rinviabile, la soluzione dei "due Stati" dovrà essere trovata entro il 2012.
Agli inizi Netanyahu aveva cercato di imbrigliare la pressione di Washington mettendo avanti la minaccia del nucleare iraniano, e i rischi che ne derivano per l´esistenza stessa d´Israele. La questione (che non è certo trascurabile, anzi) ha consumato molte energie dei negoziatori americani, e molto tempo, sinché gli israeliani non hanno dovuta toglierla temporaneamente dal tavolo. Mentre di fronte alle successive manovre diversive di Netanyahu, la posizione di Obama s´è fatta anche più recisa. Con 200.000 uomini tra Iraq e Afghanistan, un fallimento del negoziato israelo-palestinese rischia - secondo la Casa Bianca - di costare all´America «un prezzo enorme di sangue e di risorse economiche». Parole che nessun governante israeliano aveva mai dovuto ascoltare, e che hanno sicuramente avuto un peso decisivo nel varo dei "negoziati indiretti" che dovrebbero cominciare a metà mese.
La lettera dei 3.600 ebrei d´Europa farebbe riflettere qualsiasi governo sulla caduta dell´immagine dello Stato ebraico nell´opinione pubblica mondiale, ma lascerà probabilmente indifferenti i Moshe Feiglin, gli Avigdor Lieberman, gli Eli Yishai, la parte cioè più miope e intransigente del governo di Gerusalemme. Mentre se fossero capaci di ragionare, anche loro dovrebbero cogliere i rischi dell´isolamento d´Israele. Primo fra tutti quello di servire da alibi ad una torva, odiosa - ma vasta, molto vasta - riapparizione dell´antisemitismo.
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