Riportiamo dall'OPINIONE di oggi, 23/04/2010, l'articolo di Michael Sfaradi dal titolo " La minaccia su Eilat ". Dal FOGLIO, a pag. 3, l'articolo dal titolo " Razzi oltreconfine da sud, l’assedio d’Israele ha un terzo fronte ". Dal CORRIERE della SERA, a pag. 19, l'articolo di Francesco Battistini dal titolo " Il mistero dei razzi esplosi in Giordania: Diretti in Israele ". Ecco i pezzi:
L'OPINIONE - Michael Sfaradi : " La minaccia su Eilat "

Dopo alcuni giorni di calma relativa ieri i palestinesi hanno trovato un modo spettacolare e di grande impatto per risvegliare l'attenzione dei media internazionali. Spettacolare per due motivi: il primo perché i missili contro Israele sono stati lanciati dalla penisola del Sinai, cioè dal territorio egiziano, ed avevano come obiettivo la città di Eilat, il secondo perché non si è trattato di missili Kassam, ma di due Katiuscia a lunga gittata e ad alto potenziale. Di grande impatto perché, probabilmente per la fretta di agire, la mira è stata così errata che il primo missile è finito in mare, mentre il secondo ha colpito la zona industriale del porto di Aqaba in Giordania. Anche se gli unici danni per Israele sono stati alcuni vetri infranti delle finestre di abitazioni private e di qualche hotel, bisogna ammettere che, almeno nelle intenzioni degli autori dell'odierno attentato, l'obiettivo preso di mira era estremamente importante, sensibile e delicato. Crediamo sia necessario ricordare che nella zona di confine fra le due città portuali di Eilat ed Aqaba, come se ci fosse un accordo non scritto fra Amman e Gerusalemme, non sono mai stati aperti fronti, né durante la guerra dei sei giorni né in quella dello Yom Kippur. Tentare di alzare la tensione proprio in quella zona deve essere visto come un vero e proprio salto di qualità nelle intenzioni dei dirigenti di Hamas che, nella politica del "tanto peggio tanto meglio", tentano ora di coinvolgere l'Egitto,ed anche la Giordania, nella guerra di attrito terroristico che portano avanti contro Israele fin dalla fine dell'operazione "piombo fuso". Anche se nel tentativo odierno fortunatamente non si registrano vittime e i danni sono limitati, per il solo fatto di essere riusciti a far arrivare le rampe e i razzi a ridosso del confine fra Egitto e Israele ed aver avuto il tempo di approntarli e lanciare, ci saranno, inevitabilmente, ripercussioni a livello diplomatico fra l'Egitto e lo Stato ebraico. Nei giorni scorsi il ministero del turismo di Gerusalemme, facendo seguito ad un rapporto dei servizi segreti che prevedevano un imminente azione terroristica, aveva chiesto ai cittadini israeliani in vacanza nelle zone turistiche della penisola del Sinai di rientrare nel più breve tempo possibile all'interno dei confini nazionali. Da mesi le autorità israeliane si lamentano della mancato controllo da parte egiziana della parte di confine con la striscia di Gaza, e il lancio odierno è la conferma che le lamentele espresse, a diversi livelli e a più riprese, erano totalmente giustificate. D'altro canto per il governo del Cairo, sempre più assediato dalla forte minoranza religiosa ed estremista dei "fratelli musulmani" che appoggiano apertamente la politica di Hamas, è sempre più difficile impedire il traffico di materiale bellico dalla penisola del Sinai verso la striscia di Gaza e viceversa. Un altro aspetto, anche questo estremamente inquietante, è la data che è stata scelta per effettuare questo spettacolare lancio, che non deve essere visto come un fatto a se stante ma come la parte di una manovra a più ampio raggio che vede coinvolte, oltre ad Hamas, anche Hetzbollah, Siria e Iran. Infatti, nelle stesse ore che i due Katiuscia segnavano la loro parabola in cielo, le forze navali iraniane inauguravano nel Golfo Persico la più importante manovra degli ultimi 10 anni. La quasi totalità dei mezzi a disposizione della marina iraniana, aerei militari e batterie missilistiche di ultima generazione si sono dati battaglia per testare la loro operatività.
Questo in previsione di un possibile "riscaldamento" della regione mediorientale nel caso in cui dovessero essere attuate dalla comunità internazionale serie sanzioni nei confronti di Teheran, causa il suo programma nucleare o nel caso di un attacco, da parte israeliana o statunitense, alle centrali nucleari.
Il FOGLIO - " Razzi oltreconfine da sud, l’assedio d’Israele ha un terzo fronte "

Eilat
CORRIERE della SERA - Francesco Battistini : " Il mistero dei razzi esplosi in Giordania: Diretti in Israele "

GERUSALEMME — Di primo mattino, di primo acchito, i più attendibili sono i turisti. I russi «all inclusive» di Eilat che si svegliano di buon’ora e anche ieri, alle 7, erano già pronti alla colazione. « Si sono sentite due esplosioni», raccontano subito alle tv. Due, non una come per molte ore ripeteranno fonti ufficiali.
Due razzi sfrecciati sulla perla israeliana del Mar Rosso e piombati — il primo — qualche chilometro in là, in territorio giordano, su un magazzino refrigerato della zona esentasse di Aqaba e il secondo, poco dopo, nelle acque del porto. Lanciati, non si sa da chi. Diretti, non si capisce a chi. Senza firma. Senza far morti. Ma capaci di preoccupare perfino più dei settimanali Qassam spediti da Hamas o degli Scud che gli Hezbollah si sono appena comprati. «Se è un segnale— dice una fonte d’intelligence a Gerusalemme — è un brutto segnale».
Sorvolando Eilat, i due missili si lasciano dietro una nube di mistero. Uno era un vecchio Grad sovietico Bm-21, 122 millimetri, 40 km di gittata, trasportabile su camion. L’altro era un Katyusha, simile a quello che otto qaedisti del Sinai egiziano lanciarono nel 2005 proprio sulle acque di Eilat: allora, volevano colpire una nave americana della Quinta flotta e invece centrarono un deposito, ammazzando un soldato giordano e finendo condannati al patibolo. Chi stava nel mirino, stavolta? Le interpretazioni sono tante quante le polizie che indagano. La Giordania: prima è il suo ministro Nabil al-Sharif a dire che i due razzi si sono alzati dal suo Paese; più tardi, è il premier Samir Rifai a correggere il tiro, «al 100% posso escludere che il primo non è partito dal nostro territorio » ; la sera, è lo stesso al-Sharif a correggere tutto, «nessuno dei due razzi è partito da qui».
L'Egitto: nega su tutta la linea, «i lanci non sono avvenuti su territorio egiziano». Israele: l’obbiettivo era chiaramente Eilat, spiega l'esercito, ed è probabile che le rampe si trovino nel Sinai. Proprio da dove, la settimana scorsa, è partito un allarme rapimenti e centinaia di turisti israeliani sono stati invitati a rimpatriare di corsa.
L’obbiettivo non è stato colpito, qualunque fosse, ma a colpire è il luogo— Eilat e Aqaba, praticamente attaccate, dal 1970 convivono in un tacito accordo di non belligeranza — e il momento. In Egitto, proprio ieri si trovava il re di Giordania. In Iran, proprio ieri è cominciata una delle più grandi esercitazioni militari degli ultimi anni. A Gerusalemme proprio ieri è arrivato l’inviato di Obama, George Mitchell, primo viaggio per ricucire lo strappo d'un mese fa. Il premier Bibi Netanyahu ha ripetuto chiaramente in tv che le costruzioni nella capitale non verranno congelate. Ma qualcosa può accadere se anche un rabbino come Ovadia Yosef, leader della destra Shas, dice che l'amicizia con gli americani conta più di qualche betoniera. E se Dan Shapiro, uomo ombra delle trattative fra Israele e Casa Bianca, ha deciso di fermarsi qui tutta la settimana. Soppesando Eilat.
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