Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 07/04/2010, a pag. 19, l'articolo di R. A. Segre dal titolo " Vaticano e Israele: uguali nella diversità ", preceduto dal nostro commento. Dalla REPUBBLICA, a pag. 6, la cronaca dal titolo "Sodano: L´offensiva sulla pedofilia come quella contro Pio XII ". Dal CORRIERE della SERA, a pag. 11, l'intervista di Fabrizio Caccia a Tullia Zevi dal titolo " Tullia Zevi: paragone dannoso quanto quello di Cantalamessa ". Dal MANIFESTO, a pag. 9, l'intervista di Iaia Vantaggiato ad Amos Luzzatto dal titolo " Accomunati solo in quanto papi. E basta ". Dall'UNITA', a pag. 19, l'articolo di Filippo Di Giacomo dal titolo " La religione degli onesti ", preceduto dal nostro commento. Ecco gli articoli:
Il GIORNALE - R. A. Segre : " Vaticano e Israele: uguali nella diversità "
Non è compito di Informazione Corretta fare valutazioni che riguardano l'aspetto religioso dello Stato Vaticano, nè discutere la tesi conteuta nell'articolo di R. A. Segre che riportiamo per dovere di cronaca.
Stupisce però che Segre scriva : "Lo Stato vaticano e lo Stato di Israele sono molto differenti. Il Vaticano è uno stato assoluto, particolare nel suo regime teocratico, come lo è lo stato d'Israele nel suo regime laico e democratico. Entrambi non traggono la loro legittimità - non la loro legalità politica internazionale - dal riconoscimento delle altre nazioni.". Stupisce perchè Israele è stato dichiarato Stato indipendente riconosciuto tale da una risoluzione Onu del 29/11/1947.
Ecco l'articolo:

R. A. Segre
Raniero Cantalamessa è rimasto giustamente stupito e rattristato dal polverone sollevato dalla sua omelia pasquale nella quale ha paragonato - citando una lettera di un amico ebreo - gli attacchi mossi contro il Papa all'antisemitismo. Il Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni ha deplorato l'incidente come una «caduta di stile». Per la radio vaticana invece «Ci sono lobby economiche dietro l'attacco aL Papa». Anche il commento dell'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams è stato secondo la BBC «insolitamente duro». Il prelato afferma che «una istituzione che viene cosi profondamente emarginata dalla vita sociale (come la Chiesa irlandese) perde di colpo la sua credibilità» Si tratta per il settimanale cattolico «Tahlet» di «un commento sorprendente che rischia di influenzare la comunità dei credenti». Tuttavia a ben guardare, un legame esiste fra questi attacchi alla Chiesa e la persecuzione degli ebrei. Si compone di due fatti: 1) L'incapacità dello Stato Vaticano e dello Stato di Israele (nella misura in cui esso viene erroneamente identificato con l'ebraismo) di far fronte ad una offensiva mediatica di delegittimazione. 2) la diversa capacità della Chiesa e della Sinagoga di spiegare il significato della «elezione» che entrambe difendono. Lo Stato vaticano e lo Stato di Israele sono molto differenti. Il Vaticano è uno stato assoluto, particolare nel suo regime teocratico, come lo è lo stato d'Israele nel suo regime laico e democratico. Entrambi non traggono la loro legittimità - non la loro legalità politica internazionale - dal riconoscimento delle altre nazioni. Fondano, questa legittimità, su un'idea di «misssione» o «scelta» inconcepibile in termini politici e storici, Il che appare un anacronismio, se non addirittura un anatema, a chi lega la sovranità all'idea di nazione, sia che questa coincida o no con la territorialità. E' evidente - o per lo meno dovrebbe esserlo - che la Chiesa non è uina istituzione di vizio mascherato da falsa umiltà e carità come l'ebraismo non è un gruppo di potere economico, razzista mascherato da falso vittimismo. La Chiesa, come ha detto il cardinale Roger Etchegaray, vice decano del Sacro Collegio, «è invisa soprattutto a chi mal sopporta la sua azione a difesa della sacralità della famiglia fondata sud matrimonio fra uomo e donna, dell'equa distribuzione delle risorse mondiali e di una alternativa etica alla logica del purop rofitto'».Israele- soprattutto nella identificazione dell'ebraismo col movimento sionista - è inviso per il successo di questa idea nazioinale a confronto col fallimento di tutte le altre ideologie politiche. Non gli si perdona la pretesa di voler dimostrare colla sua esistenza, l'incapacità degli altri di vivere secondo i valori e gli scopi che proclamano. Questo non significa che Chiesa e Israele non abbiano colpe. Ma riconoscerle, come fa la Chiesa con la pedofilia e come hanno fatto Giovanni Paolo Il e Benedetto XVI nei confronti dell'antisemitismo, imbestialisce chi vorrebbe mettere la propria cosdienza in pace abbassando la Chiesa e Israele al proprio livello, Col risultato che, paradossalmente, Chiesa e Israele (stato e popolo) si trovano, sia pure in differente condizione, a far fronte ad attacchi di invidia e delegittimazione, unendoli nella incapacità di spesso reagire in maniera appropriataaquesti attacchi. Qualunque possano essere la falsità e l'ipocrisia dei loro avversari, sbagliano quando cadono nella trappola di chi si consola dicendo «ma lo fanno anche gli altri».
È vero. E lo fanno molto di più della Chiesa e di Israele. Ma chi mette la Stella di Davide o le Chiavi di San Pietro sulla propria bandiera non ha il diritto di essere come gli altri anche se lo volesse, La Chiesa e Israele sono - volenti o nolenti - testimoni del fatto che esistono verità morali nella società e nella politica. In un mondo dove la tendenza è quella di omologare tutto, in queste verità sta il loro diritto ad essere e di restare differenti.
La REPUBBLICA - " Sodano: L´offensiva sulla pedofilia come quella contro Pio XII "

Cardinale Angelo Sodano
CITTA´ DEL VATICANO - «Per la sua instancabile difesa della vita e dei valori cristiani, Benedetto XVI viene attaccato come Pio X, Pio XII e Paolo VI». Il cardinale Angelo Sodano, ex segretario di Stato della Santa Sede ed attuale decano del collegio cardinalizio, dopo la solidarietà al Pontefice espressa, a sorpresa, alla Messa di Pasqua, torna a difendere papa Ratzinger da giorni sotto attacco per i casi di pedofilia tra il clero. Fa altrettanto anche il suo successore alla Segreteria di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, appena arrivato ieri in Cile definendo papa Ratzinger «un Papa forte, profeta del terzo millennio».
Sodano, in una intervista all´Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede oggi in edicola, parla di «uso pretestuoso dello scandalo pedofilia» per colpire il Pontefice, accusato, a suo dire, «ingiustamente» per la gestione dei casi di preti pedofili. Per il cardinale decano «è ormai un contrasto culturale: il Papa incarna verità morali che non sono accettate e così le mancanze e gli errori di sacerdoti sono usate come armi contro la Chiesa. Dietro gli ingiusti attacchi al Papa ci sono visioni della famiglia e della vita contrarie al Vangelo». «Ora - lamenta ancora il porporato - contro la Chiesa viene brandita l´accusa della pedofilia. Prima ci sono state le battaglie del modernismo contro Pio X, poi l´offensiva contro Pio XII per il suo comportamento durante l´ultimo conflitto mondiale e infine quella contro Paolo VI per l´Humanae vitae», l´enciclica che vietò l´uso della pillola anticoncezionale. Riferimenti che rischiano di dar luogo ad altri scossoni polemici, specialmente il richiamo alla figura di Pio XII, a pochi giorni dalla bufera che ha investito il predicatore pontificio, padre Raniero Cantalamessa, per aver paragonato gli attacchi alla Chiesa per gli abusi sui minori e il «peggiore antisemitismo». Non a caso, al cardinale Sodano ha subito replicato Amos Luzzatto, ex presidente dell´Unione delle comunità ebraiche italiane, precisando che «su Pio XII non c´è nessuna aggressione», da parte ebraica. Semmai, si tratta di «una critica storica e culturale e come tale va compresa».
Per Sondano, comunque, la «comunità cristiana si sente giustamente ferita quando si tenta di coinvolgerla in blocco nelle vicende tanto gravi quanto dolorose di qualche sacerdote, trasformando colpe e responsabilità individuali in colpa collettiva con una forzatura veramente incomprensibile».
Da parte sua, il cardinale Bertone, sollecitato dai giornalisti cileni, ha ricordato che «Benedetto XVI durante la Settimana Santa ha avuto il sostegno di tutta la Chiesa», smentendo, tra l´altro, di aver «insabbiato» nel 1998 il caso del prete pedofilo americano Laurence Murphy, accusato di aver violentato 30 anni prima circa 200 bambini, morto in quello stesso anno. «Non è vero, non è vero - ha ripetuto Bertone -, abbiamo documentato il contrario e non parliamo di questo argomento ora, perchè altrimenti rimaniamo qui tutto il giorno... «.
In difesa di Ratzinger scendono in campo anche i politici. Per il ministro Gianfranco Rotondi «l´attacco al Papa mina la libertà della Chiesa» e per questo «il governo farà quanto è nei suoi doveri per proteggere la Chiesa da forme di intimidazione». Di «accuse ingiuste e strumentali contro il Papa», parla invece la senatrice del Pd Mariapia Garavaglia, che ricorda «le parole alla Via Crucis del 2005 sulla "sporcizia" nella Chiesa scritte dall´allora cardinale Ratzinger».
CORRIERE della SERA - Fabrizio Caccia : " Tullia Zevi: paragone dannoso quanto quello di Cantalamessa "

Tullia Zevi
ROMA — «Colgo con difficoltà la fondatezza di certi paralleli. Prima padre Cantalamessa e ora il cardinal Sodano. Insomma, resto perplessa, non li trovo così calzanti. Anzi, più dannosi che inutili...».
Tullia Zevi, 91 anni, ex presidente delle Comunità ebraiche italiane, unica donna ad aver mai assunto questa carica, non nasconde tutto il disagio provato in questi giorni di Pasqua.
Lo scandalo pedofilia come l’antisemitismo? Ratzinger sotto attacco come Pio XII?
«Scusate, ma che c’entra? Sono storie diverse, figure, piani diversi. E ci sono anche ragioni molto diverse dietro a quello che sta accadendo oggi». Quali? «Politiche, esistenziali...». Ratzinger come Pacelli, no?
«Pio XII era dominato dal terrore del comunismo, secondo lui il male assoluto era il comunismo e non il nazismo, era questa la convinzione alla radice del suo pensiero, all’origine di tutta l’azione del suo pontificato. Il nazismo, anzi, diventava così il miglior baluardo contro il comunismo. Di qui il silenzio, quando il Male già gridava troppo forte. Anziché protestare e parlare alto, papa Pacelli preferì tacere».
E infatti l’iter per la sua beatificazione non vi aggrada.
«Mah. Cosa vuol dire beatificare? E chi decide chi è santo?»
Torniamo all’oggi. Gli errori dei preti branditi come armi, dice Sodano...
«Ma li lascino sposare, i preti, poverini! Sono creature ossessionate dalla repressione, non lo sa? La pedofilia è una conseguenza della castità forzata. Quando mai lo capirà, la Chiesa? Perché papa Benedetto non s’aggiorna sulla sessualità? Il celibato è una cosa contro natura».
Questa per lei sarebbe la soluzione. Ma la fila di denunce e di critiche non rischia di sembrare una campagna di aggressione?
«No, al mio Paese si chiama libertà di parola. Libertà di critica. Democrazia. Che male c’è a sollevare dei problemi? Bisognerebbe studiare, piuttosto, il curriculum vitae del prete medio di oggi. Servirebbero corsi di psicanalisi. Quando avverte la vocazione? E perché? Ve lo ricordate il serrato dibattito che ci fu al Concilio ecumenico?». Lei c’era, al Vaticano II. «Facevo la cronista (Tullia Zevi è stata a lungo corrispondente per il quotidiano israeliano «Maariv» e per il settimanale londinese «The Jewish Chronicle » , ha lavorato alla «Jewish Telegraphic Agency» e per il «Religious News Service» di New York, ndr) e ricordo l’attenzione passionale mostrata da molti colleghi sacerdoti che erano lì a lavorare per i loro giornali religiosi. Si capiva benissimo che vedevano in ballo il proprio destino di uomini. E fu amarissima, infatti, la loro delusione quando il Concilio infine confermò il celibato dei preti».
Il MANIFESTO - Iaia Vantaggiato : " Accomunati solo in quanto papi. E basta"

Amos Luzzatto
L'UNITA' - Filippo Di Giacomo: " La religione degli onesti "

Tutto l'articolo è un attacco all'ebraismo e agli ebrei, colpevoli di non accettare la preghiera del Venerdì Santo per la loro conversione. Non l'avremmo nemmeno riportato, non fosse per la frase finale "Questo vale anche quando, come in Israele si è raccontato a margine della recente visita di Binyamin Netanyahu, l’amministrazione Obama ha suggerito che un reale cammino di pace possa partire dalla proposta che il Vaticano sta accreditando con tenacia di fronte alle cancellerie del mondo intero: rientro nei confini del 1967 (e non del 1948, come chiesto dagli arabi) e internazionalizzazione dei luoghi santi di Gerusalemme. Perché anche quello che, da anni, vivono gli oppressi della Terra Santa si chiama «venerdì santo». ".
L'articolo, apparentemente, riguarda il dialogo fra cristiani ed ebrei e le difficoltà ad esso correlate. Un accenno a Israele, ovviamente in chiave negativa, tanto per non perdere l'abitudine. Il quotidiano del PD non si smentisce mai. Per quanto riguarda Gerusalemme, facciamo notare a Di Giacomo, che l'accesso ai luoghi sacri è garantito a tutti, cittadini e non, perciò non è ben chiaro quali siano gli 'oppressi' menzionati.
Se Di Giacomo scrive di cristiani oppressi, ha sbagliato città. Forse si voleva riferire a Betlemme, città un tempo abitata da una maggioranza cristiana.
Ecco l'articolo:
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