Riportiamo da LIBERO di oggi, 26/02/2010, a pag. 20, la cronaca di Andrea Morigi dal titolo " Gheddafi esagera: guerra santa alla Svizzera". Dal CORRIERE della SERA, a pag. 19, l'articolo di Maurizio Caprara dal titolo " Mossa imbarazzante per Roma e gli altri che l’hanno sdoganato " e l'articolo di Cecilia Zecchinelli dal titolo " Per il diritto islamico lo può fare ", preceduto dal nostro commento. Ecco i pezzi:
LIBERO - Andrea Morigi : " Gheddafi esagera: guerra santa alla Svizzera"

Gheddafi
CORRIERE della SERA - Maurizio Caprara : " Mossa imbarazzante per Roma e gli altri che l’hanno sdoganato "
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ROMA— Da parte di Muammar el Gheddafi i colpi di scena e le svolte improvvise non sono una novità, ma il suo appello alla guerra santa contro la Svizzera lanciato da Bengasi, Libia, salta agli occhi come una retromarcia difficile da trascurare. In particolare per il governo italiano, il quale in questi giorni è sì in contatto con entrambe le parti divise dal contenzioso nato dall’arresto del figlio del Colonnello, Hannibal, compiuto a Ginevra nel 2008, e tuttavia risulta attivo in sede europea nel difendere più Tripoli che Berna.
Per la parte resa nota ieri, il discorso pronunciato da Gheddafi padre segna un passo indietro nel restyling che, senza alcuna abiura, ha portato negli ultimi anni il Colonnello sempre più all’interno di capitali e centri di potere a lui in precedenza preclusi. È vero che prima di impossessarsi del controllo del suo Paese con un colpo di Stato nel 1969, all’età di 27 anni, il giovane Muammar aveva girato all’estero. Però ci sono voluti quasi due decenni perché, il 27 aprile 2004, fosse accettato come ospite dell’Unione europea in una visita a Bruxelles dopo essere stato ritenuto, negli anni 80, soprattutto il regista di attentati sanguinosi a Berlino e Lockerbie.
A quella visita sono seguiti i nulla osta per altre: nel 2007 a Parigi; nel 2009, per ben tre volte, in Italia. La mossa che ha permesso tutto questo risale al 2003, quando il Colonnello concordò con Usa e Regno Unito lo smantellamento di programmi tesi a dotare la Libia di armi di distruzione di massa. Ma a tutti quei passi in avanti si aggiunge un evento imbarazzante per i partner quando Gheddafi afferma, come ha fatto a Bengasi: «Dobbiamo proclamare con tutti imezzi la Jihad contro l’infedele e apostata Svizzera » . Tra tutti i mezzi possibili, il Colonnello in vita sua ne ha fatti già usare alcuni dei peggiori.
Il ministro degli Esteri Franco Frattini, ieri, ha preferito non commentare. Non è facile mantenere la qualifica di amico per chi sostiene che la guerra santa «contro la Svizzera, il sionismo, contro l’aggressione straniera non è terrorismo». Per quanto in arabo «jihad» significhi letteralmente sforzo, impegno, l’uomo che guida uno dei Paesi nostri principali fornitori di gas e petrolio sa che da noi molti associano il termine a bombe e stragi.
Due giorni fa in Parlamento, davanti al comitato sul Trattato di Schengen, Frattini era stato ottimista sul contrasto Libia-Svizzera: «Credo che ci siano oggi le condizioni per dire che il memorandum possa essere firmato». Previsione da rivedere. Ieri il ministro degli Interni Roberto Maroni, uscito da un incontro con i colleghi dell’Ue a Bruxelles, prima delle notizie da Bengasi aveva criticato la lista compilata dalla Svizzera con 188 libici indesiderati, Colonnello in testa, alla quale Tripoli ha reagito sospendendo visti per cittadini dell’area Schengen. «Il timore in parte è che ... la Libia possa indebolire i controlli alle proprie frontiere riguardanti l’emigrazione illegale», ha detto. «Non possiamo permettere che queste tensioni portino al deterioramento dell’ottimo rapporto che l’Italia ha con la Libia», ha dichiarato Maroni. Non tutti nell’Ue lo avranno ascoltato con gran comprensione.
CORRIERE della SERA - Cecilia Zecchinelli : "Per il diritto islamico lo può fare "
Come al solito Paolo Branca giustifica le posizioni islamiste. Sostenere che per quanto riguarda la giurisprudenza islamica Gheddafi può lanciare la jihad contro la Svizzera significa solo legittimarlo. E non è possibile prendere le parti di Gheddafi contro un Paese democratico. Persino se si chiama Svizzera.
Ecco l'articolo:

Paolo Branca
Può sembrare assurdo, perfino surreale che il leader della Grande Jamahiriya araba libica popolare socialista (nemmeno islamica) lanci la jihad. Ma dal punto di vista del diritto islamico non è infondato. «Dalla fine del califfato nel 1924, ma già prima, manca nell’Islam una vera autorità con il diritto di chiamare i fedeli alla guerra santa — dice Paolo Branca, islamista e docente in Cattolica —. Da allora è chi detiene il potere politico che possiede de facto quello morale; mancando una separazione tra Stato e Chiesa è il primo ad imporsi, il problema è il cesaropapismo, non la teocrazia». La giurisprudenza, divisa in scuole spesso divergenti, riconosce infatti in via teorica ai leader di Stati musulmani la prerogativa di appellarsi alla jihad, purché la comunità sia seriamente minacciata e ci sia l’avallo delle autorità religiose (di nomina politica per altro). Ma quando Saddam Hussein, effettivamente minacciato, provò a dichiararla nessuno lo seguì. «Il caos del mondo islamico è tale che ad esempio, nel lungo conflitto tra Iraq e Iran, entrambe erano guerre sante — continua Branca — che a quel punto si elidevano a vicenda». Fondato o non fondato, l’appello del Fratello leader non troverà certo molti seguaci.
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