Riportiamo da REPUBBLICA di oggi, 23/02/2010, a pag. 5, l'intervista di Marco Ansaldo a Omer Madra, giornalista turco, dal titolo " Ora è tutto più chiaro i militari sono contro il governo democratico ". Dall'UNITA', a pag. 15, l'intervista di Gabriel Bertinetto a Umit Cizre, professoressa universitaria turca, dal titolo " È un colpo di coda dei generali. Con le riforme stanno perdendo potere ".


Ezio Mauro, Concita De Gregorio
I due quotidiani islamisti italiani difendono il governo di Erdogan, dimostrando di non aver compreso la situazione turca.
Le gerarchie militari sono da sempre impegnate nella difesa della laicità dello Stato. Il titolo di Repubblica, poi, ha dell'assurdo. Definire democratico il governo di Erdogan è impossibile, specie dopo che ha appena 'vinto' la sua battaglia contro l'editore Dogan, 'colpevole' di essere critico con il governo. Dogan è stato ridotto sul lastrico e al silenzio. Inoltre l'intensificarsi delle relazioni della Turchia con l'Iran e il suo progressivo allontanarsi da Israele e dall' America, non sono segnali positivi. La Turchia di Erdogan non è un paese nè democratico nè laico. Il tentativo dei militari era volto a migliorare la situazione e non, come sostengono i due intervistati, ad acquistare maggior potere.
Ecco le due interviste:
La REPUBBLICA - Marco Ansaldo : " Ora è tutto più chiaro i militari sono contro il governo democratico "

Erdogan
"IL caso Ergenekon, l'operazione militare che cercava di sovvertire con un golpe il governo civile eletto regolarmente dai cittadini, è lo scandalo più importante della storia turca degli ultimi decenni, dell'intero passato kemalista.
Una vicenda che spiega tante delle situazioni avventurose vissute da questo Paese. Non tutto è ancora venuto alla luce.I militari, ora, sono con le spalle al muro. Perché credo che su questo caso vedremo ancora dei colpi di scena». Omer Madraè uno che conosce bene la Turchia più nascosta, nei dettagli e a fondo. Oggi è direttore di Acik Radyo, la "Radio aperta" più di tendenza a Istanbul. Un network impegnato che fa cultura, letteratura, arte, musica, per certi aspetti molto vicino a quella che oggi è, in Italia, Radio Tre.
Ma Madra è anche uno degli intellettuali più noti del Paese, ed è uno c o n o s c e b e n e non solo i militari ma anche le carceri turche. Uno degli ultimi libri di Zulfu Livaneli, scrittore, musicista e uomo politico ("Sevdalim Hayat", cioè "Amore mio, la vita") fa accapponare la pelle mentre si leggono le descrizioni delle torture e delle vessazioni subite da Madra all'epoca dei golpe militari. Un giovane uomo impegnato a sinistra che si batteva per una Turchia diversa da quella dei colpi di Stato degli Anni settanta e ottanta.
Madra oggi è cresciuto, ha un aspetto lieve e giocoso, ma mantiene nella sua professione e nell'approccio alla vita la coerenza del militante maoista che era un tempo.
Omer Madra, che cosa sta succedendo in Turchia con questa improvvisa ondata di arresti? «E' in atto una battaglia cruciale in questo Paese fra i militari e governo islamico. Le forze kemaliste, cioè quelle che si rifanno a Mustafa Kemal "Ataturk", il fondatore della Turchia, oggi rappresentate in una certa misura dalla burocrazia militare, cercano di resistere in tutti i modi ai cambiamenti forti in atto».
Quali cambiamenti? «La Turchia sta mutando pelle, e la classe militare non vuole perdere il potere». A favore di chi? «Della nuova borghesia anatolica, rappresentata dal partito di orientamento islamico del premier Recep Tayyip Erdogan. Sono loro, oggi, ad aver preso in buona parte le leve del potere, e nelle questioni politiche vogliono dire la loro. Intendono avvicinarsi all'Europa come membri a pieno titolo, e devono cercare di dare più diritti democratici ai cittadini».
Questa vicenda può cambiare qualcosa in Turchia? «Alla fine io credo che questo Paese emergerà più forte e democratico. Ma sono necessarie riforme radicali e il varo di una Costituzione più democratica». Ieri la magistratura ha arrestato fra i 40 e i 50 altissimi ufficiali. Un evento mai visto qui. E' possibile una reazione da parte dei generali in carica? «Non credo che, nelle attuali condizioni in cui si trova oggi il Paese, cioè ad uno stadio democratico avanzato, un golpe sia possibile. I militari non sono in una posizione forte da poterlo fare, e non hanno il sostegno necessario. Anche se, non si può mai dire mai».
Che aria si respira adesso? «Di grande attenzione a quel che accade. Ogni giorno, passando davanti ai bar, nei ristoranti, in tutti i locali, le tv sono continuamente interrotte da "breaking news", da notizie improvvise e urgenti. Ecco, viviamo in questa atmosfera».
L'UNITA' - Gabriel Bertinetto : " È un colpo di coda dei generali. Con le riforme stanno perdendo potere"

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