Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 29/01/2010, a pag. 1-13, l'articolo di Giorgio Israel dal titolo "È l’Iran il vero erede dei nazisti". Da LIBERO, a pag. 1-14, l'articolo di Angelo Pezzana dal titolo " Noi ebrei siamo perseguitati anche da chi si dice di sinistra ". Dal FOGLIO, a pag. III, l'articolo di Maurizio Stefanini dal titolo " Nient'altro che il nudo vero ".
Sullo stesso argomento invitiamo a leggere la Cartolina da Eurabia di Ugo Volli di questa mattina, pubblicata in altra pagina della rassegna.
Ecco gli articoli:
Il GIORNALE - Giorgio Israel : " È l’Iran il vero erede dei nazisti "

Giorgio Israel
È venuta la Giornata della Memoria 2010 e personalmente l’ho trascorsa in casa. Non sono stato chiamato a partecipare ad alcun evento o manifestazione, neppure come invitato, malgrado abbia dedicato qualche libro alla questione ebraica e alle leggi razziali del 1938 e una serie interminabile di articoli all'antisemitismo. Non me ne stupisco e non me ne dolgo perché ho da tempo assunto come regola quella di parlare, in queste occasioni, soltanto dell'antisemitismo che minaccia gli ebrei viventi. Del resto, non si ripete fino alla noia che conoscere la storia passata serve a non ripeterne gli orrori? Tuttavia, parlare dell'antisemitismo di oggi non è gradito e serve a farsi depennare. Come ha scritto Fiamma Nirenstein sul Giornale, per lo più si usano dire due parole di circostanza per poi parlare di Hiroshima, delle minoranze etniche e della Resistenza. A me capitò di sentir equiparare i campi di concentramento e i centri di permanenza temporanea (Cpt) per i clandestini. Qualcuno più audace passa dai Cpt a Gaza, e ne deriva l'equazione Gaza = Auschwitz, da cui discende il corollario che gli israeliani (e quindi gli ebrei) sono i nuovi nazisti. Ebbene, per poter parlare della Shoah non pago il pedaggio di dire che Maroni è il nuovo Himmler, per cui preferisco starmene a casa a sfogliare in silenzio le foto dei miei parenti trucidati ad Auschwitz, i pochi documenti che ne conservo, e a parlarne con i miei figli.
Tuttavia quest'anno sono successi alcuni fatti nuovi che potrebbero cambiare le cose - almeno speriamo. Il primo fatto è noto ed è stato riportato da tutti i giornali. Ma conta sottolinearne un aspetto cruciale che già il Giornale ha indicato con un titolo efficace: «Khamenei celebra la Shoah: “Un giorno Israele sarà distrutto”». Niente di nuovo, s'intende. I dirigenti iraniani ci hanno abituato al loro slogan ripetuto in tutte le salse: Israele va distrutto, Israele è un ramo secco che sta cadendo, basta dare una scossa all'albero, e così via. Ma quel che c'è di nuovo stavolta è la scelta di aver fatto questo proclama, e con tanto clamore, proprio nella Giornata della Memoria, nel giorno in cui si ricorda lo sterminio degli ebrei ad opera dei nazisti. Non è intervenuta soltanto la Guida Suprema del regime iraniano, l'ayatollah Ali Khamenei, ma anche il presidente del parlamento Alì Larijani - già capo della delegazione che trattava la questione nucleare e da tanti in occidente lodato come personalità ragionevole e moderata - che ha parlato in modo truculento di Israele ridotto a «terra bruciata».
In verità, non c'è neppure nulla di nuovo dal punto di vista delle intenzioni: il regime iraniano non ha mai fatto mistero di stabilire uno stretto collegamento tra questione israeliana e questione ebraica. L'Iran è oggi il centro mondiale del negazionismo, il Paese che promuove attivamente la propaganda della tesi secondo cui lo sterminio degli ebrei non è mai avvenuto, e che comunque in fin dei conti Hitler qualche buona ragione per detestare gli ebrei l'aveva. È un antisemitismo che si pone in continuità con i legami tra una parte del mondo islamico e il regime nazista simboleggiato dalle relazioni amichevoli tra Hitler e il Gran Muftì di Gerusalemme.
Tuttavia, fino ad ora, una parte consistente dell'opinione pubblica occidentale ha chiuso gli occhi di fronte al carattere esplicitamente antisemita dell'antisionismo iraniano. Anche il presidente Obama ha condannato certe espressioni ma non ha preso atto del fatto che esse erano ispirate da una volontà di vero e proprio genocidio razziale.
Ora nessuno può chiudere gli occhi. Non vi sono alibi. La dichiarazione della volontà di distruggere Israele fatta non in un giorno qualsiasi dell'anno, ma proprio il 27 gennaio, ha un significato inequivocabile. È quanto dire: nel giorno in cui si ricorda lo sterminio di un terzo degli ebrei del mondo, noi vi annunciamo che ci apprestiamo a proseguire l'opera sterminandone un altro terzo. E poi di questo sterminio si dirà che non è mai avvenuto, come lo si dice ora del primo. Chi può chiudere gli occhi di fronte al proclama sfrontato che la lotta contro Israele è una lotta contro gli ebrei? Come non vedere che «celebrare» così la Shoah appone a questa lotta un'etichetta razziale inequivocabile?
Tutto ciò è terribile ma potrebbe essere una buona notizia se servirà, una buona volta, ad aprire gli occhi e a svegliare le coscienze. La seconda buona notizia è che nel nostro Paese, nei discorsi ufficiali delle massime autorità - dal presidente della Repubblica Napolitano, al premier Berlusconi al presidente della Camera Fini - è stato denunciato esplicitamente il pericolo dell'antisemitismo di oggi e, in particolare, il pericolo di quello iraniano. Forse questi segnali inizieranno a svegliare l'opinione pubblica. E magari, l'anno prossimo, le celebrazioni del 27 gennaio potrebbero essere meno ritualistiche e commemorare gli ebrei morti per mettere in luce le minacce che incombono sugli ebrei viventi, e non per cambiare discorso.
LIBERO - Angelo Pezzana : " Noi ebrei siamo perseguitati anche da chi si dice di sinistra "

Angelo Pezzana
Le scritte che esprimono odio verso gli ebrei, o contro i dirigenti delle Comunità ebraiche, che hanno insozzato i muri di Roma l’altro giorno, hanno diversi gradi di lettura. Tutti però riconducibili ad una espressione rozza, che travalica qualsiasi collegamento ad una analisi approfondita del pregiudizio e dell’ ostilità che esprimono. Sono la manifestazione di una azione di manovalanza, dietro la quale si cela il tradizionale antisemitismo becero, quello che vede nell’ebreo l’espressione di una forza nascosta, la volontà di impadronirsi del mondo, il capitalista dell’ economia o, secondo l’ideologia opposta, il rivoluzionario comunista che vuole sovvertire le istituzioni. La mano che insozza i muri è guidata da una fede che non ha bisogno di verifiche, che non si pone domande, l’ebreo è l’altro che forse neppure si conosce, e proprio per questo, obiettivo facile da colpire con l’insulto. Che, come si sa, non richiede ragionamento. Il fatto che siano avvenute nella giornata che ricorda la Shoà ci dice quanto chiaro sia il legame con l’ideologia nazista. Quell’odio, che si è fermato a qualche mano di vernice, non deve però farci credere che il pericolo sia circoscritto a pochi sciagurati, che sia sufficiente individuarli per risolvere il problema. Uno strumento per capire quale strada percorrere, per non cadere nelle affermazioni tranquillizzanti e auto assolutorie, tipiche delle condanne generiche, quelle che ci richiamano all’amore universale, ce l’ha fornito Elie Wiesel, che dopo essere sopravvissuto ad Auschwitz da ragazzo, ha dedicato tutta la vita a raccontare il non raccontabile, la Shoà. Ci ha detto che il male non è affatto scomparso, anzi, si sta ripresentando ai nostri occhi senza che noi sappiamo riconoscerlo. E che attribuirlo soltanto ai rigurgiti nazisti è riconoscere una parte soltanto del quadro che abbiamo davanti. Finchè non capiremo che l’attuazione della soluzione finale voluta da Adolf Hitler porta il nome di antisionismo, non riusceremo a capire la realtà che abbiamo davanti. Per ammazzare gli ebrei, oggi, non bisogna riconoscerli come tali, anzi, occorre chiamarli sionisti, scrivere e dire che sono la riproduzione delle SS perchè occupano e sterminano un popolo, i palestinesi, che riducono alla fame gli abitanti di Gaza, negandogli addirittura l’elettricità, che i soldati di Israele uccidono i palestinesi per commerciarne gli organi,l’elenco delle menzogne è lungo, ce lo ricordano gli odiatori di Israele tutti i giorni, sui loro giornali, sui siti internet, nelle agenzie stampa che diffondono comunicati che sembrano la fotocopia di quelli Hamas o Hezbollah. Ma attenzione, non c’è soltanto il risultato dell’azione dei gruppuscoli neonazi, dietro a queste enormi menzogne c’è tutto lo spettro dell’odio verso gli ebrei che attraversa la nostra società. C’è in gran parte la sinistra estrema, ma anche quella moderata, che di fatto accetta la vulgata palestinese, che vede in Israele il responsabile di tutti mali dell’umanità. L’odio che li acceca è legato a quello contro l’America, arrivando alla giustificazione del terrorismo come legittima reazione degli “oppressi” contro gli “occupanti”. Per averne conferma basta leggere il Manifesto, ma anche l’Unità spesso non è da meno. I sei milioni di ebrei vivi in Israele, per essere perdonati, dovrebbero adeguarsi alla volontà di chi vuole cancellare il loro diritto alla vita e alla sicurezza nel loro libero Stato. Nè si deve dimenticare l’ostilità dell’informazione cattolica, dai siti internet a quella ufficiale. Avvenire, quotidiano della CEI, ospita articoli che non hanno nulla da invidiare a quelli della sinistra ex-post-comunista. Nella propaganda clericale prevale la componente religiosa, che però si intreccia con la politica più estrema, Israele è responsabile a prescindere, mentre i palestinesi sono poveri quindi sono buoni. Il risultato è che oggi c’è uno Stato, l’Iran, che minaccia di distruggere Israele, come ci ha ricordato ancora l’altro giorno l’ayatollah Khamenei, nella totale assuefazione delle democrazie del mondo libero.
Le scritte sui muri fanno ribrezzo, ma non fermiamoci a questo. Dietro c’è un pericolo molto maggiore, contro il quale servono leggi adeguate, fermezza, decisioni senza alcun timore nel prenderle, e soprattutto, chiamare le cose con il loro nome. Chi odia gli ebrei può manifestarlo in molti modi, da quelli più rozzi a quelli più raffinati, il modo più forte per combatterli è far capire le ragioni di Israele, perchè la sua difesa è quella di tutti noi.
Il FOGLIO - Maurizio Stefanini : " Nient'altro che il nudo vero "

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