
The Royal Academy
Egregio Professore,
scrivo a lei che ha fortemente voluto, e poi imposto, il boicottaggio dei
medici, delle Università e delle strutture ospedaliere israeliane.
Boicottaggio che ben si spiega in una nazione che fu la prima, nel lontano
1290, ad espellere gli ebrei dalle regali terre. Boicottaggio iniziato nel
2007 alla University and College Union britannica che faceva propria la
precedente proposta di 130 medici britannici di espulsione della Israel
Medical Association dalla World Medical Association.
Ho appena letto, egregio Professore una notizia che, mi rendo conto, deve
averla turbata non poco. La notizia proviene da Port au Prince, poverissima
capitale di Haiti dove, da tutto il mondo, arrivano aerei e navi carichi di
persone e beni di prima necessità per ricostruire un paese che non esisteva
neanche prima del terremoto.
Ebbene, a Port au Prince 20 dei medici e degli infermieri che la Gran
Bretagna ha inviato in soccorso di quei poveretti non hanno trovato nulla
di meglio da fare che recarsi all'ospedale israeliano per chiedere di
restare lì a lavorare perché quella, sostengono, è l'unica unità che riesca
ad operare in modo professionale. Addirittura, tutte le mattine, alle 7,
fanno la loro adunata di fronte alla bandiera israeliana.
Egregio Professore, capisco il suo profondo turbamento. Nonostante la sua
decisione di boicottare medici ed ospedali israeliani, 20 di coloro che
dovrebbero seguire le sue direttive hanno osato rivolgersi proprio ai medici
israeliani.
La capisco, egregio Professore, è sempre più difficile, nel XXI secolo,
farsi obbedire dai propri collaboratori.
Non la trattengo oltre per non farle perdere neanche un minuto del suo tempo
prezioso; immagino che ora sarà già in contatto con i suoi corrispondenti di
tante altre nazioni, come il tedesco (un'intera squadra specializzata in
chirurgia e ginecologia, mandata dalla Germania, ha preso la stessa
decisione dei 20 sudditi di Sua Maestà), o il colombiano (una sua squadra di
chirurghi ha perfino portato nell'ospedale israeliano tutte le attrezzature
che avevano portato ad Haiti dal sud America).
Non si dimentichi, egregio Professore, di parlare anche con il suo omologo
russo: deve assolutamente raccomandare ai suoi medici, solitamente attenti a
capire con chi hanno a che fare, di non chiedere neppure in prestito
medicine ed attrezzature israeliane, come stanno facendo; devono capire che,
con certa gente, non si deve proprio avere rapporti. Mossad e altri infami
individui abbondano in certe zone.
Distinti saluti
Emanuel Segre Amar