
Signor Presidente,
nel mese di marzo del 1997, un soldato della guardia di frontiera, giordano
di nazionalità, ma palestinese, come lei, di origine, sparò contro un gruppo
di studentesse israeliane in gita, e ne uccise sette.
Re Hussein, che pure aveva combattuto contro l'esercito israeliano, in
particolare nella guerra del 67, si sentì ferito dall'ignobile gesto del suo
suddito, e venne in Israele a rendere visita alle famiglie in lutto.
Le ricordo, signor Presidente, alcune delle parole che il Re pronunciò in
quella occasione:
- Il vostro lutto è anche il mio, mi sento come un membro della vostra
famiglia, e la vostra perdita è anche la mia.
- Nostra vergogna nazionale.
- Lotteremo insieme contro il fanatismo.
Le cronache del tempo ce lo rappresentarono genuflesso umilmente davanti
alle famiglie in lutto, con un sorriso allo stesso tempo serio e dolcissimo,
la keffiah rossa sul capo. Prese il pane azzimo intinto nel sale, come d'uso
per le visite di lutto tra musulmani ed ebrei sefarditi.
Signor Presidente, il Re è entrato nella storia dell'umanità anche per
questo.
Lei, al contrario, inaugura piazze, scuole e giardini dedicandoli a
terroristi da lei definiti martiri del popolo palestinese; ma per questo non
passerà alla storia dell'umanità, e sarà condannato al disprezzo di tutti
coloro che riconoscono i valori dell'uomo, perché:
- Non avrà saputo condividere i lutti degli ebrei, oltre a quelli della sua
gente.
- Non avrà riconosciuto le sue vergogne nazionali.
- Non avrà voluto lottare contro il fanatismo.
Ci pensi, signor Presidente; è ancora in tempo per cambiare strada; ma di
tempo ce n'è sempre meno, per lei, per passare alla storia.
Shalom
Emanuel Segre Amar