I commenti oggi sui giornali rispecchiano tesi diverse. Si va dalla comprensione verso il comportamento di papa Pacelli al rilievo che finora è stato dato al suo silenzio. Ci limitiamo a riportare i più significativi, con qualche se. E' pur vero che la storia non si fa con i se, ma il se, almeno nelle domande, è lecito. Poiche nessuno ha mai accusato Pio XII apertamente di essersi schierato a fianco dei nazisti, noi continuaimo a chiederci che cosa sarebbe accaduto, per esempio, se avesse pubblicatio l'enciclica del predecessore, invece di farla sparire. Se si fosse presentato al momemto della partenza dei treni per Auschwitz, qualcosa sarebbe successo, ma se ne prese ben guardia. E l'operazione Odessa ? tutti quei caporioni nazisti che ripararono in Sud America, Egitto e paesi arabi vari, con passaporti rilasciati dal Vaticano ? Cancelliamo tutto ?
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 22/12/2009, a pag. 22,l'articolo di Gian Guido Vecchi dal titolo " Pio XII beato? Inopportuno ". Dal FOGLIO, a pag. I, l'articolo di Giorgio Israel dal titolo " Chi usa Pacelli per far litigare ebrei e B-XVI ". Dalla REPUBBLICA, a pag. 19, l'articolo di Orazio La Rocca dal titolo " L´Olocausto, crimine senza giustificazioni " .
Il FOGLIO, a pag. I, pubblica anche un lungo articolo di Anna Foa (che non riportiamo perchè abbiamo già pubblicato articoli, in passato) sulla conversione degli ebrei pugliesi di S. Nicandro. Ecco gli articoli:
CORRIERE della SERA - Gian Guido Vecchi : " Pio XII beato? Inopportuno "

CITTÀ DEL VATICANO— Ieri i restauratori erano regolarmente al lavoro nel Tempio, «la macchina organizzativa deve andare avanti, non è stato fermato nulla» si fa sapere nella comunità ebraica romana: alla fine la visita del Papa alla Sinagoga di Roma, il 17 gennaio, si farà, «ci stiamo lavorando», il problema è il clima: il rischio che cada nel gelo e nella tensione. Pressioni e malumori sono interni alla comunità — domani è previsto un consiglio allargato a personalità esterne, e la discussione sarà vivace — e internazionali, dopo la decisione di Benedetto XVI di proclamare le «virtù eroiche» di Pio XII, un passo importante verso la beatificazione del pontefice contestato per il suo «silenzio» sul nazismo e la Shoah.
Per il Congresso mondiale ebraico «una beatificazione è inopportuna e prematura», dice il presidente Ronald S. Lauder, «finché non si sarà raggiunto un parere sulla sua azione o inazione sulla persecuzione di milioni di ebrei». Parla di decisione «prematura» e «negligenza» del Vaticano pure Richard Prasquier, presidente degli ebrei francesi, «se oggi dovessi recarmi a Roma, sospenderei la mia partecipazione».
A neanche un mese dall’appuntamento al Tempio, insomma, lo sconcerto nel mondo ebraico è diffuso. «È una decisione che spetta a loro » , allarga le braccia il cardinale Walter Kasper. Mentre l’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, Mordechay Lewy, ripete che «la beatificazione è un fatto interno alla Chiesa» e si dice «ottimista» per la visita «storica». Benedetto XVI, nel discorso di ieri alla curia Romana, ha ricordato la sua visita allo Yad Vaschem, il memoriale della Shoah a Gerusalemme: «Ha significato un incontro sconvolgente con la crudeltà della colpa umana, con l’odio di un’ideologia accecata che, senza alcuna giustificazione, ha consegnato milioni di persone umane alla morte e che con ciò, in ultima analisi, ha voluto cacciare dal mondo anche Dio, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe e il Dio di Gesù Cristo». Così «questo è in primo luogo un monumento contro l’odio, un richiamo accorato alla purificazione e al perdono, all’amore».
Parole importanti, ma la situazione resta delicata, «nessuno ha detto stop, ma lo spirito è cambiato: prima c’era grande entusiasmo, ora prevale il malumore», spiegano nella comunità romana. Subito dopo l’annuncio, il rabbino capo Riccardo Di Segni, il presidente della comunità romana Riccardo Pacifici e di quelle italiane Renzo Gattegna avevano firmato un comunicato calibratissimo: premetteva di non voler «interferire su posizioni interne della Chiesa»; e chiariva: «Se la decisione di oggi dovesse implicare un giudizio definitivo e unilaterale sull’operato storico di Pio XII, la nostra valutazione rimane critica». Tra l’altro scrivevano: «Non dimentichiamo, in particolare, il treno dei 1021 deportati del 16 ottobre 1943, che partì verso Auschwitz dalla stazione Tiburtina di Roma nel silenzio di Pio XII».
Così bisogna fare i conti con il clima, gli innumerevoli messaggi e telefonate di queste ore, una situazione «difficile da gestire». Le diplomazie sotterranee sono al lavoro, si aspetta anche un «segnale distensivo» dalla Santa Sede: a peggiorare la situazione, osservano nella comunità ebraica romana, «atterriscono» alcuni commenti diffusi in Internet da siti cattolici ultraconservatori «un certo trionfalismo del tipo: "il Papa gliel’ha fatta vedere! Non si piega ai ricatti degli ebrei!". Chiaro che la comunità si chiuda a riccio...».
Il FOGLIO - Giorgio Israel : " Chi usa Pacelli per far litigare ebrei e B-XVI "

Giorgio Israel
La REPUBBLICA - Orazio La Rocca : " L´Olocausto, crimine senza giustificazioni "

Benedetto XVI
CITTÀ DEL VATICANO - «Una visita sconvolgente». É la visita al museo dell´Olocausto di Gerusalemme visitato quest´anno da Benedetto XVI. É lo stesso pontefice che la ricorda nel tradizionale discorso di fine anno - ieri in Vaticano - alla Curia Romana descrivendola come uno dei «momenti» che lo hanno maggiormente «segnato» negli ultimi mesi. Un ricordo certamente non casuale, con cui papa Ratzinger ha voluto indirettamente attenuare le critiche che gli sono piovute addosso da gran parte del mondo ebraico dopo la proclamazione ufficiale delle virtù eroiche di Pio XII. «Quella visita - ha ricordato tra l´altro alla Curia - ha significato per me un incontro sconvolgente con la crudeltà della colpa umana, con l´odio di un´ideologia accecata che, senza alcuna giustificazione, ha consegnato milioni di persone umane alla morte e che con ciò, in ultima analisi, ha voluto cacciare dal mondo anche Dio, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe e il Dio di Gesù Cristo». Yad Vashem, ha aggiunto il pontefice, «è in primo luogo un monumento commemorativo contro l´odio, un richiamo accorato alla purificazione e al perdono, all´amore». «Proprio questo monumento alla colpa umana ha reso poi - ha concluso - tanto più importante la visita ai luoghi della memoria della fede e ha fatto percepire la loro inalterata attualità».
Ma sulla scelta filo pacelliana operata da Ratzinger le polemiche provenienti dal mondo ebraico non accennano a diminuire. Il presidente del Consiglio delle istituzioni ebraiche di Francia, Richard Prasquier, parla a proposito di Pio XII di decisione «prematura» che mostra la «negligenza» del Vaticano a pochi giorni dalla visita del Papa alla sinagoga di Roma. Per il presidente del Congresso mondiale ebraico Ronald S. Lauder beatificare Pio XII sarà sempre «inopportuno e prematuro» fino a quando non ci sarà un definitivo chiarimento «sulla sua azione o inazione sulla persecuzione di milioni di ebrei».
Preoccupazioni per la visita anche dall´ambasciatore israeliano presso la Santa Sede Mordechay Lewy: «Sarà un evento storico, ma spero proprio che avrà luogo». Quanto a Pio XII, l´ambasciatore precisa che «la sua beatificazione è un fatto interno alla Chiesa». «É vero, è una cosa interna alla chiesa cattolica, per la quale non è possibile tollerare nessuna ingerenza», risponde il cardinale tedesco Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per la Promozione dell´Unità dei cristiani. Il porporato aggiunge: come Chiesa cattolica «siamo un po´ dispiaciuti nei confronti degli ebrei perchè loro non si mostrano molto interessati agli archivi di Eugenio Pacelli fino al ‘39, che sono consultabili e molto interessanti». Per il cardinale «a questo punto il problema non riguarda il Vaticano ma la comunità ebraica».
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