Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 04/12/2009, a pag. 17, l'articolo di Maria Serena Natale dal titolo " Boicottaggio arabo. La Svizzera teme per la sua neutralità " preceduto dal nostro commento. Da LIBERO, a pag. 17, l'articolo di Simona Verrazzo dal titolo " Tripoli si vendica della Svizzera. No a nuovi campanili in Libia ". Invitiamo a leggere l'analisi di Mordechai Kedar, pubblicata in altra pagina della rassegna. Ecco gli articoli:
CORRIERE della SERA - Maria Serena Natale : " Boicottaggio arabo. La Svizzera teme per la sua neutralità "
Nell'articolo vengono riportate le dichiarazioni di Jean Ziegler riguardo il referendum e le sue conseguenze.
Ziegler, ricordiamo ai lettori, è fondatore del “premio Muhammar Gheddafi per i diritti umani”, è intimo di Castro e del defunto Kim Il Sung e come “esperto” per la fame nel mondo delle Nazioni Unite, negli scorsi otto anni ha semplicemente ignorato le più grandi crisi umanitarie del settore, compresa quella del Darfur, dedicandosi invece a tempo pieno alle polemiche contro l’occidente.
Ziegler sostiene che : " Questo referendum ha messo il Paese su una china molto pericolosa (...) Il punto è che la Svizzera non ha un’identità nazionale. Il tratto ricorrente nella sua storia è la violenza espressa oggi dal capitalismo sfrenato, incarnata in passato dagli stessi Zwingli e Calvino, talebani ante litteram : lo spagnolo Michele Serveto fu messo al rogo nel 1553 a Ginevra per eresia. Una violenza che torna in momenti di difficoltà come questo, segnato dall’aumento dell’immigrazione, dal trauma della fine del segreto bancario, dalla crisi economica e finanziaria ". Non vediamo dove sia la violenza nell'esprimere un'opinione contraria alla costruzione di nuovi minareti. Violenza sarebbe stato abbattere quelli già esistenti, radere al suolo le moschee, espellere la popolazione musulmana dalla Svizzera, prassi abituale dei regimi arabi, Gheddafi compreso. Dalla Libia vennero espulsi un milione di ebrei.
Ziegler ritiene che a causare la vittoria del referendum sia la crisi economica e finzanziaria. In realtà, ciò che ha portato al referendum e alla vittoria dei contrari ai minareti è stato il clima eurarabo che caratterizza l'Europa negli ultimi anni. La Svizzera si è dissociata, pronunciandosi contraria all'islamizzazione della sua società. Se un referendum come quello svizzero venisse fatto in altri paesi europei, ci troveremmo di fronte a delle grosse sorprese.
Ecco l'articolo:

Jean Ziegler
Il Paese della precisione millimetrica ha perso il controllo. «Sotto choc» è l’espressione più usata nel dibattito di questi giorni sul referendum che ha vietato la costruzione di nuovi minareti sul territorio della Confederazione elvetica.
Domenica scorsa il 57,5% dei votanti ha detto sì all’introduzione del divieto costituzionale di costruire le torri dei muezzin indicate dalla destra populista come i simboli dell’ «islamizzazione strisciante». Un coro di proteste si è levato dal mondo politico europeo, dalle organizzazioni per i diritti umani, dai vertici della Chiesa cattolica, dalla Lega araba e dalle comunità musulmane di tutto il mondo. Il governo ha lanciato l’allarme e commissionato all’esercito analisi sul livello di sicurezza nei Balcani, dove sono schierati in missioni di peacekeeping i soldati della Confederazione e da dove proviene la maggior parte dei circa 400 mila musulmani svizzeri. La culla della neutralità si ritrova potenziale bersaglio dei fondamentalisti, accusata di aver perso l’anima tollerante che l’ha resa nei secoli meta di esuli e perseguitati, indebolita nel ruolo di mediatrice internazionale ed esposta al rischio di rappresaglie diplomatiche, commerciali e finanziarie. Da Siria, Turchia e Libia arrivano appelli a ritirare i fondi dalle banche e a boicottare i prodotti elvetici (nel 2008 il 7% del totale dell’export svizzero era diretto verso Paesi arabo-musulmani; industria farmaceutica, turismo, finanza e orologeria i settori chiave della cooperazione). Persino il regista turco-tedesco Fatih Akin ha annunciato che diserterà la proiezione del suo film Soul Kitchen il 16 dicembre a Zurigo. La Libia ha chiesto il trasferimento delle Nazioni Unite dalle sedi svizzere. Proprio con Tripoli è in corso una grave crisi diplomatica aperta dal breve arresto del figlio di Gheddafi nel 2008 a Ginevra: per reazione i libici trattengono da oltre un anno due uomini d’affari svizzeri per problemi legati ai visti. Lunedì il 54enne Max Goldi e il 69enne Rachid Hamdani sono stati condannati a sedici mesi di reclusione sollevando in patria un’ondata d’indignazione. Ieri è stata fissata una nuova udienza per il 15 dicembre.
«Questa sindrome d’accerchiamento non farà che inasprire le posizioni, i populisti avranno buon gioco nel dimostrare che dall’esterno arrivano nuovi attacchi alla sovranità e alla libertà d’espressione del popolo svizzero — dice al Corriere il sociologo Jean Ziegler, professore a Ginevra e Parigi e studioso del capitalismo elvetico (a gennaio uscirà in Italia per Marco Tropea L’odio dell’Occidente ) —. I cristiano-democratici hanno già annunciato una nuova iniziativa contro i cimiteri ebraici e musulmani. Questo referendum ha messo il Paese su una china molto pericolosa » . Ma cosa c’è al fondo dell’enigma svizzero, la scissione fissata da Max Frisch e Friedrich Dürrenmatt, il rigore razionalista di Giovanni Calvino e Ulrico Zwingli, il conflitto mai risolto tra Stato e Chiesa, la ferocia igienica di un sistema bancario che ha custodito per anni i segreti del mondo? «Il punto è che la Svizzera non ha un’identità nazionale — riprende Ziegler —. Il tratto ricorrente nella sua storia è la violenza espressa oggi dal capitalismo sfrenato, incarnata in passato dagli stessi Zwingli e Calvino, talebani ante litteram : lo spagnolo Michele Serveto fu messo al rogo nel 1553 a Ginevra per eresia. Una violenza che torna in momenti di difficoltà come questo, segnato dall’aumento dell’immigrazione, dal trauma della fine del segreto bancario, dalla crisi economica e finanziaria » .
LIBERO - Simona Verrazzo : " Tripoli si vendica della Svizzera. No a nuovi campanili in Libia"

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