Riportiamo da LIBERO di oggi, 01/12/2009, a pag. 23, l'articolo di Carlo Panella dal titolo " Le nuove centrali dell’Iran. Una sconfitta per Barack ". Dall'OPINIONE, a pag. 11, l'articolo di Michael Sfaradi dal titolo " Iran, 10 nuove centrali ". Dalla STAMPA, a pag. 19, la breve dal titolo " Cinque velisti britannici arrestati dagli iraniani ".
Anche REPUBBLICA dedica all'Iran e alle centrali nucleari un articolo, firmato da Angelo Aquaro, il quale scrive : " L´impianto ( di Bushehr ) - per tanto tempo osteggiato dagli Usa, che poi hanno dato il via libera proprio per non offrire alibi a Teheran - è naturalmente stato realizzato per un uso pacifico: ma certo la tempistica dell´annuncio non aiuta a distendere il clima ". Bushehr impianto pacifico?!? Il programma nucleare iraniano non ha scopi pacifici, ma bellici. Non vediamo per quale motivo uno degli impianti dovrebbe avere una funzione diversa. Ecco gli articoli:
LIBERO - Carlo Panella : "Le nuove centrali dell’Iran. Una sconfitta per Barack"

Forte dell’incredibile spazio di manovra e dalla immeritata credibilità negoziale offertigli da Barack Obama, l’Iran di Ahmadinejad reagisce con insulti alla decisione dell’Aiea di prendere atto di essere stata ingannata da Teheran e rilancia dichiarando che aprirà 10 nuovi centri per l’arricchimento dell’uranio. La scorsa settimana, l’Aiea aveva adottato una risoluzione in cui - con un ritardo di due mesi - formalizzava l’evidenza: più elementi dimostrano la natura militare dei programmi nucleari dell’Iran, che si rifiuta di fornire prova di non arricchire l’uranio per scopi militari, così come rifiuta le ispezioni dell’Onu. A questa dovuta presa d’atto dell’Onu, il ministro degli Esteri iraniano, Manouchehr Mottaki, ha reagito con parole insultanti: «La risoluzione dell’Aiea contro l’Iran non è logica. Questo è un atto di bullismo, oggi lo chiamiamo legge della giungla».
Le reazioni
Da parte sua, Ahmadinejad ha convocato una riunione del governo che ha deciso di dare al paese l’obiettivo di una produzione di 250-300 tonnellate di combustibile nucleare l’anno, aumentando di ben dieci unità i siti per l’arricchimento e portando quest’ultimo dal 4 al 20%. Contemporaneamente, il Majlis, il parlamento iraniano ha risposto alla condanna dell’Aiea chiedendo al governo di mettere a punto un piano per ridurre la cooperazione con l’agenzia nucleare di Vienna in reazione allo «sconsiderato comportamento delle potenze occidentali». Naturalmente, Barack Obama non ha reagito, il Dipartimento di Stato si è limitato a prendere atto laconicamente di questa «nuova violazione dei trattati», mentre il ministro degli esteri francese ha definito «infantili e ridicole» le minacce iraniane, aggiungendo: «Che l’Iran continui a ignorare le richiesta di una grande agenzia indipendente come l’Aiea è molto pericoloso», dando quantomeno prova di carattere e di non essere prigioniero della sindrome del dialogo. Invece il portavoce di Gordon Brown, pur prospettando nuove sanzioni, ha dimostrato una volta di più i danni di questa sindrome: «La priorità è sempre quella di rilanciare i negoziati di lavoro, è veramente importante mantenere i colloqui in corso perché questo è il modo migliore per effettuare il cambiamento necessario».
Il fallimento
Offerta di dialogo che naturalmente l’Iran continua a raccogliere, con il presidente del parlamento Larijani che la rilancia, nella certezza che servirà solo per prendere altro tempo, tanto che ha subito minacciato: «Se però ci saranno trucchi o inganni politici a quel punto l’Iran cambierà sicuramente il suo approccio. Sta all’Occidente decidere da che parte andare».
Un panorama disarmante che conferma il fallimento totale della “svolta dialogante” nelle relazioni con l’Iran impressa - in aperta polemica con George W. Bush - da Obama, che per di più ora si trova privo di alternative. Le “dure sanzioni” ora minacciate dall’Onu non sono infatti credibili (perché la Russia e soprattutto la Cina sono pronte ad aggirarle), mentre la minaccia militare che sempre Bush aveva prospettato è stata pienamente disinnescata dal nuovo presidente Usa. L’Iran sa bene che se continuerà il suo cammino verso l’atomica, l’Occidente, per responsabilità di Obama, si è privato della possibilità di contrastarlo e deve temere solo l’intervento militare di Israele, costretta una volta di più - come già fece con l’atomica di Saddam Hussein nel 1981- a salvare l’incolumità delle democrazie da un nemico aggressivo, pagando però il prezzo del suo isolamento internazionale ad opera di un Occidente ignavo e irresponsabile.
L'OPINIONE - Michael Sfaradi : " Iran, 10 nuove centrali "
Ahmadinejad
La STAMPA - " Cinque velisti britannici arrestati dagli iraniani "
David Miliband
La marina iraniana ha arrestato cinque britannici che si trovavano su una barca a vela, in viaggio tra il Bahrein e Dubai, quando sono stati intercettati dagli iraniani. L’incidente è stato annunciato dal Foreign Office a Londra, ma è accaduto il 25 novembre scorso, e i cinque si troverebbero ora in Iran.
I cinque erano a bordo del loro yacht da gara che stavano portando dal Bahrein a Dubai, per partecipare alla regata Muscat-Offshore, secondo quanto annunciato dal ministero degli Esteri di Sua Maestà. Fonti governative hanno indicato che lo yacht potrebbe essere finito inavvertitamente nelle acque iraniane, provocando così l’intervento della marina di Teheran. Lo yacht è di proprietà della società Sail Bahrain. «Funzionari del nostro ministero - ha detto il ministro degli Esteri David Miliband in un comunicato - si sono immediatamente messi in contatto con le autorità iraniane, per avere chiarimenti e tentare di risolvere la vicenda in tempi rapidi». I cinque velisti sarebbero in buone condizioni di salute, ma si ignora il luogo dove si trovan attualmente.
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