Sull'allarme terrorismo in Italia, riprendiamo due articoli da REPUBBLICA, il primo nell'edizione di oggi, 07/11/2009, a pag, 13,di Alberto Custodero, il secondo dall'edizione di Genova del 28/10/2009, sui movimenti finanziari che alimentano i conti correnti dei terroristi.
Alberto Custodero - " L'allarme di Maroni: Cellule di Al Qaeda pronte a colpire in Italia "
ROMA - L´Italia come obiettivo per attentati. E non più "dormitorio" per cellule in sonno. E Paese nel quale reclutare aspiranti mujaheddin, raccogliere fondi per finanziare la jihad e fabbricare documenti falsi per terroristi latitanti. La nuova strategia di Al Qaeda è stata illustrata ieri alla Stampa Estera dal ministro dell´Interno Roberto Maroni. Lo spunto di questo nuovo allarme terrorismo islamista non viene da qualche recente informativa dell´Aisi, l´intelligence interna, o dell´Aise, gli 007 stranieri.
Il titolare del Viminale ha deciso di fare il punto sul cambiamento della politica della "rete" del terrore che fa riferimento a Osama Bin Laden a quasi un mese dall´attentato - per fortuna quasi del tutto fallito - alla caserma Santa Barbara di Milano, il 12 ottobre scorso, messo a segno da un libico da anni integrato nella nostra società con un ordigno fatto in casa. «Pensiamo che ci possano essere cellule in Italia che si formano, finanziano e addestrano per fare attentati da noi», ha dichiarato Maroni. Dopo l´attentato di Milano, ha spiegato, «il quadro è cambiato». E di questa «evoluzione» che lo «preoccupa», il ministro ne ha parlato l´altro giorno al G6 di Londra. La vicenda del kamikaze libico, per Maroni, «segna una svolta nella presenza di queste attività in Italia». Fino all´attentato di Milano, continua Maroni, «in Italia le cellule raccoglievano fondi e facevano reclutamento per azioni da compiere all´estero». Secondo il ministro dell´Interno, in Italia «non siamo ancora al fenomeno dell´homegrown terrorist», i cosiddetti terroristi nativi, come avvenuto in Gran Bretagna e in Spagna, «ma - dice - ci siamo molto vicini».
Per Maroni, «non siamo ancora al fenomeno dell´homegrown terrorist, come in Gran Bretagna e in Spagna, ma ci siamo molto vicini». A questo proposito, il ministro tira una stoccata alla proposta di legge sulla riduzione dei tempi (da 10 a 5 anni), per la cittadinanza agli stranieri, sostenuta da Gianfranco Fini e portata avanti dal suo fedelissimo Fabio Granata insieme ad Andrea Sarubbi del Pd. «Se fosse stata già in vigore la legge che riduce i tempi per la cittadinanza - ha detto Maroni - l´attentatore libico di Milano sarebbe stato un cittadino italiano». Analizzando poi il fenomeno di Al Qaeda in Italia, il titolare del Viminale sostiene che «la "rete" di Bin Laden non c´è nel nostro Paese, ma esistono cellule che vi fanno riferimento e in qualche modo hanno ottenuto l´autorizzazione da Al Qaeda. È una sorta di franchising, un fenomeno che stiamo ancora investigando». Non va dimenticato a tal proposito che nel luglio del 2007 a Perugia fu scoperta nella moschea di Ponte Felcino una "scuola di terrorismo" gestita da un imam marocchino che svolgeva ai giovani candidati alla "guerra santa" lezioni su come produrre ordigni fai da te mischiando vari prodotti chimici, partendo dal fertilizzante usato dal libico a Milano.
Sull´allarme terrorismo di Maroni il Copasir ha «chiesto un´informativa scritta» al capo del coordinamento dell´intelligence, Gianni De Gennaro, mentre il responsabile sicurezza del Pd, Marco Minniti, ha invitato il ministro dell´Interno «a riferire in Parlamento».
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