Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 02/11/2009, a pag. 14, l'articolo di Francesco Battistini dal titolo " La Clinton gela i palestinesi: Colonie? No a precondizioni ". Dall'UNITA', a pag. 21, l'articolo di Umberto De Giovannangeli dal titolo " A rischio la speranza di Obama ". Ecco i due articoli, preceduti dai nostri commenti:
CORRIERE della SERA - Francesco Battistini : " La Clinton gela i palestinesi: Colonie? No a precondizioni "
Una domanda per Francesco Battistini: se facesse il corrispondente dall'Italia, citerebbe Agnoletto come fonte autorevole di interesse?
Gideon Levy è con Amira Hass, la firma più squalificante di Haaretz. Ecco l'articolo:

GERUSALEMME — Un anno di Obama, per tornare dove ci aveva lasciati Bush. Un anno di Barack fotomontato con la kefiah, d’allusioni ironiche al suo arabeggiante nome Hussein, di sondaggi che da queste parti lo raccontavano come il presidente meno amato dai tempi di Carter. Un anno di storici discorsi al Cairo e d’inconcludenti missioni a Gerusalemme. Un anno per capire che tutto è cambiato, ma poco cambia. Almeno per ora. La prima visita in Israele dell’amministrazione americana, la prima ad alto livello, è tutta nel glaciale sorriso di Hillary Clinton: sabato sera, nella hall del King David Hotel, raffredda le speranze dei palestinesi, riscalda i cuori della maggioranza israeliana e dice che no, il congelamento delle colonie non è più necessario. Esattamente il contrario di quanto mostrato e sostenuto finora. «Netanyahu ha fatto concessioni senza precedenti», dice a sorpresa la segretaria di Stato, di fianco un estasiato premier israeliano. E adesso è Abu Mazen a dover mollare sull’argomento, togliere dal tavolo quella pregiudiziale: «Nei negoziati del passato, un congelamento degl’insediamenti non è mai stato una precondizione».
Senza precedenti, questa svolta. Fin dagli ultimi colloqui con Condoleezza Rice, lo stop alle colonie in Cisgiordania fu l’irrinunciabile clausola posta dall’Autorità palestinese, perché ripartisse il processo di pace. Lo stabiliscono gli accordi internazionali, lo ripete la Road Map del 2003, lo caldeggiano i ministri europei. Quaranta giorni fa, la frettolosa stretta di mano all’Onu aveva fatto pensare che qualcosa fosse alle viste. In realtà, adesso, quella photo opportunity Netanyahu- Obama-Abu Mazen somiglia più a un congedo della leadership palestinese. Il leader di Ramallah l’ha capito da sé, sabato, quando ha salutato la Clinton furibondo e liquidato i giornalisti («niente di nuovo»), lasciando commentare ai portavoce: «Non possiamo accettare che gl’insediamenti non si fermino — dice Saeb Erekat — è contro le leggi internazionali: dal 2003, i coloni sono aumentati del 17 per cento».
E adesso, pover’uomo? Minacciato da Hamas, che sogna di rovesciarlo alle presidenziali di gennaio, scaricato da Washington, Abu Mazen è all’angolo. I collaboratori lo descrivono «esausto e depresso»: tornano a circolare le voci d’una candidatura di Marwan Barghouti, il bombarolo ben visto dalla maggioranza del Fatah, condannato a cinque ergastoli, l’unico col carisma necessario a contrastare gl’islamici. Netanyahu il vincitore fa il magnanimo, lancia una cima al presidente dell’Anp. L’invita a sedersi lo stesso al tavolo: «Il negoziato è importante per noi, ma non lo è di meno per loro ». Abu Mazen non può accettare, a meno di suicidarsi politicamente. O a meno che, scrive l’editorialista Gideon Levy, sia Obama a capire che «se non si cambia tono, non cambierà nulla: finché Israele sentirà di tenersi l’America in tasca, continuerà per la sua strada».
L'UNITA' - Umberto De Giovannangeli : " A rischio la speranza di Obama "
Udg non ha gradito le dichiarazioni di Hillary Clinton circa il congelamento degli insediamenti e commenta : " Di missione in missione può morire la speranza di pace ". Contrariamente a quanto crede Udg, la speranza di pace èa rischio per altre motivazioni. Le dichiarazioni fatte da Abu Mazen su Gerusalemme, la sua ostinazione a non voler riconoscere Israele come Stato ebraico e il terrorismo di Hamas. Sono questi i fattori che hanno affossato i negoziati di pace. Gli arabi hanno posto precondizioni inaccettabili, senza offrire nessuna garanzia in cambio.
Ma Udg si guarda bene dal farlo notare, troppo occupato a criticare le dichiarazioni di Hillary Clinton e a elogiare le aperture filo islamiche di Obama.
Ecco l'articolo:
Sant'Obama
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