Riportiamo dall'OPINIONE di oggi, 17/10/2009, il commento di Stefano Magni dal titolo " Rapporto Goldstone, l’Onu premia Hamas ". Dal CORRIERE della SERA, a pag. 12, la cronaca di Francesco Battistini dal titolo " L’Onu: «crimini di guerra» a Gaza " e la sua intervista a Moshe Hirsh dal titolo " Danno di immagine Ma le astensioni e i no un fatto importante ". Dalla REPUBBLICA, a pag. 18, la cronaca di Alberto Stabile dal titolo " Onu, primo sì al rapporto Goldstone. Israele: ' Un premio ai terroristi' " e dal MANIFESTO, a pag. 8, l'articolo di Michele Giorgio dal titolo " Sì al rapporto Goldstone. Israele sotto accusa all'Onu " preceduti dal nostro commento. Riportiamo inoltre le dichiarazioni di Fiamma Nirenstein, Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera. Ecco gli articoli:
Fiamma Nirenstein : " M.O.: Nirenstein, rapporto Goldstone dannoso per la pace e i diritti umani "
Fiamma Nirenstein
Oggi a Ginevra il Consiglio per i Diritti Umani dell'ONU ha adottato, per mezzo di una risoluzione nella quale sono menzionati solo i crimini di Israele, il rapporto Goldstone che, ignorando gli attacchi omicidi che Hamas ha portato con 1300 missili sulla popolazione civile di Israele, condanna con argomenti pretestuosi e falsi l'intervento militare del gennaio scorso, pure deciso dopo decine di tentativi di calmare le acque con Hamas. La risoluzione è dannosa sia per il processo di pace in Medio Oriente sia per la protezione dei diritti umani di tutti i popoli. Infatti incoraggia le organizzazioni terroristiche in tutto il mondo a colpire i civili e a usarli come scudi umani e criminalizza anche il più moderato tentativo di fermarli. Inoltre, è evidente che Israele, che va incontro a rischi gravissimi nel cedere territori, come hanno dimostrato i suoi ritiri dal Libano e da Gaza, non potrà mai prendere questa decisione una volta che le si proibisca di difendersi, pena l'accusa di essere un criminale di guerra. La risoluzione è stata votata con le solite maggioranze automatiche delle Nazioni Unite, che mettono insieme Paesi Islamici e del Movimento dei Non Allineati. Siamo orgogliosi che l'Italia sia tra i 6 paesi che hanno votato contro, dando un'altra prova di saggezza in politica estera. Questa risoluzione, ancora una volta, dimostra come le politiche dei diritti umani siano colonizzate dal palestinismo.
www.fiammanirenstein.com
L'OPINIONE - Stefano Magni : " Rapporto Goldstone, l’Onu premia Hamas"
Stefano Magni
CORRIERE della SERA - Francesco Battistini : " L’Onu: «crimini di guerra» a Gaza "
Richard Goldstone
GERUSALEMME — Criminale di guerra. E contro l'umanità. Per avere fatto un uso sproporzionato della forza. Per le violenze a Gerusalemme Est. E aver inflitto una punizione collettiva ai palestinesi di Gaza.
Venticinque palline bianche impallinano Israele, al Consiglio per i diritti umani dell'Onu. Venticinque sì che adottano le 575 pagine del Rapporto Goldstone e, dopo nove mesi, mettono al mondo la prima sentenza su quei 22 giorni di bombe dell'operazione Piombo Fuso: «Una grave violazione del diritto umanitario internazionale».
Il pronunciamento, del tutto scontato, stabilisce che i 10 mila documenti allegati, le 1.200 foto, le 200 interviste, i cinque mesi d'indagine del giudice sudafricano Richard Goldstone e dei suoi collaboratori, un'inglese, un irlandese e una pakistana, tutto questo è credibile. E dice che Israele deve presentare una sua inchiesta altrettanto credibile, entro sei mesi. Altrimenti, il Consiglio di sicurezza discuterà d'un vero processo internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità.
Il Rapporto per la verità contiene accuse anche a Hamas, per le violazioni dei diritti nella Striscia, l'uso di scudi umani e gli oltre 10 mila razzi Qassam lanciati in dieci anni sulle città del Sud israeliano. Ma di questo, la sessione ginevrina dell'Onu s'è occupata solo a margine: il documento d’azione punta il dito soprattutto sui 1.300 morti della guerra, indicando per Hamas un generico obbligo d'indagare. Lo stesso Goldstone, che è d'origine ebraica e ha ricevuto violenti attacchi dalla destra israeliana, se n'è lamentato: «Questa risoluzione mi rattrista: si riferisce solo alle accuse contro Israele. Non c'è una frase che condanni Hamas, com'è invece nel mio rapporto».
Giustizia è quasi fatta, esultano i palestinesi: «L'importante è che queste parole si traducano in maggior sicurezza per noi» (Nabil Abu Rdeneh, portavoce di Abu Mazen); «speriamo che questo voto porti a un processo degli occupanti sionisti» (Taher Al Nounou, Hamas). È un premio al terrorismo mondiale e una minaccia al processo di pace, avverte il governo Netanyahu: «L'esercito israeliano ha usato i guanti di velluto sui civili di Gaza» (Eli Yishai, ministro dell'Interno); «Chi ha votato sì sappia che la prossima volta toccherà alla Nato in Afghanistan o ai russi in Cecenia».
Numeri e dichiarazioni non spiegano ogni cosa, però. Innanzi tutto perché Netanyahu temeva un risultato peggiore: le febbrili consultazioni degli ultimi giorni hanno evitato che ai 25 scontati sì di Cina e Russia, Paesi arabi e islamici, s'aggiungessero anche i voti di tutta l'Unione europea, del Giappone, della Sud Corea. Invece, oltre ai 6 no traghettati da Stati Uniti e Italia, sono spuntate 11 astensioni, e pure da Paesi tradizionalmente antisraeliani come Norvegia o Belgio.
«Che si schierassero contro di noi Djibuti o il Bangladesh — confida l'ambasciatore israeliano a Ginevra, Aharo Leshno-Yaar —, lo sapevamo. La nostra paura era che si schierassero anche gli altri ». Non è accaduto. O meglio, non in misura massiccia. Un po' perché solo gli Usa avevano criticato apertamente il Rapporto, ma solo Londra l'aveva difeso. Un po' perché la stessa Autorità palestinese aveva spinto per un rinvio del voto (c'è in ballo il processo di pace e la mediazione di Obama), salvo ripensarci per le proteste di piazza. E poi perché a Ginevra sapevano benissimo tutti che questo voto non porta a granché: in Consiglio di sicurezza, basterà il veto Usa a farlo rimanere un'impallinata a salve, o poco più.
«È vero, sono solo 25 palline — dice Ahmed Tibi, deputato arabo della Knesset —. Ma servono a contare il nostro onore».
CORRIERE della SERA - Francesco Battistini : " Danno di immagine. Ma le astensioni e i no un fatto importante "
Moshe Hirsch
GERUSALEMME — Professore, lei l'ha letto il rapporto Goldstone? «Quasi tutto. E devo dire che nei contenuti è equilibrato: accusa sia Israele che Hamas». Moshe Hirsch insegna diritto internazionale alla Hebrew University e vorrebbe fare una domanda al collega Goldstone: «Perché ha dedicato più pagine a Israele che a Hamas?».
Che valore ha questo voto?
«Una cosa è il Rapporto, un'altra il voto della commissione Onu. Il primo ha un impatto molto negativo e provoca un serio danno a Israele. Goldstone è ebreo, vicino a Israele, rispettato e quindi ancora più credibile. Ma il voto viene da un'istituzione screditata. Il suo giudizio conta molto meno».
Ma dopo questa sconfitta...
«Non è stata una sconfitta. Per Israele, tante astensioni sono un buon risultato. Quel che importava era il voto del mondo occidentale, non del terzo mondo. La vera battaglia diplomatica era lì. Tanto si sa che al Consiglio di sicurezza, poi, il veto americano eliminerà ogni problema».
Un processo internazionale per crimini di guerra è un'ipotesi?
«Minima. Il danno è piuttosto d'immagine. Potrebbero invece aumentare i casi di tribunali inglesi o spagnoli intenzionati a processare politici o ufficiali israeliani di passaggio. Ma questo dipende dal clima internazionale che si respira dopo Gaza, non dal voto Onu».
L'Europa ha posizioni molto differenti, ma stavolta nessuno s'è schierato apertamente.
«Nessuno ha voluto mettere in gioco l'amicizia con Israele per votare una cosa che non avrà conseguenze pratiche. Perfino Londra, che più di tutti condivide le conclusioni di Goldstone, ha preferito prendere le distanze. Gli europei hanno votato in gran parte contro l'adozione del Rapporto. Ma questo non significa che, di quel rapporto, non approvino i contenuti».
La REPUBBLICA - Alberto Stabile : " Onu, primo sì al rapporto Goldstone. Israele: ' Un premio ai terroristi' "
Stabile scrive : " Hamas esulta, visto che dei suoi «crimini di guerra», la pioggia di missili Qassam contro la popolazione del Negev, nessuno a Ginevra ha parlato(...) Il presidente palestinese Abu Mazen, che in un primo momento aveva ceduto alle pressioni israeliane abbandonando il rapporto Goldstone al suo destino, si dichiara adesso soddisfatto ". Lanciare quotidianamente razzi qassam contro la popolazione civile è un crimine, difendersi no. L'utilizzo delle virgolette per i crimini di guerra di Hamas è inapproriato e fuori luogo. Per quanto riguarda la scelta di Abu Mazen di congelare le discussioni sul rapporto Goldstone non dipendeva da pressioni israeliane. Tanto che Abu Mazen è tornato sui propri passi in pochi giorni. Anzi, semmai sono state le pressioni di Hamas e dell'Anp a fargli cambiare idea e ad affossare qualunque negoziato di pace.
Ecco l'articolo:
Abu Mazen
La sconfitta era nell'aria. Giunto il rapporto Goldstone dopo lungo tribolare all'esame delConsiglio periDiritti Umani delle Nazioni Unite, è successo quel che molti si aspettavano. Il rapporto del giudice sudafricano che accusa lsraele e Hamas d'aver commesso «crimini di guerra» durante l'operazione Piombo fuso , è stato approvato a maggioranza. E tuttavia, anche se l'esito della discussione fra i 47 membri del Consiglio, in cui prevalgono i paesi in via di sviluppo e quelli che un tempo si sarebbero chiamati non allineati, era prevedibile, i governanti israeliani hanno reagito con furia definendo la decisione «un incoraggiamento aiterroristi» e»un ostacolo al processo di pace». Adesso il rapporto sarà inviato all'Assemblea generale che, secondo la risoluzione annrovata ieri, dovrà «prenderlo in considerazione». Al segretario generale Ban Ki-moon spetterà di verificare se le parti interessate, Israele e Hamas, adempieranno all'obbligo, anche questo sancito dalla risoluzione, di aprire una loro inchiesta sui reati riscontrati dal giudice Goldstone. Ma se questo non succederà, il rapporto finirà alConsiglio diSicurezza,peressere infine trasferito all'Alta Corte internazionale di Giustizia dell'Aja. Dove, tuttavia è difficile che possa arrivare, essendo prevedibile che, in Consiglio di Sicurezza, gli Stati Uniti faranno scattare il loro veto. Anche se un ministro che conta molto, come quello dell'Interno Yshai, liquida la discussione di Ginevra come «una decisione anti-israeliana presa da un organismo anti-israeliano>., Netanyahu s'è battuto fino all'ultimo perconvincere i paesi amici ad evitare che si andasse al voto. Lo stesso ha fatto il ministro della Difesa Barak, che sulle questioni più delicate agisce come il vero ministro degli Esteri, al posto di un evanescente Lieberman. In una serie di telefonate ai leader di mezzo mondo, il premier ha gettato sul piatto due argomenti. Il primo: il rapporto Goldstone è un premio al terrorismo; se passa potrebbe costituire un precedente in base ai quale nè gli americani in Iraq, nè la Nato in Afghanistan, nè i russi in Cecenia potranno legittimamente lottare contro ilterrore se non rischiando di finire sul banco degli imputati. Il secondo argomento, assai più contingente, era questo: se passa il rapporto Goldstone sarà molto difficile, se non impossibile, al govemo israeliano fare concessioni ai palestinesi. Questi argomenti hanno fatto presa su molti paesi occidentali, a cominciare da Stati Uniti e Italia, che hanno votato contro la risoluzione. Risultato: 25 sì, 6 no e 11 astenuti. Hamas esulta, visto che dei suoi «crimini di guerra», la pioggia di missili Qassam contro la popolazione del Negev, nessuno a Ginevra ha parlato. Il presidente palestinese Abu Mazen, che in un primo momento aveva ceduto alle pressioni israeliane abbandonando il rapporto Goldstone al suo destino, si dichiara adesso soddisfatto. Israele può consolarsi del fatto che l'occidente in un modo o nell'altro s'è schierato a suo favore. Ma il voto per la risoluzione dell'Egitto e della Giordania, gli unici due paesi arabi con cui lo Stato ebraico ha firmato trattati dipace, rappresenta un segnale decisamente negativo. Per non parlare di Russia e Cina. Alla fine, non si pu dire che la tattica scelta da Netanyahu in questa vicenda abbia pagato. Il premier conservatore ha deciso di snobbare la commissione Goldstone, rifiutandosi di collaborare con l'inchiesta. E per questo, la risoluzione di Ginevra contiene anche una censura contro il governo israeliano. Forse è arrivato il momento di abbandonare il muro contro muro' e pensare a muoversi diversamente. Ieri, un annuncio a pagamento del gruppo pacifista Gush Shalom, su Haaretz, diceva: «Dobbiamo investigare i crimini di guerra commessi a Gaza non per l'Onu, non per paura di Goldstone, ma per il nostro auto rispetto e per il futuro d'Israele». Dalle prime reazioni, ilgovemo sembra invece intenzionato a far ricadere sul negoziato coi palestinesi moderati gli effetti collaterali della sconfitta subita a Ginevra. Un negoziato che tuttavia non c'è.
Il MANIFESTO - Michele Giorgio : " Sì al rapporto Goldstone. Israele sotto accusa all'Onu "
Michele Giorgio non riesce a contenere la soddisfazione per l'approvazione del Rappordo Goldstone e il disappunto dovuto al probabile veto degli Usa : "Si tratta di un voto di eccezionale importanza per la riaffermazione della legalità internazionale in Medio Oriente, anche se il procedimento avviato ieri a Ginevra non pare destinato a fare tanta strada, in considerazione del veto statunitense che impedirà un eventuale intervento della Procura internazionale". Giorgio scrive : "L’autodifesa tuttavia non autorizza in alcunmodo che vengano compiuti attacchi contro obiettivi civili, non permette l’uso di armi proibite, come le munizioni al fosforo bianco in aree densamente popolate". Hamas ha usato i civili come scudi umani, ha attaccato la popolazione israeliana lanciando razzi qassam quotidianamente dalla Striscia per anni. Questi sono crimini di guerra. Per quanto riguarda l'utilizzo di armi al fosforo bianco, accusa che Giorgio cavalca spesso e volentieri, è stata smentita dalla Croce Rossa Internazionale.
Ecco l'articolo:
Michele Giorgio
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