Riportiamo dall'OPINIONE di oggi, 28/08/2009, a pag. 11, l'articolo di Michael Sfaradi dal titolo " Angela Merkel e il miraggio della pace ". Dal CORRIERE della SERA, a pag. 19, l'articolo di Mara Gergolet dal titolo " Berlino dona a Israele le «mappe della Shoah» " preceduto dal nostro commento. Ecco gli articoli:
L'OPINIONE - Michael Sfaradi : " Angela Merkel e il miraggio della pace "
CORRIERE della SERA - Mara Gergolet : " Berlino dona a Israele le «mappe della Shoah» "
Mara Gergolet riporta le dichiarazioni di Benjamin Netanyahu e le commenta così : " Tutti in sala capiscono che Netanyahu pensa all’Iran, arriva fino a evocare la minaccia della Bomba, ma trova il buongusto — tra i superstiti della Shoah — di rinunciare a un facile discorso di propaganda anti-ayatollah.". Una frase infelice sfuggita all'inviata del Corriere della Sera. Parlare della minaccia iraniana non significa fare propaganda, bensì fare un discorso lucido e razionale. Invitiamo i nostri lettori a scrivere in questi termini al Corriere della Sera. Ecco l'articolo:
BERLINO — Auschwitz, come l’hanno disegnata gli architetti di Hitler. C’è un grande foglio, porta la data del 14 ottobre 1941, è il «piano generale del campo di prigionia»: le baracche sistemate a gruppi di dieci, «controllate» da una caserma dei kapò disposta in modo perpendicolare. Ci sono gli schizzi della camera a gas: 8 novembre 1941. I crematori. In tutto 29 fogli, i piani originali del lager dove morirono 1 milione di persone, in larga parte ebrei: sono stati scoperti solo un anno fa, e donati ieri a Berlino al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
«C’è gente che nega l’Olocausto », dice Netanyahu, ricevendoli alla Springer Verlag, il gruppo editoriale del giornale Bild che ne è venuto in possesso nell’ottobre scorso. «Vengano adesso a vederli a Gerusalemme, questi piani per la fabbrica della morte». I disegni saranno esposti a partire dal 27 gennaio 2010, il giorno della memoria, allo Yad Vashem, il museo della Shoah di Gerusalemme. «Non dobbiamo permettere che il male prepari lo sterminio degli innocenti — continua —. La barbarie armata non conosce limiti: deve essere disarmata, smilitarizzata in tempo». Tutti in sala capiscono che Netanyahu pensa all’Iran, arriva fino a evocare la minaccia della Bomba, ma trova il buongusto — tra i superstiti della Shoah — di rinunciare a un facile discorso di propaganda anti-ayatollah.
Singolare, la storia di questi documenti. Sono stati trovati in un appartamento di Berlino Est, durante una ristrutturazione e portati alla Bild . Ai margini sono siglati con le iniziali del capo delle Ss Heinrich Himmler e del comandante di Auschwitz, Rudolf Höss. Sul retro, un numero di catalogazione: probabilmente appartenevano, dicono gli storici, all’archivio sul Terzo Reich della Stasi e dopo la caduta del muro sono andati dispersi. Non sono gli unici piani di costruzione di Auschwitz recuperati, l’Armata rossa dopo la liberazione del lager ne trovò alcuni e li portò a Mosca: ma questi sono gli unici che saranno esposti, e per di più in Israele.
«Documenti importantissimi, non solo perché ci consentono di seguire tutto il processo d’ideazione — dice il direttore dello Yad Vashem, Avner Shalev —, ma anche perché ci permettono di portare la progettazione di Auschwitz indietro fino all’autunno 1941». Ben prima quindi (come è ormai provato dagli storici) della Conferenza di Wannsee, dove nella concezione più diffusa fu ideata la Soluzione finale.
«In verità — dice Shalev— lo sterminio sistematico, industriale degli ebrei fu deciso mesi prima da Hitler, lì furono solo impartite le istruzioni a tutti gli alti vertici del Reich». E nel castello di Wannsee Netanyahu ha voluto, prima di ripartire, rendere omaggio all’eccidio del proprio popolo.
E tuttavia, se ogni visita in Germania non può che caricarsi di fortissimi simboli, se la cancelliera Angela Merkel ha ripetuto anche ieri che l’«Olocausto è la responsabilità storica dei tedeschi» che per questo sono vincolati «a difendere Israele», Netanyahu aveva in agenda temi molto urgenti. La ripresa dei negoziati di pace con i palestinesi: e qui ha dovuto incassare la richiesta della Merkel «di bloccare gli insediamenti». Ma soprattutto l’Iran, argomento che — se lasciato solo aleggiare nelle cerimonie pubbliche — è stato al centro degli incontri privati. «Servono sanzioni paralizzanti » contro il regime — ha attaccato Netanyahu —, scegliendo un linguaggio che ricalca perfino nelle parole quello di Hillary Clinton. «Se entro settembre non ci saranno progressi — gli ha risposto la Merkel —, dovremo considerare nuove misure e sanzioni». Un altro segnale che la repressione attuata dal regime di Teheran sta chiudendo la finestra di dialogo con l’Occidente. Parole che Netanyahu voleva sentire e che — insieme ai disegni di Auschwitz — porta a casa come un impegno.
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