Su LIBERAL del 03/06/2009, Michael Sfaradi racconta come Israele, mentre tutti si affannano a dialogare con l'Iran, si stia preparando al peggio. Ecco l'articolo:
Più che volere la pace Israele sta preparando la difesa della popolazione civile; questo è il senso della più importante esercitazione che sia mai stata organizzata nei 61 anni della storia della nazione, giochi di guerra che sono scattati il 30 maggio scorso. Si è voluto artificialmente creare uno scenario che vede lo Stato ebraico sotto un massiccio attacco missilistico con testate convenzionali e con operazioni di soccorso e r ecupero feriti alle quali sono stati interessati gli appositi enti di civili e militari. Nei primi giorni dell'esercitazione soltanto alcune basi dell'esercito, certi ospedali e diversi ospizi, sono stati coinvolti al programma e ad orari prestabili si è provveduto allo spostamento dei degenti all'interno dei rifugi dove si è continuato a prestare i servizi sanitari in una simulazione di stato di emergenza. Il momento più importante però si è avuto alle ore 11.00 del 2 giugno 2009, quando ogni persona residente in Israele ha dovuto interrompere il normale ritmo della vita per calarsi in una situazione virtuale di estremo pericolo. Anche se tutto era programmato e le istruzioni sul comportamento da tenere sono state ripetute fino alla noia, nel momento in cui il suono baritonale delle sirene ha echeggiato nei cieli il nervosismo misto ad ansia ha creato notevoli disagi soprattutto nelle persone anziane e nei più giovani. La parte più importante dell'esercitazione, cioè testare in quanto tempo la maggior parte della popolazione poteva mettersi al riparo è stata, stando ai resoconti del ministero degli interni, un vero successo anche se non si potrà mai prevedere cosa succederebbe nel caso di una condizione di pericolo reale. In passato ci furono degli addestramenti simili a quelli in atto, servivano però a testare l'effettivo funzionamento dei sistemi d'allarme e lo stato di funzionalità dei rifugi. Quello che comunque lascia sconcertati è che mai era stata richiesta la partecipazione della popolazione, nemmeno alle vigilie delle due guerre del golfo contro l'Iraq di Saddam Hussein. Si è trattato dunque di una vera e propria mobilitazione per preparare la gente ad affrontare una situazione non così lontana come si vorrebbe far credere. C'è stata anche la sperimentazione delle nuove tecnologie applicate alla sicurezza, i gestori israeliani di telefonia mobile, ad esempio, hanno creato una centrale in collegamento con il ministero degli interni e da lì riescono ad avvertire i loro clienti e quando scatta uno stato di allarme i normali telefonini diventano una sorta di "guida verso la salvezza" perché nel momento in cui ci si trova in una zona interessata ad un'emergenza squillano come fosse una normale chiamata ma al momento che si risponde si sente il suono delle sirene e subito dopo arrivano messaggi SMS che, in diretta, danno indicazioni e informazioni che riguardano specificatamente la zona in cui ognuno si trova. Ad esempio come arrivare al rifugio più vicino o quale strada usare per allontanarsi e verso dove. Negli attimi di grande tensione avere delle indicazioni precise aiuta anche a superare il panico. Si possono usare diverse chiavi di lettura per capire cosa effettivamente ci sia dietro questa mossa dai contorni decisamente forti, e l'importanza di tutto ciò in un momento politico delicato come quello che stiamo vivendo lo si può misurare dal fatto che le nazioni confinanti, Libano, Siria, Giordania ed Egitto, guardano con estrema attenzione quello che accade in Israele al punto che, nonostante le assicurazioni da parte del governo di Gerusalemme sulla non intenzione di aprire fronti di guerra, il Libano e