Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 10/04/2009, a pag. 51, l'articolo di Alessandro Pasini dal titolo " Il marito ordina e Modawi deve abbandonare il paddock " su Modawi Al Ansari, figlia dell'ex ambasciatore del Qatar che, per compiacere il marito, ha deciso di rinunciare alla sua passione per le moto, dalla STAMPA, a pag. 1-35, l'articolo di Tahar Ben Jelloun dal titolo " Le donne cancellate "sulla condizione della donna in Afghanistan e da LIBERO, a pag. 22, l'articolo di Alessandro Carlini dal titolo " Il leader degli integralisti islamici che vuol portare la Sharia in Italia " con le dichiarazioni del fondamentalista islamico Anjem Choudary, il quale auspica la conquista dell'occidente da parte dell'Islam. Ecco gli articoli:
CORRIERE della SERA - Alessandro Pasini : " Il marito ordina e Modawi deve abbandonare il paddock "
DOHA — Modawi non c’è. La ragazza col velo che girava il paddock suscitando la curiosità degli stranieri e la disapprovazione dei locali stavolta guarderà le corse in tv. Sarà un supplizio ma queste sono le conseguenze dell’amore, come sostiene lei, o forse solo di una discutibile cultura, come invece saremmo portati a pensare noi. Il problema infatti è che Modawi si è appena sposata e suo marito non vuole che frequenti un mondo come quello delle moto: «È difficile convincerlo che non c’è nulla di sbagliato. Gli ho proposto di andare insieme, ma il punto non è quello. Io sarei la sola donna musulmana e i nostri uomini direbbero che lui non sa controllarmi. Capisci?». Difficile, ma giudicare non serve e non si può. Modawi spiega che «non è questione di religione, solo di cultura e tradizione » e non ha dubbi su ciò che è giusto fare: «Con mio marito sono felice, è un good guy», dice nel suo inglese perfetto. Un bravo ragazzo. «L’amore per lui conta più di quello per le moto. Non divorzierò per questo! E poi magari col tempo le cose cambieranno ».
Varrebbe la pena. Perché questa impresa di affari e libertà non può fermarsi ora. Trent’anni, figlia dell’ex ambasciatore del Qatar, nata in Germania con studi in Europa e Giappone, Modawi Al Ansari è arrivata a Doha nel ’99. E qui ha scoperto la passione per la moto. «Piace a tutte le ragazze. Io non ho mai provato, ma qui ci sono tante motocicliste. Non potrebbero, ma col casco chi le scopre?». Così, quando nel 2004 è stata aperta la pista di Losail, nel deserto fuori Doha, Modawi ha contattato l’ambiente che, straniero, l’ha accolta con curiosità ma senza problemi: «Arrivavo con la mia Porsche Cayenne e dicevano: ma chi è quella?».
Quella è una tipa sveglia che, tempo qualche mese, ha aperto un negozio di accessori per moto, il Pit Stop Qatar, e messo in piedi un team di Superbike: 4 piloti locali, staff di 5 persone, molte vittorie, altrettanta perplessità diffusa. «La Federazione non mi vede bene». Così («La crisi si sente pure qui») quest’anno il team si è fermato in attesa di tempi migliori: «Costa 150-250 mila euro. Senza sponsor, dovrei metterli io. Beh, non amo le moto così tanto...».
Anche il Pit Stop ha chiuso, ma solo per spostarsi nel centro commerciale che il marito aprirà fra breve. «Io intanto — sospira lei — frequento una scuola di moda».
Questo tranquillizzerà gli uomini, ma loro devono sapere che Modawi non molla. Lei ricorda felice i tanti piloti conosciuti («I preferiti? Capirossi e Checa»), rivendica orgogliosa il ruolo di unica «self made woman» locale («Tante donne qui fanno business, ma l’hanno ereditato dalla famiglia o hanno sposato un marito ricco») e spiega lucida: «Le passioni non vanno mai nascoste, ma ogni matrimonio richiede qualche compromesso, anche da voi. In futuro si vedrà. E comunque il business si può fare anche senza andare in pista. Semplice, no?». Chissà. Lo scoprirà domenica, davanti alla tv, quando l’aria e la nostalgia le porteranno in casa il suono delle moto nel deserto. «Ma non tiferò Rossi. Troppo facile. Io sto con chi deve lottare per conquistarsi qualcosa». E su questo pochi se ne intendono come lei
La STAMPA - Tahar Ben Jelloun : " Le donne cancellate ".
L'autore, abituato da sempre a criticare ebrei e Israele, cade involontariamente in un errore grossolano, anche se commesso in difesa dei diritti della donna. Scrive infatti il nostro "Contro il rifiuto, la violenza. I fondamentalisti hanno un vero problema con la donna e la sua sessualità. Vale per l’ebraismo, per il cristianesimo come per l’islam:" Ma quando mai ! soltanto una difesa stolta e ridicola dell'islam può paragonare la condizione della donna nei regimi islamici con quella delle società cristiane o, per quanto riguarda gli ebrei, a Israele. E' ora che questa solfa delle "tre religioni monoteiste" si sgonfi. Nelle società democratiche si è sviluppata la modernità, in quelle dell'islam siamo nella preistoria. Pretenderlo da Ben Jelloun è troppo, ce ne rendiamo conto, ma che qualche nostro lettore glielo ricordi scrivendo alla STAMPA non sarebbe male. Ecco l'articolo:
LIBERO - Alessandro Carlini : " Il leader degli integralisti islamici che vuol portare la Sharia in Italia "
«Oggi è un bel giorno per la Sharia». Mi accoglie con queste parole Anjem Choudary, il leader dei gruppi integralisti islamici di Londra, come lo definisce il Times. Di origine pachistana, 42 anni, esperto di legge (islamica), è l'erede di Omar Bakri, il predicatore espulso dal Regno Unito che tuttora dal Libano diffonde il suo messaggio alle conferenze sull'Islam che vengono organizzate nella capitale britannica.
Choudary, criticato dai media britannici, ha accettato di concedere un'intervista in esclusiva a Libero. L'incontro è fissato in un bar gestito da un algerino, nella zona di Leyton, cuore islamico dell'East London: proprio in quella zona si sono concentrate negli ultimi tempi le indagini dell'antiterrorismo britannico. Poco prima di incontrarci mi chiama, indicandomi un altro luogo per l'appuntamento. Barba lunga, veste bianca, Choudary si sente a casa. La polizia sta investigando su di lui, ma non si nasconde. «Tutti i Paesi del mondo dovrebbero adottare la Sharia», afferma, «e prima o poi lo faranno». Fra una citazione e l'altra, e un ringraziamento ad Allah, parla di Roma e dell'Italia, che dovranno essere conquistate dall'Islam. Ma come, gli chiedo? I metodi sono diversi, spiega, e vanno dall'affermazione della religione islamica, per esempio con la crescita della popolazione musulmana, fino all'uso della violenza: «Uno Stato islamico straniero, ad esempio, in futuro potrebbe invadere l'Italia». La minaccia potrebbe arrivare da uno Stato dell'Africa del Nord: Choudary non ha dubbi, prima o poi la bandiera dell'Islam sventolerà a Roma, come su Downing Street.
Di recente è stato accusato di raccogliere denaro per i terroristi che operano in Iraq e Afghanistan, lui nega tutto, ma li sostiene moralmente. «Come reagiresti se ti attaccassero? Anche tu combatteresti», dice, riferendosi a quelli che per lui restano “mujaheddin”. Non solo, rincara la dose, «Al Qaeda sta avendo un grande successo contro gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, i mujaheddin si sono affermati in alcune zone dell'Iraq e dell'Afghanistan». Ma la “jihad”, la guerra santa, non è solo “difensiva”. Prima Choudary dice che Bin Laden - da lui definito come “sceicco” - ha offerto più volte una tregua alla coalizione impegnata nella guerra al terrore. Ma il ritiro delle truppe dai luoghi sacri dell'Islam non fermerebbe il conflitto: perché l'Islam passerebbe poi all'attacco. E nuovi attentati terroristici saranno parte di questo conflitto. «Dall'MI5 alle autorità americane, tutti pensano che ci saranno nuovi attacchi, ed eventi come l'11 settembre e il 7 luglio si ripeteranno perché le cause di quegli atti sono tuttora esistenti. È solo questione di tempo». Tutto questo per arrivare a un giorno in cui la legge islamica sarà ovunque: «È la migliore alternativa all'attuale società, in cui dominano i crimini di ogni genere, dagli stupri, agli omicidi, alle rapine». Choudary è convinto che nella sua società regnerà invece l'armonia, che non ci saranno poveri, proprio perché verrà data assistenza a tutti. Viene spontaneo chiedergli che cosa accadrebbe, ad esempio, a un ladro, all'interno del suo Stato ideale: «Non c'è dubbio, gli verrebbe tagliata la mano».
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