'In Afghanistan l’Italia non starà a guardare'
La lettera del ministro Frattini sulla legge che legalizza lo stupro della propria moglie
Testata: Corriere della Sera
Data: 03/04/2009
Pagina: 19
Autore: Franco Frattini
Titolo: Frattini: 'In Afghanistan l’Italia non starà a guardare'

In Afghanistan è legale stuprare la propria moglie. Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 03/04/2009, la lettera del ministro Frattini dal titolo " Frattini: 'In Afghanistan l’Italia non starà a guardare' " che chiarisce la posizione dell'Italia nei confronti dell'Afghanistan.

Caro Direttore, Ho apprezzato lo spirito, gli interrogativi e le considerazioni dell'articolo di Pierlui­gi Battista. In effetti, già il 31 marzo scor­so a l'Aja durante i lavori della Conferen­za internazionale sull'Afghanistan io stes­so avevo posto con una forza che purtroppo la stampa non ha completamente sottolineato il problema dei diritti delle donne afghane. L'ho fatto, in realtà, in buona compagnia; con Hillary Clinton, anzitutto, e con i colleghi finlandese e norvegese, da sempre giustamente attenti alla difesa dei diritti delle persone.
Le autorità afghane dovranno rispondere. Il loro futuro di­pende dal (necessario ed anche nel nostro interesse) soste­gno della comunità internazionale per il consolidamento istituzionale, la sicurezza, la ricostruzione civile. E l'Ita­lia, tra i primi contributori della Nato, dell'Europa sia in campo civile che militare, ha anche la responsabilità di co­ordinare il sostegno alla riforma giudiziaria, dei codici, dei criteri di formazione dei magistrati.
Ci rallegrammo, qualche anno fa, per l'entrata in vigore della Costituzione afghana; in essa, osservammo, i diritti delle donne sono — come nelle democrazie — eguali a quel­li dell'uomo. E non abbiamo «imposto» quel principio, che allora il presidente Karzai invocò come una delle chiavi di­mostrative del progresso democratico del suo paese.
Non accettiamo un ritorno indietro; non accettiamo la sot­tomissione della donna come vorrebbe chi predice visione distorte dell'Islam, o come vorrebbero i talebani che sono stati artefici di devastazioni e dolore per il popolo afgha­no.
Il presidente Obama sarà, in questo principio, fermo e chiaro, come lo è stata Hillary Clinton. E l'Italia dirà, con amicizia, alle autorità afghane, che le nostre donne e i no­stri uomini, tanto impegnati per portare là sicurezza e pro­sperità economica, non assisteranno in silenzio alla propa­gazione di regole che violano diritti assoluti e fondamenta­li delle persone umane.
La tolleranza verso lo stupro di una moglie da parte del marito non si può «accettare» in nome di un preteso «ri­spetto della religione altrui». Anzitutto perché accanto a chi - come il dottor Ramadan- riferisce detto principio a una regola del Corano, vi sono altrettanti — e altrettanto o forse più prestigiosi — pensatori musulmani contempo­ranei che non se la sentono di accostare la loro religione ad atti di violazione grave dei diritti fondamentali della don­na. E poi perché, comunque, se il dialogo tra culture e reli­gioni implica rispetto reciproco, non ci si può chiedere di accettare, con un silenzio compiacente, la violazione di di­ritti che non sono e non dovrebbero essere mai «negoziabi­li », quali la vita, la dignità umana, l'eguaglianza tra don­ne e uomini.

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