Diciamo la verità. Quando Il Riformista ha deciso di scegliere come
collaboratore fisso Tariq Ramadan siamo stati in tanti a rimanere
sconcertati, anzi attoniti. Che Antonio Polito sia un galantuomo al
disopra di ogni sospetto è talmente indiscutibile che ne abbiamo avuto
puntualmente la prova oggi, con la pubblicazione di un efferato
articolo di Ramadan che ribalta su Israele la solita efferata accusa
di "genocidio", accompagnato dalla replica di Polito dal titolo
significativo "Un discorso di odio per Israele". Tanto è ineccepibile
e completa la risposta di Polito che - malgrado la voglia di dirne
quattro all'agitatore professionale - non ci sembra si debba
aggiungere una sola parola.
Piuttosto bisognerebbe toglierne qualcuna, e queste parole in più
spiegano la trappola in cui è caduto in perfetta buona fede e con le
migliori intenzioni Polito dopo tanti altri prima di lui, da Tony
Blair al Papa che, se non sbagliamo, ha recentemente ricevuto
l'intellettuale boicottatore.
Scrive Polito che «il dialogo culturale è utile se si fa tra chi è in
disaccordo, non tra chi concorda» e persiste ad «apprezzare lo sforzo»
di Ramadan di «costruire un islam europeo, che sappia convivere con i
popoli di questo continente nel rispetto reciproco: religioso,
politico e civile».
Bene, qui non ci siamo. Quali altre prove sono necessarie per capire
che Ramadan non mira a costruire alcun islam europeo che sappia
convivere con i popoli di questo continente nel rispetto reciproco?
Ramadan lavora - per la verità assai efficacemente, come si vede - per
insediare in Europa un islam attaccato alle sue tradizioni e alle sue
regole, incluse forme di legislazione separata basata sulla sharia,
che lungi dal concedere spazi e rinnovarsi in senso modernistico, mira
a togliere spazio e a ghettizzare le forme di convivenza basate sui
diritti civili che l'Europa si è conquistata a caro prezzo e che, con
tutti i loro difetti, costituiscono la migliore difesa della dignità
delle persone. Ramadan lotta per islamizzare l'Europa e non per
rendere l'islam compatibile con le tradizioni culturali, giuridiche ed
etiche europee. Ed è animato da un odio antiebraico - e, in seconda
battuta, anticristiano - forsennato.
È difficile stimare quanti siano i musulmani aperti a un vero dialogo.
Di certo non sono pochi. Ma Ramadan non è uno di questi. Prima lo si
capirà e meglio sarà. Altrimenti si rischia di trovarsi nella
situazione del Riformista, e cioè di fornire una tribuna all'odio,
pubblicando - pur prendendone le distanze - un articolo che potrebbe
essere condiviso riga per riga da Ahmadinejad.