Sulle polemiche nate dopo il mantenimento dell'intenzione del Vaticano di procedere nel processo di beatificazione di Pio XII, escono oggi, 20/12/2008, due articoli. Il primo, una intervista di Giulio Meotti a Giorgio Israel sul FOGLIO a pag.2, nel quale riporta anche le opinioni di Rav Di Segni e rav Arbib. Il secondo, su REPUBBLICA a pag. 47, un articolo di Orazio La Rocca, che rievoca l'ultimo scritto di Papa Roncalli prima della morte. Un testo che alcune autorità vaticane dovrebbero leggere e meditare prima di esaltare il comportamento della chiesa cattolica nei confronti degli ebrei dopo duemila anni di persecuzioni. Ecco il primo:
IL FOGLIO - Giulio Meotti: " Le difficoltà ebraiche con il Papa della Dominus Jesus, parlano i rabbini "
Roma. E’ sulla preghiera del venerdì santo e sulla causa di beatificazione di Pio XII che nelle scorse settimane si è innescato un moto di inimicizia fra la chiesa cattolica e il mondo ebraico. Ne parliamo con due fra i maggiori rabbini italiani e con il saggista Giorgio Israel, che sul Corriere della sera assieme a Guido Guastalla ha criticato la decisione del rabbinato di sospendere la giornata del dialogo. “L’importante è che si discuta”, ci dice il rabbino di Roma, Riccardo Di Segni. “E’ un rapporto che ha difficoltà oggettive legate alla storia e alla teologia cattoliche. E che emergono nei momenti di crisi. Karol Wojtyla era cerimoniale e spettacolare, Joseph Ratzinger ha un altro modo di comunicare. Questo Papa ha spinto per un miglioramento dell’atteggiamento della chiesa verso la questione della sicurezza dello stato d’Israele. Benedetto XVI è però convinto che gli ebrei, come depositari della prima alleanza, debbano sempre arrivare alla verità salvifica del cristianesimo, fino all’eskaton, la fine del mondo. E’ il pensiero del Papa della ‘Dominus Jesus’. Il problema è come conciliare questa affermazione di supremazia con la comunicazione con il mondo. E se la prima esigenza diventa centrale, non resta altro spazio”. Di Segni rintraccia un problema latente nel silenzio del cristianesimo sullo sterminio degli ebrei. “Esiste una grande sensibilità del mondo cattolico per i diritti umani e la chiesa di oggi non è quella di un tempo. Ma un conto è affermare i diritti umani in tempo di quiete, altra cosa era farlo allora, durante la guerra. E un tempo costava”. Anche secondo Alfonso Arbib, nuovo rabbino capo di Milano, la situazione attuale è “una pausa di riflessione, non vogliamo interrompere il dialogo. Ma c’è stato un problema e si è trattato di un incidente che ha dimostrato una scarsa e profonda insensibilità cattolica. La rivendicazione dell’identità cattolica è forte nel Papa e non ho da obiettare, è legittima. Ma si deve tener conto anche delle sensibilità altrui. L’incidente sulla preghiera del venerdì, più che una scelta, è stato un problema di scarsa sensibilità verso l’ebraismo. I cattolici non possono chiedere la conversione. Ci sono invece elementi comuni da cui bisogna partire per accettare le differenze”. Anche Arbib giudica irrisolto il nodo della Shoah, come quello su PioXII. “Il silenzio europeo durante la Shoah è stato doloroso e problematico. I maestri dicono che ci possono essere ottime ragioni per non reagire davanti all’ingiustizia. Ma se veramente quell’ingiustizia è inaccettabile, io reagisco. Il problema del silenzio è quanto tutto ciò fosse inaccettabile”. Giorgio Israel parte da una prospettiva diversa, legge la crisi del dialogo dal punto di vista di un’involuzione dell’ebraismo italiano. “A mio giudizio il pontificato ha impostato il dialogo in modo corretto, ma tende anche a riaffermare con forza l’identità cattolica. E persino sul pianto rituale, con la preghiera del venerdì santo. E’ difficile da accettare dal punto di vista ebraico, perché avviene in un momento in cui da alcuni anni l’ebraismo italiano è entrato in una fase identitaria marcata, basata sul recupero dell’ortodossia. Secondo me questo irrigidimento del rabbinato finirà per condurre a un lento azzeramento dell’ebraismo italiano. C’è una pesantissima mentalità da ghetto che dimentica il profetismo messianico che parla a tutti. Per Gershom Scholem l’ebraismo si è retto sulla siepe della Torah e sull’utopia messianica, come quella sionista che guarda al futuro. E quella più vitale è stata questa”. Secondo Israel, il dialogo deve partire dal libro di Ratzinger su Gesù. “Dalla conversazione con il rabbino Jacob Neusner. Ratzinger dice che se il cristianesimo perde il rapporto con l’ebraismo, smarrisce se stesso. E’ il terreno su cui incontrarsi. Ma questo ritorno fortissimo dell’ortodossia ebraica è pericoloso. E’ la fine del modello italiano che fu di Elio Toaff. In altri paesi, come negli Stati Uniti, si può essere ebrei in molti modi senza che ti vengano a chiedere conto. In Italia c’è un indurimento forte contro i matrimoni misti. E il numero degli iscritti sta precipitando. In Francia le comunità ebraiche invece accolgono tutti”. Quanto al tema della preghiera del venerdì, Israel dice: “Capisco la paura delle conversioni forzate, anticamente efferate. Oggi il contesto è rassicurante, anche se non nascondo che ci sia un certo antigiudaismo cattolico. Ma si deve favorire il proseguimento del rapporto. E’ debolezza la paura di essere convertiti. Da un lato c’è una mutilazione culturale drammatica con la chiusura alla chiesa. E dall’altro la parossistica apertura del rabbinato all’islam”. (gm)
La Repubblica- Orazio La Rocca: " Giovanni XXIII, prego per gli ebrei"
| Ormai anziano e ammalato il Papa del Concilio pochi giorni prima di morire volle chiedere perdono al popolo ebraico vergando un testo rimasto inedito |
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