A fronte di risultati positivi sul piano della conoscenza dei fatti storici, che certamente ci sono, occorre prendere atto di risvolti molto negativi. Provo ad elencarne alcuni. In primo luogo, l’elevazione della Shoah a tragedia assolutamente unica e inconfrontabile con qualsiasi altro evento avvenuto nella storia o (come qualcuno si spinge sconsideratamente a dire) che avverrà. Ciò è fonte di due reazioni diverse e parimenti patologiche: l’irritazione nei confronti della tragedia ebraica perché oscurerebbe altri stermini presentandoli come meno meritevoli di considerazione e di pietà; la tendenza a riferirsi alla Shoah come modello ed emblema di qualsiasi cosa si voglia condannare nei termini più forti, non essendovi nulla di più efferato di essa. Di qui, con apparente paradosso, la banalizzazione della Shoah di cui si danno manifestazioni sempre più frequenti: dal caso degli insegnanti che sfilano con la stella gialla appuntata al petto volendo significare che il governo sta preparando la loro strage, a quello dell’ex ministro dell’università Mussi che proclama che «è in atto un Olocausto di migliaia e migliaia di ricercatori». Inoltre, questa riduzione della Shoah a evento metafisico o a simbolo di qualsiasi cosa vada storta, allontana all’infinito il riferimento concreto agli ebrei, e persino lo trasforma in qualcosa di negativo, quando – come accade spesso nelle suddette manifestazioni – si coglie l’occasione per rimproverare agli ebrei vivi di fare oggi agli altri (nella fattispecie i palestinesi) quel che patirono i loro morti. E anche quando gli ebrei vivi non sono visti così negativamente, finiscono con l’apparire come strani esseri la cui prevalente funzione è quella di sacerdoti del ricordo dell’ingiustizia subita, anziché persone concretamente inserite nella realtà storica attuale e portatrici di una cultura viva e di valore universale.
Il discorso è complesso. Ma sarebbe saggio rifletterci seriamente e in fretta. Forse occorrerebbe concentrarsi su poche iniziative realmente efficaci: strutture stabili come il costituendo museo della Shoah e un insegnamento storico serio inserito nei programmi scolastici. Bisognerebbe invece tagliare drasticamente gli “eventi”, che sono per lo più fiere di vanità per oratori animati da interessi di altra natura e sperpero di denaro pubblico; come lo è la stragrande maggioranza degli “eventi” che affliggono la cultura e la scuola.
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