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Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, lettera e risposta di Sergio Romano. Il nostro commento è di danielle Sussmann. Al quale nulla aggiungiamo. Vorrei saperne di più sull'argomento storico toccato dal Papa: la carestia e l'eccidio in Ucraina provocati da Stalin; e stamattina ho aperto ansioso il Corriere. Mi è parso strano non trovare neppure la notizia del discorso. Non si vuole infierire sulla nostra sinistra?
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Danielle Sussmann- "Sergio Romano, un ritratto"
Per la serie dell’ “errare humanum est, perseverare diabolicum est”, Sergio Romano insiste a fare riferimenti ad Israele, in questo caso alla sua legittimità ad esistere (replica del 29.11.2008 a lettera sulla grande carestia ucraina), anche quando nulla c’entrano con i temi che affronta. Ci si rende conto che per Sergio Romano - Shoah, Holomodor (la grande carestia ucraina) e le tragedie umane in genere - non rappresentino che episodi storici fini a sè stessi, seccanti, da dimenticare. La malignità dell’approccio di Romano a questi drammatici eventi, sfruttati solo per far quadrare i suoi teoremi, dimostra l’assenza di onestà intellettuale e diverse lacune storiche. Continuare a sostenere che la memoria della Shoah sia diventata il titolo di legittimità dello Stato di Israele, costringe la scrivente ad invitare l’ex ambasciatore a studiare la storia, anziché riferirsi solo ai virtuosismi intellettuali di pochi e di politiche distorte, rispetto ai documenti e alla maggioranza degli storici. Storici affermati, non dilettanti come Sergio Romano. Israele ha una legittimità già nella Dichiarazione Balfour del 1917 e nella Società delle Nazioni del 1922. Basti guardare alle Nazioni votanti all’ONU nel novembre del 1947, per rendersi conto che la sua terza legittimazione, Israele non l’ha avuta “grazie” alla Shoah. Lenin e Goebbels hanno dimostrato che bugie ripetute più volte diventano verità. Ma la verità emerge sempre e, grazie al cielo, da istituzioni ben più solide ed etiche di Sergio Romano e di quelle politiche che sostengono il falso, a lui tanto care. Come per gli ebrei è impossibile dimenticare persecuzioni secolari e la più recente Shoah, è altrettanto giusto per l’Ucraina pretendere il conto della storia sull’orribile periodo della carestia che ha subito a causa di Stalin. Inoltre, con la Russia, la questione è ben più ampia di questa giusta rivendicazione. Romano persevera a trattare “storicamente” temi che dimostra di non conoscere, salvo che superficialmente e nella loro distorta politicizzazione, con cinismo arrogante.
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