Un’ ulteriore notizia positiva è la dichiarazione di un mese fa rilasciata dal leader del movimento di liberazione sudanese, Abd Al-Wahed Al-Nur: gente del Darfur e del Sudan è andata a stabilirsi in Israele - ha detto - dove lavora, studia e vive in condizioni di parità. Questa è la normalizzazione fra i popoli. Se andremo al potere, lo dico chiaro e forte, ha proseguito, procederemo anche alla normalizzazione fra stati aprendo un’ambasciata israeliana a Khartoum.
Infine, fra le notizie positive, ha suscitato molto interesse nei media il fatto che pochi giorni or sono il presidente israeliano ed il re saudita abbiano mangiato e conversato alla stessa tavola (forse pensando ad Obama), meno invece che alla sessione del Parlamento Europeo dedicata al ricordo della Notte dei Cristalli hanno partecipato, accanto agli israeliani, i rappresentanti ufficiali di molti governi arabi ostili ad Israele dalla Libia alla Siria all’Arabia Saudita.
Non tutto, purtroppo, si muove tuttavia in una direzione positiva ed incoraggiante.
Nelle recenti elezioni municipali israeliane il Movimento Islamico ha ottenuto successi e seggi in tutte le 9 località arabe in cui si era presentato; nelle elezioni precedenti del 2003 si era presentato in 12 località ma aveva ottenuto seggi in 7 soltanto. Nel sud ha ottenuto un successo importante nella principale città beduina del Negev, nel nord ha mantenuto il predominio dell’ala radicale ad Umm el-Fahm. Ha invece perso seggi nella regione dello Sharon e non ha più la maggioranza che deteneva a Nazareth.
Non si può concludere una panoramica della regione senza almeno un cenno a Gaza. Della rottura della tregua si sono già occupati molti analisti, ma forse una notizia quasi folcloristica consente di completare questo quadro. I tunnel scavati tra Gaza e l’Egitto, si sa, avevano lo scopo di far arrivare armi e munizioni ad Hamas; successivamente ne sono stati scavati altri verso Israele, allo scopo di consentire rapimenti ed attentati contro gli accampamenti militari. Ma anche la funzione dei tunnel sta cambiando. Cibo, carburante e beni voluttuari sono oggetto di contrabbando oramai più delle armi. Quando Israele, in risposta agli attacchi coi razzi su Sderot, ha tagliato i rifornimenti di carburante gli abitanti di Gaza hanno costruito delle tubazioni sotterranee con le quali si rifornivano in Egitto (pagando la metà di quanto pagavano ad Israele). Ed ora i tunnel sono circa mille, progettati da ingegneri, dotati di luce e telefono; un operaio che scava tunnel guadagna fino a 1.000 € al mese. Attraverso questi tunnel entrano a Gaza quantità industriali di profumi, sigarette, pecore e capre, e Viagra. E 17 contrabbandieri, morti sotto tunnel crollati mentre li stavano scavando, sono stati dichiarati “shahids”, martiri.
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