Gentile Dario Bazec,
leggo le sue critiche relative a due inconsistenti miei “errori”. La prima, sta nel non aver io evidenziato il ruolo delle suore o monache: semplicemente le consideravo un uno con i preti e i frati, senza contare che il clero femminile ha sempre avuto un ruolo subalterno verso quello maschile. Di fatto, abbiamo molta più autonomia sul versante maschile del clero che in quello femminile. Sappiamo che molti conventi monastici femminili hanno dato asilo agli ebrei, ma spesso per voto di obbedienza, senza dimenticare le direttive tese a convertire i bambini ebrei, orfani in particolare (secondo la tradizionale cristianizzazione forzata della Chiesa). La seconda, è effettivamente un’argomentazione inconsistente e ridicola, ma da parte sua, nell’aver dato una distorta consecutio alla mia frase. Di certo, su un impegnativo lavoro di ricerca, ricevere critiche tanto banali, fa cascare le braccia come si suol dire. Il pangermanismo di Pacelli è acclarato da tutte le fonti storiche. Fu il primo nunzio (1920) per l’intera Germania, appena uscita dalla disfatta totale della guerra ‘15-’18, da un umiliante Trattato di Versailles, perciò Pacelli ha vissuto tutto il periodo della ricostruzione e dei fermenti della Germania, e la realtà politica della Repubblica di Weimar. Come Segretario di Stato - dal 7 febbraio 1930 – in tre anni, dapprima negoziò diversi concordati: con il Baden nel 1932, con l’Austria nel 1933, con la neo Jugoslavia nel 1935. Il 20 luglio 1933, con la Germania di Hitler, è il più discusso. Ma, se andiamo a vedere i precedenti concordati, sono tutti governi filonazisti. La neo Jugoslavia, allora nella sua prima entità politica (Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni proclamato il 1º dicembre 1918 sino al 3 ottobre 1929, per poi assumere la denominazione ufficiale di Regno di Jugoslavia fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale nel 1945) era filonazista; l’Anschluss con l’Austria si poté avere senza spargimenti di sangue, per la naturale e spontanea adesione del paese al nazismo; altrettanto, l’allora autonomo stato del Baden, che ebbe una particolare attenzione e suddivisione di controllo da parte dagli Alleati, prima di diventare il Baden-Wurttemberg. Pacelli venne a patti con il nazismo, fino a prova contraria per tutelare istituti e scuole religiose, ma anche per interessi politici: sono note le pressioni della Chiesa su Hitler perché aiutasse i falangisti di Francisco Franco a rovesciare il governo liberal-socialista in Spagna. Si spiega così l’ormai ampio rifiuto ad ogni ingerenza della Chiesa di Roma in quel Paese. E’ noto che Pacelli, successivamente Pio XII, nutrì una viscerale ostilità contro ogni forma di socialismo e contro il comunismo. Quanto l’associazione ebrei=comunismo abbia giocato un ruolo nel suo segretariato e pontificato, per ora non ha una consistenza documentata conosciuta, ma non possiamo credere che non abbia influito sul suo silenzio sugli “ebrei”. L’enciclica del 1937, di Pio XI, dal titolo “Mit brennender Sorge”(Con viva preoccupazione), segue decine di note di protesta sulla violazione del Concordato tra Vaticano e Germania di Hitler. Ma è proprio dal 1937 al 1939 che si stabiliscono le differenze tra Pio XI ed Eugenio Pacelli. Pio XI è per la rottura con la Germania, mentre il suo Segretario di Stato è sempre deciso a seguire una via diplomatica di mediazione con il regime nazista, che cercherà di recuperare ansiosamente appena diventerà pontefice. Vero che il Nunzio Apostolico ha l’equivalenza ufficiale d’Ambasciatore. Ma il potere del N.A. è molto più sostanziale e ampio, perché influisce anche sui credenti. Pertanto è ancor più consistente di quello dell’Ambasciatore Plenipotenziario di uno stato.
Cordiali saluti,
Danielle Sussmann