Sulle difficoltà di Tzipi Livni di formare un nuovo governo, due articoli che informano oggi, 25/10/2008. Sul RIFORMISTA, Anna Momigliano, e sul CORRIERE della SERA di Davide Frattini, a pag.15, dal titolo " Israele, il no degli ortodossi alla Livni " che pubblichiamo. Segue, sempre dal CORRIERE della SERA un breve articolo dell'inviato in Egitto Roberto Zuccolini per l'incontro tra Mubarak e Napolitano, un pezzo troppo edulcorato. Ignora l'espulsione degli ebrei di origine italiana dopo la proclamazione dello Stato di Israele nel 1948 e dopo la guerra dei sei giorni nel 1967. Per gli ebrei, l'Egitto non fu mai terra d'asilo, al contrario di quanto scrive Zuccolini. Ecco i due pezzi:
Israele, il no degli ortodossi alla Livni |
||||||||
| Dietro il fallimento delle trattative, l'ombra del rivale Netanyahu | ||||||||
Lo staff della premier incaricata accusa il leader del Likud di trattative segrete con i religiosi per far naufragare i negoziati DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME — Come Alice. «Tzipi ha intrapreso un viaggio nel Paese delle meraviglie — scrive Nahum Barnea — una terra sconosciuta dove ha incontrato immoralità, stupidità, arroganza, condiscendenza, crudeltà. E si è rimpicciolita». La prima firma del quotidiano Yedioth Ahronoth, il più venduto, ha scelto un racconto d'infanzia per raccontare la politica israeliana che sembra non diventare adulta. «Che Livni venga incoronata lunedì primo ministro o che resti una candidata, l'ambizione di formare un governo con qualità diverse — pulizia, onestà, concretezza — è svanita». Le possibilità di prestare giuramento lunedì da premier — la prima donna in 34 anni, dai tempi di Golda Meir — si è allontanata, quando lo Shas ha annunciato di non voler entrare nella coalizione. Eli Yishai, il leader del partito ultraortodosso, ha usato le ultime ore prima del riposo di Shabbat per decretare il tramonto nei negoziati. «Ci siamo basati sui nostri principi. Non possiamo essere comprati e non possiamo svendere Gerusalemme», ha commentato il ministro dell'Industria, riferendosi alle trattative con i palestinesi e all'ipotesi di una divisione della città. Nelle discussioni con Livni, i religiosi hanno seguito i dettami del rabbino Ovadia Yosef, 88 anni, capo spirituale della formazione. Lo Shas chiedeva un aumento nella finanziaria per gli aiuti alle famiglie povere con molti figli e un'estensione dei poteri delle corti rabbiniche. Livni — rivela il quotidiano Haaretz — sarebbe stata pronta a concedere la giurisdizione sulle dispute civili tra le coppie, come le cause di proprietà. Nel 2006, il partito ultraortodosso aveva già tentato di ottenere più poteri per i giudici religiosi, ma era stato respinto da Ehud Olmert, il premier dimissionario, e dai laburisti: l'accordo avrebbe intaccato i diritti degli israeliani laici. Giovedì, il primo ministro incaricato aveva lanciato un ultimatum: coalizione stabile o elezioni anticipate. Domani si presenta dal presidente Shimon Peres con la decisione, il passo finale della crisi aperta dalle dimissioni di Olmert, coinvolto in uno scandalo per corruzione. L'ex avvocato e agente del Mossad potrebbe ancora tentare la strada di un governo di minoranza (con i laburisti, i Pensionati, forse Meretz) e l'appoggio esterno dei parlamentari arabi. Sta anche negoziando con un altro partito ultraortodosso, che le garantirebbe i deputati per sopravvivere. L'idea di una coalizione ristretta sarebbe osteggiata da Shaul Mofaz — sconfitto da Livni alle primarie di Kadima — e da altri leader del partito. Mofaz ha tentato di convincere lo Shas a entrare nel governo e i religiosi potrebbero ancora cambiare idea. Yishai ha fatto capire di non volere le elezioni anticipate: «La decisione è nella mani di Kadima. Se accettano le nostre condizioni, non si andrà al voto». I consiglieri di Livni accusano Benyamin Netanyahu di avere offerto allo Shas — in cambio del no — gli aiuti alle famiglie che lui stesso aveva tagliato da ministro delle Finanze. «Netanyahu è consapevole che le elezioni sarebbero in questo momento un problema per il Paese, però sono la scelta migliore per lui e per il Likud», commenta Yoel Hasson, parlamentare di Kadima e alleato di Livni. «Anche adesso che è stata bastonata — continua Barnea nell'editoriale — Tzipi rappresenta il politico più positivo in circolazione. Possiamo credere che quando ha preferito formare un governo piuttosto che andare alle elezioni, stesse pensando alle decisioni difficili da prendere nei prossimi mesi: la crisi economica e la minaccia iraniana. Ha dimostrato di essere virtuosa e di amare la patria. Nel gioco crudele che ha scelto, l'innocenza non basta». Lunedì la Knesset inaugura la sessione invernale. Sui biglietti d'invito, con la scaletta del programma, i nomi sono rimasti in bianco, si leggono solo le cariche. Gli israeliani non sanno ancora chi sarà il primo ministro ad aprire i lavori parlamentari, Ehud Olmert (che resterebbe in carica ad interim) o Tzipi Livni. Davide Frattini Eli Yishai Leader del partito ultraortodosso Shas che rifiuta di entrare nella coalizione Benyamin Netanyahu Capo del partito conservatore Likud ed ex primo ministro ❜❜ Tzipi ha intrapreso un viaggio nel Paese delle meraviglie, dove ha incontrato immoralità, stupidità, arroganza, condiscendenza, crudeltà. E si è rimpicciolita Nahum Barnea In trincea Tzipi Livni, 50 anni, ex avvocato e agente del Mossad, è leader di Kadima e premier designata (Armangue/Ap) |
||||||||
![]() |
||||||||
![]() |
||||||||
![]() |
||||||||
|
||||||||