Ecco l'articolo:
Ecco l'articolo:
Il Premio Exodus è il riconoscimento a figure che si sono spese nel
campo della solidarietà e del dialogo ed è ispirato alla vicenda della
famosa nave Exodus che condusse a Haifa tanti scampati ai campi di
sterminio nazisti. Non a caso, l’anno scorso fu premiato Yossi Harel,
comandante della nave, poi deceduto. Quest’anno, il premio è alla sua
ottava edizione – ricordiamo che esso è promosso dalla Regione Liguria
e dal Comune di La Spezia – e sarà assegnato al direttore d’orchestra
Daniel Oren e a Corrado Augias. Il Premio Exodus alla carriera sarà
invece assegnato a Gualtiero Morpurgo e Mario Pavia, ingegneri
costruttori delle navi “Fede” e “Fenice” che salparono da La Spezia
per la Palestina l’8 maggio 1946. Le premiazioni avverranno nel quadro
delle manifestazioni per il premio tra il 15 e il 18 ottobre. In quel
periodo, si terranno molti incontri culturali e, come dice il
programma, «gli spazi d’incontro della città diventeranno laboratori
di idee, e daranno voce a autorevoli intellettuali, scienziati,
scrittori, uomini di pensiero, personalità del mondo dello spettacolo
e del cinema: Tahar Ben Jelloun, Marco De Paolis, Luigi Faccini, Elena
Lowenthal, Germano Maccioni, Gualtiero Morpurgo, Piergiorgio
Odifreddi, Moni Ovadia, Mario Pavia, Alessandro Piperno, Marina
Piperno, Roberto Piperno, Alessandro Pizzorusso, Adriano Prosperi,
Lidia Ravera, Bruno Segre si confronteranno sui temi della convivenza
religiosa, del rapporto fra religione e scienza, del passaggio dalla
memoria alla storia, della tolleranza, della democrazia oggi, in un
programma asciutto e serrato».
Colpisce l’insistenza sul tema che è al centro dell’incontro animato
da Moni Ovadia «Che cos’è l’ateismo», e che è così descritto:
«Monoteismo e ateismo: quale può essere il terreno d’incontro, quali i
valori comuni? L’ateismo come modalità di pensiero che non
necessariamente porta con sé valori di sterilità spirituale. Le
istanze della laicità, lo smascheramento di tutte le idolatrie».
Colpisce ancor di più la presenza massiccia di personaggi
antipatizzanti di Israele e del sionismo – come se il premio non fosse
proprio ispirato da un evento sionista fondante di Israele – come
Tahar Ben Jelloun, Lidia Ravera, lo stesso Moni Ovadia e Piergiorgio
Odifreddi.
È forse la presenza di quest’ultimo che più lascia di stucco. Il
Presidente onorario della UAAR (Unione degli Atei e Agnostici
Razionalisti) è chiamato a introdurre quel tema che sembra essere il
leitmotiv dell’edizione 2008: la religione e l’ateismo (anche Lidia
Ravera parlerà sul tema “Il Dio zitto”). Più precisamente egli
inaugurerà addirittura il ciclo delle manifestazioni con una “lezione
magistrale” (sic) su “Scienza e Fede” che precederà di poche ore
quella su tema analogo di Moni Ovadia.
Nessuno ignora le opinioni di Odifreddi in merito, bene illustrate nei
suoi libri, in cui spiega che i cristiani sono tutti cretini e che gli
ebrei non sono da meno, dispiegando in tutti i modi la sua dubbia
cultura di biblista per mostrare come l’Antico Testamento sia un
ciarpame di superstizioni ignobili, un’accozzaglia di ridicole
leggende da buttare nella pattumiera della storia quanto prima
possibile. Il professore è anche un odiatore accanito di Israele e del
sionismo. Anche qui basta leggere i suoi libri e le sue interviste, in
cui ripetutamente ha definito Israele come uno “stato fascista”. Non
insisto perché le citazioni ostili potrebbero riempire pagine e
pagine. Ma il professore è ben noto ai lettori di Informazione
Corretta per gli epiteti con cui ha voluto gratificare lo scrivente e
la testata in tempi recenti. In un articolo su Repubblica concernente
gli scienziati e leggi razziali ebbe la bontà di definire il libro mio
e di Pietro Nastasi sul tema come «un’appassionata requisitoria contro
il reato di prostituzione della scienza», per poi concludere che ormai
ero «passato, in un tragico contrappasso, al collaborazionismo col
sito parafascista Informazione Corretta». In tal modo, egli ha
inanellato tre insulti a dir poco pesanti: a Informazione Corretta
quello di sito parafascista, e a me quello di prostituta e
collaborazionista (col detto sito parafascista). Questo tanto per
illustrare il livello del personaggio che non soltanto non ha mai
ritrattato ma anzi ha ribadito gli insulti nel suo ultimo libro. Egli
è peraltro autore di una esilarante intervista immaginaria a Hitler in
cui questi spiega di essere – poveretto – soltanto un pallido
imitatore degli americani nella ideazione e realizzazione dei campi di
sterminio. E via delirando.
Ora, che si sia pensato di inaugurare un premio come questo con una
“lezione magistrale” (sic) del personaggio tra i più ostili al
sionismo, a Israele e all’ebraismo, non si capisce bene se sia frutto
di incoscienza o sia un affronto deliberato. Quel che è certo è che
questo ennesimo fattaccio definisce in modo inequivocabile l’andazzo
di tutte le manifestazioni che riguardano la memoria delle tragedie
subite dal mondo ebraico: usarle per denigrare e sbertucciare gli
ebrei vivi, il sionismo, Israele e la religione ebraica.
Soltanto l’ignoranza delle circostanze può giustificare il fatto che
certe persone rispettabili restino lì a farsi sbertucciare e attaccare
i barattoli dietro la schiena invece di prendere la porta.
Ma quel che non può più tardare è una presa di posizione di chi ha un
compito istituzionale nelle questioni della memoria delle persecuzioni
degli ebrei, ovvero l’Unione delle Comunità Ebraiche. Alla quale mi
sento di rivolgere in modo formale l’invito a proclamare una moratoria
di un anno su qualsiasi partecipazione a iniziative sulla memoria,
inclusa la Giornata della Memoria del gennaio 2009, tanto perché chi
ha un minimo di coscienza e di rispetto si svegli di fronte al
comportamento offensivo di troppe istituzioni.
Giorgio Israel