Egregio direttore,
La Barbara e’ proprio cattiva...
Dopo aver letto quel suo articolo sulla Stampa, non mi abbandona ancora il senso di nausea per l’abuso, di tutte quelle parole malate, usate ad effetto, solo per far presa sul lettore, e per adescarlo morbosamente con le parole piu’ che con le sue grazie. Ma pur sempre di meretricio, si tratta!
Piera Prister
Post scriptum
Riporto le parole estrapolate dall'articolo, sempre a proposto di bambini:
“Bambini gasati”
“ E’ precipitato nella voragine della soluzione finale”
“Deportati ed inceneriti”
Un coetaneo gettato nei forni”
“Il piccolo Rom finito nei forni”
“ Macelleria”
“Littel” citato e stracitato anche da altri …
Se questo non e’ il gusto folle e morboso per il macabro, ditemi voi che cos’e’ ?
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Gentile signora Spinelli,
ho letto il suo articolo infiammato contro la proposta di Sarkozy. Avrei desiderato parole altrettanto dure per tante orribili ingiustizie quotidiane (che so, la strage dei Montagnard vietnamiti durante la Pasqua di qualche anno fa mentre erano riuniti in pubblica preghiera; o la sparizione degli studenti iraniani dopo le proteste nelle università; le donne sfregiate con l'acido quasi quotidianamente in Pakistan e Bangladesh; gli aborti su larga scala dei feti indiani se di sesso femminile ...). Se però la memoria mi tradisce, mi scuso fin d'ora.
Ma torniamo alla proposta Sarkozy: fin da quando ero piccola (sono nata nel 1958) sono venuta a conoscenza del martirio del nonno materno, ucciso dai fascisti perché un fervente repubblicano, e delle persecuzioni subite in seguito dalla nonna e dai suoi tre bambini (una handicappata, una di dieci anni - mia madre - e uno neonato). E dei compagni del mio babbo, morti in guerra. E dello zio che falsificò i documenti per andare minorenne alla Grande Guerra e morì sul Podgora per lasciare l'ultima barella al suo attendente.
Fin da piccina, sentendo raccontare di quelle morti, ho scoperto che la violenza cieca, la guerra, la malvagità non sono solo nelle favole, non colpiscono solo gli altri ma possono fare improvvisamente irruzione nella tua vita e stravolgerla. Forse è stato tutto questo che mi ha reso sensibile molto presto verso le sofferenze degli altri, ovunque siano, nello spazio e nel tempo.
E' proprio sicura che per un bambino 'sapere' certe cose sia dannoso? C'è modo e modo di parlarne a un bambino, la differenza è tutta qui. Ma io penso che rendere i bambini consci che molti loro coetanei sono stati uccisi o soffrono o vengono privati del minimo indispensabile non sia un crimine: e sapere soprattutto che la prima alleata della malvagità è la nostra indifferenza può renderli adulti migliori.
Distinti saluti
Francesca Sgorbati Bosi
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Non mi piace quel che ha scritto la Spinelli ma l'idea mi sembra pessima. Abbiamo bisogno di memoria e di storia. Una memoria che sia saldamente ancorata alla storia. Mi capita di andare nelle scuole a tenere conferenze e per i ragazzi lo sterminio galleggia in una sorta di vuoto storico. Questo non aiuta a trasmettere la memoria di quello che è accaduto. Molto meglio far consultare loro il sito di Spilberg o similia che "costringerli" ad adottare un amichetto immaginario assassinato. Non so mi sembra anche una cosa un po' dissacrante nei confronti degli assassinati. E' stato un massacro, un orrendo schifoso massacro, con responsabilità che hanno nomi e cognomi. Non si riaccomoda la storia con una botta di buonismo. Le intenzioni saranno pure buone, a me però non piacciono.
lettera firmata
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Ho letto l'ultima sortita di Barbara Spinelli e devo dire che, al di là del contenuto è il tono ad infastidirmi. Sembra scrivere in preda ad una crisi di nervi e sfoga tutta la sua frustrazione su un'iniziativa,quella di Sarkozy,che non ha nulla a che vedere con la prevaricazione o la prepotenza napoleonica di cui lo accusa. Probabilmente la signora Spinelli ha bruciato l'arrosto o sbagliato la lavatrice.
Un'altra cosa avrei da dire sull'iniziativa proposta da Sarkozy:i reduci dai campi di sterminio,cioè coloro che hanno visto il Male Assoluto in faccia,sono tutte persone non più giovanissime e quando verranno a mancare dovremo continuare a tenere viva la memoria di ciò che è stato.E' bene che i più giovani raccolgano il testimone e lo portino avanti,credo che vada letta in questo senso l'iniziativa di Sarkozy. Quello che mi disturba di più è però la reazione che stanno avendo le maestre e i maestri di Francia:dichiarano in continuazione che questa iniziativa equivale ad imporre una storia "di stato". Perchè,parlare della Shoa per loro è un optional? Lidisturba psicologicamente doversi confrontare con il passato? Oppure hanno paura delle reazioni della comunità islamica francese? O son diventati tutti negazionisti?
Elisa Cali