La nuova preghiera in latino del Venerdì Santo rappresenta un’involuzione
Concordo con l’articolo del rabbino Laras (se "La Chiesa chiude il dialogo" – Corriere della Sera del 9 febbraio) e dissento da quanto scritto da Giorgio Israel ("Una fede sicura e libera non deve arroccarsi"). La novità rappresentata dalla preghiera del Venerdì Santo in latino, in fondo, non mi stupisce: era già stata notata l’involuzione dell’ultimo Catechismo della Chiesa cattolica rispetto a varie altre dichiarazioni ufficiali della stessa Chiesa cattolica a proposito dell’ebraismo, catechismo la cui stesura era stata diretta dall’allora Cardinale Ratzinger, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II.
Mi permetto di fare le seguenti osservazioni:
Ecco perché, a parer mio, in questo momento, la formula scelta nella preghiera del Venerdì santo in latino, più che l’espressione di un pietoso sentimento nei confronti dell’intera umanità, privata della fede in Cristo, assume i contorni di una ripresa di un rapporto PARTICOLARMENTE antagonista del cattolicesimo nei confronti dell’ebraismo e sono certo che non tutti i cristiani e non tutti i cattolici, in particolare tutti coloro (e sono numerosi) che ci hanno dimostrato la loro sincera fratellanza, la approvano
Elia Boccara