Gideon Charlap, architetto ed esperto del complesso, ha constatato che gli arabi stanno scavando un fossato della profondità di un metro da nord a sud il quale taglia almeno tre muri di separazione dei locali del Tempio. I materiali di scavo – come già in altre occasioni – vengono gettati via, con un danno archeologico inestimabile. Un poliziotto druso che ha tentato di bloccare il trattore che stava realizzando questo scavo abusivo è stato aggredito dagli operai arabi e il capo dell’ufficio di polizia israeliano del Monte del Tempio è intervenuto per… calmare il poliziotto.
Non insistiamo sulle numerose altre testimonianze e valutazioni di archeologi sul carattere drammatico e irreversibile di queste distruzioni, che mirano a islamizzare tutta l’area, e per le quali rinviamo al sito web citato.
Ci limitiamo qui a due commenti.
È perfettamente comprensibile che il governo israeliano sia impegnato in una situazione politica difficilissima e che tenti in ogni modo di non accendere alcun conflitto che potrebbe essergli addebitato come causa di nuove drammatiche rotture. È troppo chiedere che qualcuno si renda conto della straordinaria pazienza e dello spirito di sopportazione “cristiano” con cui Israele affronta una simile prova e mette sul piatto della bilancia della pacificazione persino la distruzione dei simboli più sacri della storia del popolo ebraico?
E inoltre: siamo di fronte a gesti che ricordano la distruzione delle statue di Budda da parte dei talebani e mettono in luce il lato più bestiale e fanatico dell’integralismo islamico, e cioè la distruzione della storia e della cultura degli “altri” per costruire l’egemonia della Umma su un terreno completamente nudo. Non vi sarà nessuno che leverà la voce per denunciare – al posto di Israele che tace e sopporta per non essere accusata di sabotare la pace – il comportamento del Waqf di Gerusalemme, in linea con le storiche simpatie per il nazismo?Sono domande retoriche. Nessuno dirà una parola.