Israele ad un bivio
Commento di Michelle Mazel
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://emet.press/israel-a-la-croisee-des-chemins-424660.html

Michelle Mazel
Con l'avvicinarsi della fine dell'anno e Israele minacciato su più fronti da nemici più determinati che mai, lo Stato ebraico deve ora prendere in considerazione un contesto internazionale ben diverso. In Ungheria, in Brasile e persino negli Stati Uniti, le recenti elezioni hanno cambiato le carte in tavola e non si può più contare sul sostegno garantito da vecchie amicizie. Gran parte dell'opinione pubblica internazionale, se non la stragrande maggioranza, rimane risolutamente ostile a causa di una campagna abilmente orchestrata e alimentata tra gli altri dal Qatar e dai Fratelli Musulmani, che è riuscita a promuovere una narrativa parallela sviluppando accuse infondate di apartheid e di genocidio; accuse riprese e diffuse in particolare dalle Nazioni Unite. Da qui gli appelli al boicottaggio, per non parlare del fatto che la bandiera palestinese è presente a tutte le manifestazioni su entrambe le sponde dell'Atlantico e che sentiamo ancora la frase “dal fiume- Giordano - al mare – Mediterraneo -, la Palestina sarà libera”, un appello inequivocabile alla scomparsa dello Stato ebraico. Ma non è il momento di disperare, perché stiamo iniziando a intravedere i primi segnali di un cambiamento positivo. A gennaio, un nuovo Segretario Generale delle Nazioni Unite assumerà la guida di questa potente organizzazione e, a quanto pare, inaugurerà una nuova era di obiettività, ben lontana dall'ossessione anti-israeliana di Antonio Guterres. In Spagna, Pedro Sánchez, il capo del governo socialista spagnolo che ha perseguito una politica apertamente ostile a Israele, si trova in difficoltà e ha appena indetto elezioni anticipate per il 29 novembre. Gli attuali sondaggi danno in vantaggio il partito della destra tradizionale all'opposizione, il Partito Popolare; ma questo non sarebbe sufficiente per ottenere la maggioranza, poiché rischierebbe di dover allearsi con l'estrema destra di Vox. Sarebbe la prima volta dalla fine della dittatura. L'ingresso di Vox influenzerebbe senza dubbio le prossime elezioni europee del prossimo anno. La destra, o meglio l'estrema destra, è già in una buona posizione. In Francia, Marine Le Pen, figura di spicco del Rassemblement National, è riuscita a far dimenticare gli eccessi di suo padre, il fondatore del movimento, e la sua posizione di favorita per le elezioni presidenziali della prossima primavera è stata rafforzata dagli eccessi delle recenti manifestazioni attribuite, a torto o a ragione, alla “France insoumise” di Mélenchon. In Italia, Giorgia Meloni si trova ad affrontare un oppositore ancora più a destra di lei, nella persona dell'ex generale Roberto Vannacci, che la accusa di aver “tradito” i suoi impegni di estrema destra. Anche in Polonia, dove il partito ultraconservatore Diritto e Libertà (PiS) cerca di prendersi la rivincita sui liberali di Donald Tusk, attualmente al governo; esso non è solo, poiché esiste un fronte ancora più a destra, la Confederazione della Libertà e dell'Indipendenza. Soprattutto, si spera che in Israele si possa formare un nuovo governo che porti calma e riconciliazione nazionale. Non è facile, ovviamente.
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