Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE la cronaca di Paolo Montesi dal titolo: "Dopo Flydubai. Da Israele più controlli sui piloti"

Israele introduce controlli più rigorosi sugli equipaggi delle compagnie aeree che operano collegamenti con il Paese, dopo il tentativo di attentato del 30 settembre su un volo Flydubai proveniente da Dubai. Le nuove disposizioni obbligano i vettori a comunicare i nominativi dei piloti e degli assistenti di volo almeno 48 ore prima della partenza, così da consentire alle autorità israeliane di individuare preventivamente eventuali minacce alla sicurezza.
La decisione arriva a un mese dall’episodio che ha sollevato interrogativi sull’efficacia delle procedure di prevenzione. Secondo quanto riportato dalla stampa israeliana, un copilota omanita in servizio su un aereo Flydubai diretto a Tel Aviv avrebbe aggredito il comandante nel tentativo di assumere il controllo del velivolo. L’intervento di alcuni membri dell’equipaggio e dei passeggeri avrebbe impedito che la situazione precipitasse, consentendo un atterraggio d’emergenza in Arabia Saudita.
Le informazioni attribuite all’inchiesta condotta negli Emirati Arabi Uniti indicano che il sospettato avrebbe avuto intenzione di dirigere l’aereo contro l’aeroporto Ben Gurion, provocando una strage. Si tratta di una ricostruzione la cui gravità ha spinto le autorità israeliane a riesaminare le modalità con cui vengono raccolti e utilizzati i dati relativi al personale delle compagnie straniere.
Le nuove direttive sono state predisposte dal Centro nazionale israeliano per l’analisi dei dati dei passeggeri, noto come MALAN, che opera nell’ambito dell’amministrazione fiscale. Le compagnie dovranno trasmettere un elenco preliminare completo dell’equipaggio due giorni prima di ogni volo. Un aggiornamento sarà richiesto entro le due ore precedenti il decollo, mentre eventuali sostituzioni comporteranno l’obbligo di inviare nuovamente l’intera lista. Entro quindici minuti dalla partenza effettiva dovranno inoltre essere comunicati i dati definitivi.
Le disposizioni riguarderanno indistintamente le compagnie israeliane e quelle straniere. Nei collegamenti commercializzati da più vettori attraverso accordi di code sharing, l’obbligo ricadrà sulla compagnia che effettua materialmente il volo. Il problema, tuttavia, riguarda anche l’utilizzo delle informazioni raccolte. Una legge israeliana del 2023 prevedeva già la trasmissione anticipata dei dati sugli equipaggi, ma nella pratica questi arrivavano spesso troppo vicino all’orario di partenza, riducendo il tempo disponibile per effettuare verifiche approfondite.
L’episodio Flydubai avrebbe inoltre evidenziato una questione rimasta irrisolta nei rapporti tra le diverse amministrazioni competenti. Le nuove istruzioni stabiliscono quando devono essere comunicati i nominativi, senza individuare espressamente quale organismo debba controllare i precedenti dei piloti stranieri e valutare eventuali segnali di radicalizzazione.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, proprio sul copilota coinvolto nell’incidente sarebbero esistite precedenti segnalazioni. La vicenda ha quindi riacceso il confronto sulle competenze del ministero dei Trasporti e degli apparati di sicurezza, chiamati a garantire che le informazioni disponibili vengano effettivamente esaminate. Per Israele, dove la protezione dell’aviazione civile costituisce da decenni una priorità nazionale, il caso pone un problema che supera il singolo episodio. La crescente integrazione dei collegamenti internazionali impone di coordinare procedure, responsabilità e sistemi informativi anche con compagnie straniere.
L’anticipo a 48 ore rappresenta un primo intervento concreto. La sua efficacia dipenderà però dalla capacità delle autorità di trasformare gli elenchi ricevuti in controlli tempestivi e decisioni operative. È su questo terreno che si misurerà la tenuta del nuovo sistema di sicurezza.
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