Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Daniele Scalise dal titolo: "Harvard, Neuer: l’ONU discrimina Israele"

Non molla Hillel Neuer e non indietreggia nemmeno di un centimetro. L’Università di Harvard è finita al centro di una controversia sul trattamento riservato a Israele dalle Nazioni Unite e sulla responsabilità del mondo accademico nel legittimare figure accusate di parzialità politica. A sollevare la questione è stato proprio Neuer, direttore esecutivo di UN Watch, intervenuto il 26 ottobre alla Harvard Kennedy School in un dibattito con la politologa Kathryn Sikkink. Nel mirino, oltre al funzionamento degli organismi internazionali, la disponibilità dell’ateneo a ospitare ripetutamente Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU per i territori palestinesi.
L’incontro, moderato dal professor Patrick Vinck, avrebbe dovuto affrontare una domanda apparentemente semplice, ossia se le Nazioni Unite applichino a Israele gli stessi criteri riservati agli altri Stati. Neuer ha sostenuto che la disparità sia ormai incorporata nelle procedure istituzionali, citando soprattutto il Consiglio dei diritti umani, dove Israele è oggetto di un punto permanente dell’ordine del giorno, il numero sette, riservato esclusivamente alla situazione nei territori palestinesi. Nessun altro Paese dispone di una voce analoga.
La questione ha radici lontane. Nel 1975 l’Assemblea generale approvò la risoluzione che equiparava il sionismo al razzismo, successivamente revocata nel 1991. Secondo Neuer, quella decisione rappresentò l’espressione più evidente di un orientamento politico che continua a influenzare il lavoro dell’organizzazione. A sostegno della propria tesi ha richiamato anche la frequenza delle risoluzioni dedicate a Israele rispetto a quelle riguardanti regimi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.
Il passaggio più controverso dell’intervento ha riguardato però Harvard. Neuer ha contestato all’università di aver offerto spazio e prestigio accademico a personalità delle Nazioni Unite le cui dichiarazioni pubbliche, a suo giudizio, avrebbero dovuto suscitare un esame critico assai più severo. In particolare ha ricordato le precedenti prese di posizione di Albanese, accusandola di aver utilizzato stereotipi antiebraici e di aver relativizzato il massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023.
L’obiezione investe direttamente il ruolo delle università. Invitare un relatore controverso rientra naturalmente nella libertà accademica, che comprende il confronto con posizioni radicalmente differenti. Resta però aperta la questione del rigore con cui vengono esaminate le affermazioni di chi esercita funzioni internazionali e rivendica un’autorità fondata sull’imparzialità.
La polemica si è ulteriormente accesa quando UN Watch ha riferito che Sikkink avrebbe chiesto di evitare la pubblicazione di brevi filmati del confronto sui social network. Neuer ha respinto la richiesta, precisando di non aver mai accettato una simile condizione, e ha diffuso la registrazione integrale dell’incontro. La versione dell’episodio resa pubblica è quella dell’organizzazione ginevrina.
Le critiche di Neuer riguardano anche l’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, al cui interno sono emersi casi di personale collegato a Hamas. Il direttore di UN Watch ha citato alcuni dirigenti sindacali dell’agenzia accusati di aver ricoperto contemporaneamente incarichi nell’organizzazione terroristica, sollevando interrogativi sui controlli interni e sulla responsabilità dei vertici. La posizione di Neuer trova un riscontro significativo nelle obiezioni avanzate anche dal Regno Unito, che nel marzo 2026 ha ribadito ufficialmente la propria contrarietà al punto sette dell’agenda del Consiglio dei diritti umani, giudicandolo discriminatorio nei confronti di Israele.
La discussione avviata a Harvard supera dunque il singolo confronto accademico. In gioco c’è la credibilità di istituzioni che fondano la propria autorità sull’universalità dei diritti umani. Per Neuer, recuperarla richiede anzitutto che gli organismi internazionali e le università chiamate a valutarne il lavoro accettino di sottoporre tutti, compresi i propri esperti, agli stessi criteri di verifica e responsabilità.
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