I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde
Lettere a Informazione Corretta
Testata: Informazione Corretta
Data: 26/10/2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde

Due Lettere

 

1.

Cara Deborah Faith,

Ti scrivo questa lettera spinto da un profondo senso di urgenza e di responsabilità storica. Vorrei condividere con te una riflessione sul significato più autentico e drammatico dell'autodifesa del popolo ebraico e dello Stato d'Israele.

L'affermazione fondamentale da cui occorre partire è limpida: Israele si difende, non aggredisce; Israele è l'aggredito. Non si tratta di una pura contesa geopolitica né di uno scontro fra potenze, ma dell'esercizio supremo di un diritto inalienabile: la sopravvivenza. Per comprendere le ragioni profonde che muovono ogni scelta strategica, politica e militare di Israele, è indispensabile rivolgere lo sguardo alla storia recente e fare i conti con la memoria collettiva del Novecento.

La storia ci pone di fronte a una realtà inconfutabile e dolorosa: tutti sapevano delle persecuzioni; tutti sapevano delle leggi razziali; tutti sapevano del piano di Hitler; tutti sapevano dei rastrellamenti; tutti sapevano della Notte dei Cristalli; tutti sapevano della ferocia nazista; tutti sapevano dell'antisemitismo. Non c'erano dubbi né zone d'ombra. Le informazioni circolavano, le denunce venivano fatte, le avvisaglie del dramma imminente erano evidenti sotto gli occhi dell'intera comunità internazionale.

Eppure, di fronte all'orrore sistematico della Shoah e al tentativo pianificato di sterminio di un intero popolo, la risposta del mondo fu tragicamente inadeguata. Tutti sapevano, nessuno mosse un dito. Il silenzio, la burocrazia, l'indifferenza e la complicità morale di molti Governi e società dell'epoca lasciarono milioni di uomini, donne e bambini indifesi di fronte alla barbarie nazista.

Ecco perché, quando si tratta di difendere la propria gente, Israele non guarda in faccia a nessuno: è consapevole, oggi come allora, di essere solo contro tutti. La lezione appresa dalla storia è una ferita aperta che non si rimarginerà mai. Il messaggio impresso nella coscienza di Israele è che la protezione della vita ebraica non può essere delegata alla benevolenza, alle garanzie esterne o alle risoluzioni formali degli altri Paesi, che troppo spesso sono venuti meno nel momento del bisogno.

La nascita dello Stato d'Israele ha rappresentato la fine della secolare condizione di vulnerabilità del popolo ebraico. Non più vittime inermi in balìa della ferocia altrui, ma una nazione sovrana in grado di proteggere sé stessa e i propri cittadini. L'intransigenza nella difesa nazionale non nasce da una volontà di potenza o da mire offensive, bensì dal fermo proponimento che il passato non si ripeta mai più.

Quando risuona il grido Am Yisrael Chai ("Il popolo d'Israele vive"), non si esprime soltanto una speranza, ma una certezza identitaria e morale. È l'affermazione di una continuità storica e spirituale che ha superato i secoli, le persecuzioni, gli stermini e l'isolamento.

Deborah, è proprio nella consapevolezza di questa solitudine storica che risiede la forza incrollabile di un popolo determinato a difendere il proprio futuro.

Shalom

Luca Ablondi

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Caro Luca,

Il miracolo più grande e inaspettato dell'era moderna si chiama :Israele. Un popolo perseguitato in tutti i modi per 2000 anni è riuscito a creare la propria Nazione nella Terra da cui era stato cacciato. Non solo, gli ebrei hanno reso questa nazione un giardino dal deserto che era. Hanno creato una democrazia, hanno lavorato fino a far diventare Israele una delle nazioni più moderne e libere del mondo. La patria dell'agricoltura avanzata, la patria dello Startup Nation e ora anche dell'intelligenza artificiale. Un paese che si è mantenuto una grande democrazia nonostante 80 anni di guerre subite e terrorismo. Modernità, progresso, qualità della vita superiore a molti paesi europei.  Tutto questo crea invidia e odio, come sempre nella stori ebraica ed ora in Europa siamo tornati indietro nella storia, ripetendo gli stessi errori e orrori degli anni 30 del secolo scorso. Molti europei vorrebbero la fine di Israele per accattivarsi le simpatie e riempirsi le tasche con i soldi del mondo islamico. Israele si difenderà sempre incurante delle critiche e delle condanne perchè  ne va della sua esistenza. 

Un cordiale shalom

Deborah Fait

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2.

Gentilissima Signora Fait,

oggi i telegiornali menzionavano, nei titoli, non so quali misure restrittive ordinate da Netanyahu in Cisgiordania; solo al secondo o terzo telegiornale ho udito, nel corso di un servizio, che le misure seguivano un attacco terroristico contro militari israeliani, due dei quali sono stati uccisi, e solo da un articolo su un sito israeliano ho appreso che, battendosi per venti minuti con i terroristi, i militari hanno impedito un sanguinoso attacco contro gli automobilisti in transito lungo una strada nei pressi di Hebron.

Più o meno nelle stesse ore, in Giordania, terroristi hanno aperto il fuoco per cinque interminabili minuti contro inermi fedeli cristiani durante un funerale, uccidendone sette e ferendone dai dieci ai trenta, secondo i resoconti giornalistici.

Ed il nostro Ministro degli Esteri non ha trovato di meglio che dichiarare, oggi a Istanbul, che “non è colpendo la popolazione palestinese, soprattutto i pacifici villaggi cristiani, che si risolve il problema della sicurezza di Israele" e che “non possiamo non riconoscere l'importanza di dar vita ad uno Stato palestinese"(fonti: Ansa e Skytg24).

Non ho parole, per il dolore (ho visto, sul sito israeliano, i bei volti dei due militari caduti oggi, uno di 23, l’altro di 20 anni, e temo possano esservi persone altrettanto giovani fra i cristiani assassinati in Giordania) e per lo sconcerto che mi suscita l’infelice dichiarazione di Tajani.

Quando le nazioni civili si decideranno a dichiarare ufficialmente che c’è un prezzo da pagare per decenni di terrorismo e rifiuto della pace e, che se vogliono uno Stato, i palestinesi devono prima convincere gli israeliani che da oggi in poi saranno buoni vicini e non una minaccia mortale?

Con i più cordiali saluti ed un abbraccio ad Israele,

Annalisa Ferramosca

 

P.S.: Non ho smesso un sol giorno di pensare a Israele (e, se mai un giorno avessi altri pensieri, ci pensano i cortei e le bandiere palestinesi nella mia città a ricordarmelo) ed informarmi; mi è solo mancato il tempo, negli ultimi mesi, per scrivere.

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Cara Annalisa,

Le uscite del ministro Tjani su Israele sono sempre infelici. A volte penso cosa direbbe il suo defunto capo, Berlusconi, che amava e ammirava questo Paese. I nostri due soldati ventenni ammazzati dai terroristi, vanno ad aggiungersi a quelli, molte centinaia, che abbiamo perduto dal 7 Ottobre 2023. L'Italia e più o meno tutto l'Occidente vorrebbero premiare i palestinesi per la macelleria di tre anni fa e per tutto il terrorismo fatto non solo in Israele ma in tutta Europa da 80 anni a questa parte. Vogliono nutrire il coccodrillo nella speranza di non essere divorati. Non sanno, e se lo sanno non vogliono pensarci, che tra le loro leggi barbare sta scritto " "Prima il popolo del sabato, poi quello della domenica". Non ci sarà mai pacifica convivenza tra Israele e i palestinesi perche' loro non vogliono uno stato (rifiutato nel 1947 e altre 5 p 6 volte), vogliono semplicemente la distruzione di Israele per rendere islamico tutto il Medio Oriente.

La ringrazio e le auguro ogni bene.

Shalom

 

Deborah Fait    

takinut3@gmail.com