“Noi continuiamo a scegliere la vita e la luce”. La madre araba drusa del Golan che ha perso la figlia 11enne uccisa da Hezbollah, dice d’aver “visto il cuore del popolo ebraico”
Articolo di Jns
Testata: israele.net
Data: 24/10/2026
Pagina: 1
Autore: Jns
Titolo: “Noi continuiamo a scegliere la vita e la luce”. La madre araba drusa del Golan che ha perso la figlia 11enne uccisa da Hezbollah, dice d’aver “visto il cuore del popolo ebraico”

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un articolo di Jns dal titolo: "“Noi continuiamo a scegliere la vita e la luce”. La madre araba drusa del Golan che ha perso la figlia 11enne uccisa da Hezbollah, dice d’aver “visto il cuore del popolo ebraico”, ha acquisito la cittadinanza israeliana ed è diventata una voce pubblica e appassionata a favore della convivenza e dell’unità in Israele"

 

Scrive Etgar Lefkovits: La prima cosa che Naela Fakher Eldin vede al risveglio, ogni mattina, è la fotografia di sua figlia undicenne, Alma, uccisa due anni fa da un razzo Hezbollah lanciato dal Libano su un campetto di calcio, nel loro villaggio sulle Alture del Golan.

“Le sorrido” racconta Eldin. E le dice: “Buongiorno, principessa mia: è un nuovo giorno”.

21 ottobre 2026: Naela Fakher Eldin interviene alla conferenza sulla resilienza in Alta Galilea

Quarantunenne, insegnante di matematica, membro della comunità araba drusa e madre israeliana cui è stata uccisa la figlia, dopo quell’attacco – in cui persero la vita 12 giovani drusi tra i 10 e i 16 anni – Eldin è diventata una appassionata voce pubblica che promuove la resilienza e l’unità in Israele, attingendo alla sua profonda fede per andare avanti.

“Se hai un motivo per crollare, ne hai altri mille per rialzarti”, dice a JNS.

Eldin, la cui famiglia drusa ha acquisito la cittadinanza israeliana dopo l’attentato, racconta d’aver trovato conforto negli israeliani che si sono fatti avanti per offrirle il loro sostegno.

“Ho visto l’umanità del popolo ebraico nei loro occhi e nei loro cuori”, afferma.

Il sanguinoso attacco del 27 luglio 2024 contro la cittadina drusa di Majdal Shams, sulle pendici del Monte Hermon, e le successive violenze perpetrate l’anno seguente contro le comunità druse nella vicina Siria ad opera delle forze fedeli al nuovo presidente siriano Ahmed al-Sharaa, hanno impresso un significativo riallineamento con Israele della comunità drusa sulle Alture del Golan.

Alma Fakher Eldin, 11 anni, uccisa il 27 luglio 2024 da un attacco missilistico Hezbollah contro un campo di calcio a Majdal Shams, sulle Alture del Golan

I drusi, una setta mistica separatasi dall’islam sciita nell’XI secolo, fanno risalire la propria discendenza e le proprie radici spirituali alla figura biblica di Ietro, suocero di Mosè.

Considerati eretici dagli estremisti sunniti, sono stati spesso presi di mira da gruppi islamici radicali, come accaduto di recente in Siria.

Secondo l’Ufficio Centrale di Statistica, in Israele vivono oltre 150.000 cittadini drusi, per lo più in Galilea, e rappresentano circa l’1,6% della popolazione totale.

Fieramente leali al Paese in cui vivono, la maggior parte degli uomini drusi israeliani presta servizio nelle Forze di Difesa Israeliane, dove sono noti da tempo per il loro alto tasso di arruolamento nelle unità combattenti.

I drusi delle Alture del Golan – che Israele ha annesso nel 1981 e la cui sovranità è stata riconosciuta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel 2019 — hanno storicamente mantenuto legami sociali e politici più stretti con la Siria.

Ora tuttavia, con un cambiamento epocale, stanno abbracciando sempre più Israele, dopo la tragedia del campo di calcio di Majdal Shams e gli attacchi contro i loro fratelli in Siria.

Oggi, circa la metà dei quasi 30.000 residenti drusi del Golan ha la cittadinanza israeliana.

Per Eldin, tutto è cambiato in quella fatale sera d’estate.

Due suoi figli avevano lasciato il campo di calcio appena un minuto prima che vi si abbattesse il razzo, con una carica di circa 50 chili di esplosivo. Sono scampati per un soffio alla sorte della sorella, rimasta uccisa nell’esplosione, racconta la madre.

“Ho una profonda fede in Dio – afferma – Ma ho scelto di andare avanti, di costruire un ponte di umanità”.

Arabi drusi in servizio nelle Forze di Difesa Israeliane

Negli ultimi due anni, forte del sostegno di visitatori israeliani e stranieri, è diventata una voce pubblica a favore della convivenza e dell’unità in Israele, partecipando anche al documentario del 2026 intitolato Ima, “madre” in ebraico, incentrato sul tema della resilienza.

Mercoledì scorso, in Alta Galilea, la madre drusa è intervenuta come relatrice a una conferenza della leadership mondiale del Keren Kayemeth LeIsrael-Jewish National Fund (KKL-JNF), nell’ambito di una sessione intitolata “Il mio Nord: un mosaico di resilienza, azione e speranza”.

“Le persone che operano sul campo nel nord di Israele sono degli eroi – ha dichiarato Eyal Ostrinsky, presidente mondiale del KKL-JNF – Tenere unita una comunità durante una tale crisi, nel mezzo di una guerra in corso, e preservare la capacità della propria gente di sognare un futuro migliore è uno dei compiti più ardui che si possano affrontare”.

Nonostante la perdita subìta, Eldin rimane saldamente legata a quei sogni.

“Avete piantato alberi per le generazioni future, affinché crescano forti e mettano radici – ha detto all’uditorio – Dobbiamo fare lo stesso con i nostri figli”.

Eldin ricorda bene l’anziano signore israeliano che, diversi mesi dopo il funerale di sua figlia, viaggiò per sei ore dalla sua casa, nel sud di Israele, per porgerle le condoglianze.

Bussò alla porta e chiese semplicemente: “E’ lei la madre di Alma?”. Eldin  rimpiange solo di non avergli chiesto il nome.

“Ho visto il cuore del popolo ebraico – conclude – Il nord, il cuore pulsante del mosaico Israele, ha pagato un prezzo altissimo. Ma noi continuiamo a scegliere la vita e la luce”.

(Da: jns.org, 22.10.26)

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