Riprendiamo l'articolo di Giulio Meotti, dalla sua newsletter, dal titolo: "Il pazzo che vuole vedere l’Occidente bruciare"
Giulio Meotti
Il municipio di Limoges in fiamme
“I capitalisti ci venderanno la corda con cui li impiccheremo”.
La celebre citazione attribuita a Lenin e usata dai marxisti per indicare le “contraddizioni del capitalismo” ha assunto oggi una forma nuova.
Quando le banlieue si sollevarono per la prima volta vent’anni fa, l’immarcescibile Toni Negri disse: “I giovani franco-musulmani sono la nuova Rivolta. Bisogna avere retroguardie che usino anche le armi, ma per difendersi”.
Le allucinazioni del vecchio pazzo leninista (a Marsiglia hanno appena usato le armi e no, non “per difendersi”).
Ora c’è un ricchissimo pazzo emulo di Toni Negri che non rilascia interviste, ma stacca assegni e converte il profitto in sovvenzione del caos e delle nuove invasioni barbariche.
Quando il 3 per cento della popolazione di Marsiglia partecipa ai saccheggi è chiaro che c’è un gigantesco odio selvaggio legato all’“immigrazione da sommersione”, come la definisce François Bayrou.
La Quinta Repubblica, nata dalla volontà di De Gaulle nel 1958, sta crollando e ora le compagnie assicurative trattano le rivolte francesi alla stregua dei “disastri naturali”, come una casa assicurata contro fulmini e inondazioni.
E come scrive Douglas Murray, “non c’è certezza che anche la cultura e le tradizioni francesi sopravvivano”.
Sulle sommosse - una storia molto più importante delle primarie nel Campo Largo, di Garlasco e del destino di Ranucci - ho già pubblicato sei saggi:
Odiano il proprio mondo e vogliono vederlo bruciare.
E i nostri giovani sono diventati come i loro.
I poliziotti sono il nostro ultimo baluardo contro i barbari.
La guerra che nessuno chiama col suo nome.
La caduta dell’Europa è peggio del crollo dell’Impero Romano.
Dopo la conquista, i saccheggi.
Ma quando Parigi, Bruxelles, Milano, Tirana e altre città europee sono tutte coinvolte nello stesso momento nelle stesse sommosse è chiaro che ci sono anche finanziamenti e regie esterne.
“Le rivolte in Francia sono parte di una più ampia ‘Chaos Inc.’, una rete transnazionale di organizzazioni comuniste e socialiste che si estende dall’Europa all’Asia, all’Australia, al Sud America e al Nord America”.
Un’indagine importante di Fox News Digital guidata da Asra Nomani ha individuato 54 organizzazioni coinvolte nelle sommosse.
“Tra questi figurano partiti comunisti, gruppi socialisti rivoluzionari, sindacati, attivisti ambientali, sostenitori degli studenti musulmani, organizzazioni di solidarietà con la Palestina e testate mediatiche internazionali. Delle 54 organizzazioni identificate nell’ecosistema delle proteste di ottobre, 16 — ovvero una su tre — sono organizzazioni studentesche o giovanili, inclusi gruppi giovanili comunisti e un’associazione di studenti musulmani. Le restanti 38 comprendono gruppi comunisti guidati da sindacati, partiti, organizzazioni della sinistra rivoluzionaria, gruppi di attivismo e canali di propaganda internazionale. Tra gli amplificatori internazionali di questo caos figurano organizzazioni della rete Singham”.
Eccolo: Roy Neville Singham.
Questo figlio di un professore di New York ha venduto la sua compagnia di software e incassato 785 milioni di dollari e ora ritiene che le politiche della Cina dovrebbero servire da modello per le società occidentali.
Di quella fortuna, Singham investe 278 milioni in cause comuniste.
Anche in Italia la sua opera circola tra i movimenti antagonisti.
Anche l’ufficio del sindaco islamico di New York, Zohran Mamdani, è legato a Singham.
E la sinistra francese del filo cinese Jean-Luc Mélenchon è lo strumento ideale a Parigi.
Mélenchon, che non è affatto stupido, lo sa e lo ha detto: “Se contate sui lavoratori bianchi per instaurare il socialismo in Francia, non accadrà”.
“Spazzeremo via il vecchio mondo”, ha appena detto Clémence Guetté, vicepresidente dell’Assemblea nazionale e dirigente della France insoumise.
“Abattez la citadelle”. Abbattete la cittadella. Così Mélenchon alla festa dell’Humanité.
In un libro poco conosciuto, À la conquête du chaos, Mélenchon spiegava la necessità di un clima di “insurrezione permanente”.
“La violenza può essere legittima” ha detto Bally Bagayoko (sindaco comunista di Saint-Denis) durante i primi giorni dei blocchi. Bagayoko ha precisato di disapprovare la violenza, ma non ha rinnegato la frase, che ha portato all’apertura di un fascicolo della magistratura per istigazione. Da buon comunista di formazione, il sindaco simbolo delle sommosse usa una vecchia strategia: la violenza politica non si rivendica mai come tale, ma si presenta sempre sotto forma di risposta dei “deboli” di fronte ai “potenti”.
Durante la Guerra Fredda ci fu il caso di Frederick Vanderbilt Field, cresciuto in un palazzo sulla Fifth Avenue e che divenne uno dei principali finanziatori americani di cause comuniste, assieme ad Armand Hammer, che fungeva da corriere del Comintern, e Corliss Lamont, che sostenne pubblicamente l’Unione Sovietica anche dopo la Seconda guerra mondiale.
Ma torniamo a Singham.
La moglie, Jodie Evans, è impegnata a favore della Cuba castrista.
Questa estate, anche l’Inghilterra ha iniziato a indagare i finanziamenti di Singham alle marce pro Hamas a Londra, e un’inchiesta è stata aperta dal Dipartimento di stato americano.
Prendiamo Code Pink sempre di Singham, che organizza le manifestazioni pro Hamas e accusata di prendere soldi da Pechino. I suoi capi sono venuti anche a Roma.
Nel 2023, il New York Times riferì di “una campagna di influenza, dotata di ingenti finanziamenti, che difende la Cina e ne promuove la propaganda, al cui centro vi è un carismatico milionario americano, Neville Roy Singham, che sostiene cause di estrema sinistra”.
Fra queste, il People’s Forum.
Il People’s Forum organizza anche una coalizione di attivisti nordcoreani, la Nodutdol, che a New York ha ospitato il People’s Summit for Korea con la partecipazione di accademici e funzionari governativi e che organizza pellegrinaggi politici a Pyongyang.
Anche il “Partito per il Socialismo e la Liberazione”, a cui è legato Elias Rodriguez, l’assassino della coppia di giovani funzionari israeliani a Washington, è finanziato da Singham.
La portata della rete di Singham va ben oltre la Francia.
Un esempio. La sua BreakThrough News pubblica un video drammatico dalla periferia parigina di Saint-Denis che mostra il sindaco Bagayoko “proteggere” gli studenti dalla polizia. Il video accumula 346.000 like in un giorno.
Video da Parigi, Marsiglia, Bordeaux, Montpellier, Strasburgo e Saint-Étienne, in cui barricate in fiamme, scontri con la polizia e bandiere palestinesi vengono montati in una narrazione politica, presentano le sommosse come espressione di un popolo in rivolta. La violenza acquisisce così un’ulteriore funzione: serve alla mobilitazione internazionale.
Ma cosa vuole Singham? Vedere l’Occidente bruciare.
E la Cina ne sarebbe più che felice. Perché la Cina prepara il dopo-Occidente e la sua Via della seta cinese passa dalla Via del tramonto occidentale. E oggi, tra un Occidente stanco, diviso e schizzoide e una Cina unita e calma, la partita del futuro si gioca sul terreno più antico di tutti: il tempo.
Ecco che forse ha ragione Michel Onfray quando scrive che la “Cina vincerà”:
“Quando nasco nel 1959, è la grande carestia nella Cina comunista. Si parla di un numero di morti che supera l’immaginabile: tra 15 e 55 milioni. I cadaveri si ammucchiano nei villaggi, i cani divorano i cadaveri, i sopravvissuti mangiano i cani. Pare che i talloni e i palmi delle mani fossero i pezzi pregiati di questi banchetti danteschi. La Cina è cambiata. Ora è in testa alla corsa”.
Nathan Levine del Kenneth Simon Center for American Studies ha scritto un rapporto (il primo di mia conoscenza) sulle guerre culturali dell’Occidente e come la Cina le osserva.
Lo storico e intellettuale cinese Xu Jilin scrive che “negli Stati Uniti e in Europa, la politica identitaria è diventata un movimento politico prepotente” e che la sua arma principale, il “politicamente corretto”, è “diventata prepotente e aggressiva, evolvendosi in purificazione della storia, provocando conflitti ancora più profondi tra i gruppi etnici”.
Un bel programma di caos da finanziare e sostenere. Non serve inventare la frattura; basta alimentarla.
Cosa c’è di meglio per il “secolo cinese” di un’Europa in ginocchio, indebitata, con le economie fatiscenti e le strade nel caos?
Nel corso di una conferenza a Shanghai nel novembre 2025, Singham ha affermato:
“Se vogliamo un nuovo ordine mondiale basato sul multilateralismo – come proposto dal presidente Xi, dal CPC e dalla Cina – dobbiamo porre rimedio ai danni ideologici causati dalla narrazione della Seconda guerra mondiale”.
I Singham di questo mondo sarebbero molto felici di vedere ogni municipio europeo fare la stessa fine di quello di Limoges.
Scrive la bravissima Melanie Phillips sul Times:
“Nel fine settimana la Francia si è trasformata in una zona di guerra. Questo è ciò che viene definito l’‘alleanza rosso-verde’, una collaborazione empia tra l’estrema sinistra, gli islamisti e i sostenitori della causa palestinese e il cui obiettivo di fondo è la distruzione dell’Occidente. Disordini simili alle rivolte francesi sono scoppiati nel fine settimana in Belgio, Italia, Portogallo e Albania. A Milano, manifestanti mascherati hanno attaccato la polizia e dato fuoco alle barricate. Il ministro dell’Interno belga Bernard Quintin ha descritto la violenza a Bruxelles come un tentativo organizzato di destabilizzare la società. In altre parole, stiamo assistendo a una sfida molto più ampia e profonda di una semplice crisi per la Francia. È una guerra contro l’Occidente condotta da gruppi con agende disparate che approfittano di una civiltà in grave difficoltà. Tra i coinvolti ci sono sinistristi, anarchici, islamisti, vari artisti del risentimento e utili idioti che immaginano di marciare per gli ‘oppressi’ della terra e con attori esterni malevoli che alimentano il fuoco”.
Immaginate cosa accadrà quando la Francia o un altro paese sarà alle prese con un blackout elettrico gigantesco, una catastrofe naturale o a uno shutdown di Internet. Le periferie si riverseranno sulla città.
Siamo finiti in una Notte di Valpurga dove ogni mostro si sente libero di esprimere impunemente la propria follia e all’alba si dissolvono come fantasmi.
A noi è rimasta in mano una corda sbruciacchiata.
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giuliomeotti@hotmail.com