New York, Messi con la kippah in una vignetta antisemita pubblicata da un’insegnante
Cronaca di Paolo Montesi
Testata: Setteottobre
Data: 20/10/2026
Pagina: 1
Autore: Paolo Montesi
Titolo: New York, Messi con la kippah in una vignetta antisemita pubblicata da un’insegnante

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE la cronaca di Paolo Montesi dal titolo: "New York, Messi con la kippah in una vignetta antisemita pubblicata da un’insegnante"

New York, Messi con la kippah in una vignetta antisemita pubblicata da un'insegnante

Lionel Messi con la kippah, un naso smisurato, le mani che si sfregano e un’espressione caricaturale. È l’immagine antisemita pubblicata sui social da un’insegnante di matematica di una scuola pubblica di Brooklyn, a New York, e diventata oggetto di una dura protesta da parte delle organizzazioni ebraiche degli insegnanti e dei genitori. La vicenda, riportata dal New York Post e ripresa oggi dalla stampa israeliana, riporta al centro dell’attenzione la diffusione dell’antisemitismo negli ambienti scolastici americani.

La protagonista è Maysa Jarrar, docente alla Park Slope Collegiate, che il 19 luglio scorso ha condiviso su Facebook una caricatura del fuoriclasse argentino accompagnandola con un commento divertito. «L’espressione sul suo volto è impagabile», ha scritto. Evidentemente, per l’insegnante, l’immagine meritava di essere mostrata e apprezzata.

Il disegno riproduce i tratti di uno degli stereotipi più riconoscibili della propaganda antiebraica, quello dell’ebreo avido, subdolo e manipolatore, reso popolare anche attraverso il meme conosciuto come Happy Merchant. Un’immagine nata negli ambienti dell’estrema destra americana, che recupera elementi delle caricature antisemite diffuse nella Germania nazista.

La scelta di Messi rende l’episodio ancora più singolare. Il capitano della nazionale argentina, cattolico, viene trasformato in una figura ebraica attraverso pochi elementi grafici immediatamente riconoscibili. L’identità religiosa reale del calciatore diventa irrilevante. Ciò che conta è attribuirgli i caratteri di un’immagine costruita per suscitare disprezzo.

La reazione delle organizzazioni ebraiche è stata immediata. Moshe Safran, presidente della United Jewish Teachers, ha accusato Jarrar di aver superato una linea rossa diffondendo immagini che ripropongono gli ebrei come persone avide e ingannevoli. Una condotta particolarmente grave, secondo i rappresentanti degli insegnanti ebrei, proprio perché proviene da una persona incaricata dell’educazione dei ragazzi.

Secondo il New York Post, l’episodio si inserisce in una serie di pubblicazioni contro Israele attribuite alla docente. Tra queste figurano una bandiera israeliana insanguinata e un’immagine diffusa il 7 ottobre scorso, terzo anniversario del massacro compiuto da Hamas, nella quale un uomo con la kefiah e una donna con l’hijab ballano davanti a un cumulo in fiamme.

Karen Feldman, presidente della New York City Public Schools Alliance, ha espresso profonda preoccupazione per il comportamento di un’insegnante che diffonde pubblicamente contenuti ostili e storicamente fuorvianti riguardanti gli ebrei e Israele.

La vicenda arriva mentre il sistema scolastico newyorkese è attraversato da altre controversie analoghe. Recentemente un insegnante di Brooklyn è finito sotto indagine per aver presumibilmente inneggiato a Yahya Sinwar, il leader di Hamas responsabile dell’organizzazione del massacro del 7 ottobre. Secondo uno studio della Teach Coalition, le scuole ebraiche dello Stato di New York hanno registrato un aumento delle iscrizioni di circa 3.100 studenti, in un clima di crescente preoccupazione delle famiglie per gli episodi di antisemitismo.

Rimane aperta la questione delle responsabilità educative. Un insegnante gode della libertà di esprimere opinioni politiche, anche fortemente critiche nei confronti di Israele. La diffusione di immagini che recuperano gli stereotipi razziali della propaganda nazista solleva però interrogativi ben diversi, soprattutto quando a utilizzarle è una persona alla quale vengono affidati quotidianamente degli studenti.

Per il momento non risultano provvedimenti disciplinari annunciati pubblicamente nei confronti di Jarrar. Sarà compito delle autorità scolastiche stabilire se e quali conseguenze debbano derivare dal suo comportamento. Intanto resta l’immagine di Messi trasformato in una caricatura antisemita, a dimostrazione di quanto facilmente un vecchio repertorio di pregiudizi possa trovare nuova circolazione sui social, persino attraverso chi dovrebbe insegnare a riconoscerlo e a respingerlo.

 

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