Israele alle urne con l'ombra del 7 ottobre
Commento di Fiamma Nirenstein
Testata: Il Giornale
Data: 19/10/2026
Pagina: 1
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: Israele alle urne con l'ombra del 7 ottobre

 Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi, 19/10/2026, il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "Israele alle urne con l'ombra del 7 ottobre"

 
Fiamma Nirenstein

 

La temperatura è altissima prima delle elezioni del 27 ottobre, può succedere di tutto, il fronte di guerra con l’Iran è caldo, ma più caldo il fronte anti Netanyahu e il suo Likud, guidato da Eisenkot col suo Yashar: la knesset ha 120 seggi, ce ne vogliono 61 per governare, nessuno dei due blocchi ci arriva, ambedue sono poco sopra i 50. I partiti schierati con Eisenkot (di Naftali Bennett e Yair Lapid, Yair Golan e forse Yoav Hendel) sono serrati in un patto che non li amalgama altro che su una promessa un po’ primitiva di far fuori il capo carismatico cui attribuiscono tutti i mali. Non c’è una sinistra vera e propria, ma la stanchezza della guerra e la determinazione a metterne la responsabilità su Netanyahu. Tuttavia, per fare un governo dovrebbero associarsi con i partiti arabi, che non hanno mai condannato la mattanza di Hamas, e non possono ignorare dal 7 ottobre che Israele vive un pericolo permanente; solo Yair Golan, il capo dei democratici, parla ancora di Stato palestinese e potrebbe avere 9 seggi. Senza arabi, non ci sarebbe governo. 

Si affaccia quindi un’ipotesi fumosa ma non impossibile di governo di unità nazionale, che piacerebbe per il 54 per cento all’opposizione e per il 40 ai votanti del governo, se però Netanyahu fosse primo ministro. Eisenkot, un militare quadrato ma non brillante né carismatico, piace al 48 per cento dei votanti come Primo Ministro, Netanyahu è al 41 per cento. Ma il dato varia a seconda delle indagini. Netanyahu sembra preoccupato, è la prima volta che esce dal suo totem carismatico per offrirsi con la sua famosa verve a interviste televisive israeliane. La campagna è difficile, piena di astrazioni, non si parla molto di economia, di istruzione, persino di esercito: si parla in buona parte di ciò che è stato e di guerra, della memoria, delle interpretazioni, delle lacrime e del suono delle armi.

Il 7 ottobre e nella vita di ognuno, i ragazzi sono ancora nelle riserve, ad ogni minuto può scoppiare una guerra. Israele si deve poter fidare, ne va della vita. Queste elezioni si giocano sulle enormi vicende che Israele ha dovuto attraversare, e su una guerra di sopravvivenza. Accanto, la casa, il cibo, i viaggi. Ma Netanyahu si presenta soprattutto come il leader che ha subito condotto Israele tramortita dal 7 ottobre contro hamas, gli hezbollah, l’intoccabile Iran, fra le proibizioni di tutto il mondo. Il giornalista Amit Segal fa bene a scrivere che su dieci membri della Knesset che saranno eletti, uno verrà da una famiglia che ha sofferto un lutto in guerra. Gadi Eisenkot, capo dell’opposizione, ha perduto il figlio; sulla sua lista Shira Shapira ha perso il figlio Ener a Re’im... a destra, stessa vicenda: Tali Gvili del Likud è madre di un eroe del 7 ottobre, Bezalel Smotrich è cugino di Amishar Ben David, Moshe Feiglin nonno di Yair Levin, uccisi a Gaza e tanti altri.

La campagna elettorale urla più che discutere. Come è potuto accadere, di chi è la responsabilità, e chi deve garantire la sicurezza oggi? Il potere politico, certo, è messo in discussione dal fallimento del 7 ottobre, ma anche l’esercito e i servizi segreti, specie lo Shabbach, che si occupa dei palestinesi, sono accusati di non aver dato l’allarme. Questi ultimi sono schierati a sinistra, e l’altro a destra. Ronen Bar ex capo dello Shabbach ha fatto causa a Netanyahu per diffamazione sostenendo di aver avvertito, ma il Primo Ministro, al contrario, spiega che Bar ha suggerito una linea di pacificazione contraria a quella necessaria e non ha avvertito. Bibi mette in allarme rispetto della disponibilità del suo antagonista a fare un’alleanza coi partiti arabi che non consentiranno la difesa del Paese, mentre presenta la sua costante, determinata idea della sicurezza come l’unica salvaguardia concreta. E il mondo intero si agita di fronte a queste elezioni: lo Stato Ebraico è al centro di una focosa attenzione spesso antisemita, sovente ignorante, fra le fiamme delle rivolte rosse, verdi, islamiche appaiono le bandiere proPal. 

Tutto il mondo guarda alle elezioni in Israele, sullo sfondo la Russia e la Cina giocano cinicamente, e l’esercito, ripete il governo, è pronto per ogni evenienza. Queste sono le elezioni di uno dei più piccoli Paesi del mondo.    

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