Provocazione e buon senso
Commento di Michelle Mazel
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://emet.press/provocation-et-bon-sens-413851.html

Michelle Mazel
Si tratta di una domanda volutamente provocatoria, che alcuni definirebbero in malafede. Come reagirebbe il governo francese se, nel pieno delle violenze che stanno sconvolgendo il Paese – tra scuole superiori, studenti, gilet gialli e teppisti– un diplomatico israeliano venisse a constatare di persona gli eventi? E se attaccasse le autorità e le rimproverasse aspramente, accusandole di usare una forza sproporzionata e metodi eccessivi? E se si lanciasse in lunghe invettive contro le lacune del sistema scolastico e la mancanza di fondi? Ci sarebbe indubbiamente molto da dire e da criticare in ognuno di questi ambiti. Ma comunque. Le elezioni presidenziali francesi si terranno solo ad aprile, ma i partiti politici si stanno già preparando alla campagna e l’unanimità si otterrà temporaneamente nel condannare questa ingerenza straniera. Il fatto che provenga da Israele poi non farebbe altro che esacerbare ulteriormente gli animi. Probabilmente ai signori del Quai d'Orsay non è venuto in mente questo pensiero. Il loro dipartimento sta monitorando attentamente la situazione in Israele. A pochi giorni da un'elezione che tutti concordano sarà decisiva, forse la più importante nella storia di questo giovane Stato, con due blocchi che si scontrano senza che sia possibile prevedere quale dei due vincerà, la Francia decide di avventurarsi in un campo minato. Da diverse settimane ormai, in Giudea e Samaria, quella parte della Palestina mandataria su cui doveva sorgere uno Stato arabo accanto allo Stato ebraico, regna una forte tensione. Gli eserciti dell'emiro Abdullah, addestrati dall'Inghilterra, la conquistarono durante la Guerra d'Indipendenza d’Israele, e la Giudea e la Samaria furono incorporate in quello che divenne il Regno di Giordania nell’ indifferenza generale. Israele ne prese il controllo respingendo l’esercito giordano che aveva lanciato un attacco a sorpresa durante la Guerra dei Sei Giorni. Oggi, questa regione è scossa dalla violenza tra la popolazione palestinese locale e i coloni. L'Unione Europea sostiene i palestinesi e ha imposto sanzioni contro Israele. Sabato 17 ottobre, dei diplomatici europei, tra cui dei rappresentanti francesi (in particolare il Console francese a Gerusalemme), belgi e polacchi, sono intervenuti per incoraggiare e sostenere gli agricoltori palestinesi nella raccolta delle olive. Circa sette coloni hanno circondato i loro veicoli, hanno infranto un finestrino e hanno chiesto i loro documenti d'identità. Dei video trasmessi dalla radio militare israeliana mostravano uno dei diplomatici, che aveva sul capo una bandana con i colori della Francia, bloccato o seduto a terra vicino a un'auto. È giunto il momento di porsi la domanda. In che modo questo evento, che senza dubbio susciterà indignazione diffusa e ulteriori condanne in Europa, favorirebbe la causa degli agricoltori palestinesi? I Ministri più di destra del governo israeliano bloccheranno qualsiasi misura, e l'esercito e la polizia non avranno mano libera per intervenire. Insomma, il buon senso avrebbe suggerito di attendere i risultati delle urne anziché impegnarsi in quella che viene percepita come una provocazione che non farà altro che rafforzare gli estremisti.
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