I nuovi partigiani e il vecchio vizio dell'antisemitismo. Ma finalmente gli ebrei hanno detto basta!
Commento di Deborah Fait
Testata: Informazione Corretta
Data: 19/10/2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: I nuovi partigiani e il vecchio vizio dell'antisemitismo. Ma finalmente gli ebrei hanno detto basta!

I nuovi partigiani e il vecchio vizio dell'antisemitismo. Ma finalmente gli ebrei hanno detto basta!

Commento di Deborah Fait

 Deborah Fait
Deborah Fait

 

Bravi, Bravi, Bravi!

La Comunità ebraica di Roma dice basta e finalmente rompe il silenzio. C’è voluto troppo tempo, ma finalmente qualcuno ha smesso di porgere l’altra guancia.

La Comunità ebraica di Roma ha deciso che l’ANPI non era gradita alla commemorazione del 16 ottobre, il giorno in cui, nel 1943, i nazisti rastrellarono 1.022 ebrei romani, deportandoli ad Auschwitz. Soltanto sedici tornarono. Nessun bambino.

Una ferita che non si rimargina. Una giornata in cui le parole dovrebbero pesare come pietre e il silenzio dovrebbe essere più eloquente di mille discorsi. E invece, quest’anno, la commemorazione è diventata il teatro di uno scontro durissimo. Il presidente della Comunità ebraica, Victor Fadlun, aveva chiesto all’ANPI di non partecipare, denunciando il comportamento dell’associazione nelle polemiche sulla Brigata Ebraica e sulle bandiere israeliane del 25 aprile. L’ANPI ha respinto la richiesta e si è presentata comunque, di prepotenza, come sua abitudine. La delegazione è stata contestata e allontanata dall’area ufficiale della cerimonia.

E sapete che cosa c’è di straordinario in tutto questo?

Che gli ebrei, finalmente, hanno deciso di non fingere più che vada tutto bene. Per anni hanno ascoltato, sopportato, spiegato. Hanno cercato di distinguere, di comprendere, di non generalizzare. Hanno ingoiato provocazioni e assistito a scene indegne nelle piazze che dovrebbero celebrare la libertà. Hanno visto la Brigata Ebraica contestata, sputata, dileggiata,  le bandiere israeliane diventare bersagli politici fino ad essere bruciate e calpestate, gli slogan antisemiti urlati da decine di loschi figuri sventolanti la bandiera palestinese, cioè di quelli che durante il nazismo furono complici di Hitler.

E adesso dovrebbero anche sorridere all’ANPI? 

No, grazie.

La memoria non è un lasciapassare per entrare ovunque, soprattutto quando si è contribuito a ferire, a insultare chi quella memoria la porta addosso.

I partigiani di oggi non hanno mai conosciuto la Resistenza, sono semplicemente dei sinistri antisemiti con un tessera che non li rappresenta. 

Mettiamo subito le cose in chiaro: nessuno può essere colpevolizzato per non essere nato negli anni della guerra. La Resistenza non è una colpa né un merito che vale di generazione in generazione. Ma proprio per questo nessuno può pretendere di ricevere in eredità, insieme alla tessera di un’associazione, anche l’autorità morale di chi ha rischiato la vita contro il nazifascismo.

I partigiani veri hanno combattuto. Molti sono morti. Altri hanno conosciuto il carcere, la tortura, la clandestinità, la paura di non rivedere più i propri cari. Non hanno combattuto per consegnare ai loro successori un monopolio ideologico distorto e profondamente raazzista. Certamente non hanno combattuto perché, ottant'anni dopo, qualcuno possa decidere quali ebrei siano abbastanza presentabili da sfilare il 25 aprile. Il passato non è una carta di credito morale illimitata.

La Brigata Ebraica non è un fastidio, è il ricordo degli ebrei che combatterono. E qui veniamo al punto che fa davvero male, che ci attanaglia il cuore dal dolore e anche dalla rabbia per l'ingiustizia: la Brigata Ebraica combatté in Italia contro il nazifascismo. I suoi soldati erano ebrei che scelsero di combattere per liberare l'Italia dal nazifascismo e contro coloro che volevano cancellare il popolo ebraico dalla faccia della Terra. La loro storia appartiene alla lotta per la Liberazione, non a una nota a piè di pagina da consultare sui libri. Partirono in 30.000 dall'allora Palestina Mandataria, si unirono agli eserciti alleati. 5000 di loro morirono combattendo.

Eppure, nelle piazze del 25 aprile, la loro presenza è diventata motivo di contestazione e di violenza. Chi vuole ricordare quegli eroi portando i vessilli della Brigata viene insultato, colpito fisicamente, dileggiato, fatto uscire con violenza dai cortei. Sono episodi che dovrebbero suscitare una condanna limpida, senza distinguo. Invece passato quel giorno, dopo due righe sui giornali, tutto finito, dimenticato fino al 25 aprile dell'anno successivo. Sono insopportabile le bandiere che l'Anpi ha il coraggio sporco di sventolare con una faccia tosta disgustosa. Sono le bandiere palestinesi, cioè di quelli che durante il nazismo furono alleati di Hitler e compici dei suoi delitti. E' noto che il Muftì Amin al-Husseini, amico personale di Hitler, contribuì a formare alcune unità di volontari musulmani nei Balcani (come la divisione Handschar), inquadrate nelleSS. E l'ANPI oggi onora quella gentaglia sventolandone la bandiera.

Vergogna, vergogna marcia! 

Il problema nasce quando la polemica politica diventa odio puro verso gli ebrei, quando la loro identità viene trasformata in una colpa e quando la loro storia viene accettata soltanto a condizione che non contraddica il credo ideologico di chi pretende di raccontarla falsificandola.

La Brigata Ebraica va bene nei libri di storia, purché non si presenti in piazza. Gli ebrei sono accettati solo a delle condizioni, purché non portino con sé la propria identità, purché mettano nel cassetto la propria bandiera, purché abiurino Israele. Nessun popolo al mondo è mai stato trattato in questo modo.

La storia della Brigata Ebraica non è una provocazione. La bandiera israeliana non è un insulto alla Resistenza, anzi. E nessuno dovrebbe essere costretto a nascondere la propria identità per partecipare a una festa che celebra la liberazione dalla dittatura e dalla persecuzione.

L'ANPI non può rivendicare il diritto di partecipare alle commemorazioni di un popolo che dimostra di odiare. Con che schifo di coraggio si sono presentati alla Comunità ebraica? C’è un antisemitismo che si riconosce facilmente: quello che insulta gli ebrei, li minaccia, li considera stranieri ovunque vivano. E poi c’è quello che si presenta con parole più sofisticate, circondato da slogan politici e convinto di essere moralmente irreprensibile. È quello che si scandalizza per una bandiera israeliana e trova sempre una spiegazione per l’odio contro chi la porta. È quello che pretende dagli ebrei una continua dichiarazione di innocenza, come se dovessero superare un esame prima di essere ammessi in società e alla vita pubblica.

Non basta riempirsi la bocca di menzogne per negare agli ebrei il diritto di ricordare i propri morti. Niente al mondo può giustificare la volontà di trasformare una comunità in un imputato permanente. Lo è stato per più di 2000 anni, adesso BASTA! Non potete più romperci le palle!

Il Ghetto non è un palcoscenico dove andare per farsi belli e per apparire democratici.

Il 16 ottobre non è una giornata qualsiasi. È il giorno in cui il Ghetto di Roma fu violato dai nazisti, quando famiglie intere vennero strappate alle loro case e avviate verso la morte. Nessuno le difese, incominciando dal Papa di allora fino ai partigiani che si voltarono dall'altra parte.

Per gli ebrei romani è una ferita familiare, collettiva, storica. Ci sono nomi che mancano, bambini che non sono cresciuti, vite cancellate. Ci sono famiglie che hanno tramandato il dolore da una generazione all'altra. Alcuni di quei nomi sono ancora sui campanelli dei portoni del Ghetto.

Davanti a quella Memoria, la prima regola dovrebbe essere il rispetto. E il rispetto non si impone pretendendo di essere accolti a ogni costo, ma dimostrando di comprendere il dolore altrui.

Se gli ebrei dicono che qualcosa si è spezzato forse per sempre, sarebbe il caso di smettere di impartire lezioni di prepotenza e cominciare, umilmente, ad ascoltare.

E io continuerà ad applaudire la Comunità ebraica! Bravi! Finalmente! Basta con il silenzio educato che le bestie che nei cortei urlano "saponette mancate" non possono capire.

Per troppo tempo si è chiesto agli ebrei di essere ragionevoli, pazienti, prudenti. Di non esagerare. Di non generalizzare. Di distinguere tra le persone perbene e gli estremisti. Tutte richieste insopportabili quando sono rivolte sempre e soltanto a chi denuncia di essere preso di mira.

La Comunità ebraica di Roma ha scelto finalmente una strada conflittuale, e la contestazione all'ANPI ha suscitato critiche. E io rispondo -echisenefrga- Criticate pure perché, per una volta,  dopo anni e anni di aggressioni, accuse, umiliazioni, gli ebrei hanno alzato la testa e hanno detto "NO. GLI ANTISEMITI NON LI VOGLIAMO!"

 Il messaggio di fondo è che la pazienza non è infinita e che la Memoria ebraica non può essere trattata con disprezzo e ostilità da chi agita le bandiere del terrorismo islamico.

La Resistenza appartiene alla storia italiana. La Shoah appartiene alla storia degli ebrei e dell'umanità. La Brigata Ebraica appartiene alla lotta contro il nazifascismo. Nessuna associazione può cancellare queste verità, e nessuna corrente politica può riscriverle secondo le proprie convenienze e ideologie.

Il 16 ottobre ci ricorda dove possono condurre l'odio, l'indifferenza e la disumanizzazione. Proprio per questo, il modo in cui trattate gli ebrei oggi non è una questione secondaria, è la vergogna di un Paese come l'Italia. 

E allora sì, finalmente qualcuno ha detto basta.

Basta con gli ebrei che devono sempre giustificarsi. Basta con la Brigata Ebraica accolta a insulti e poi cacciata dai cortei. 

I morti non hanno bisogno di cerimonie con falsi "amici" autoreferenziali per farsi belli agli occhi dell'opinine pubblica. I morti hanno bisogno che la loro storia non venga tradita, manipolata e infine negata.

Sono soddisfatta e felice di poter dire che finalmente l'ANPI ha avuto ciò che si meritava da anni! Gli ebrei di Roma non hanno bisogno di lezioni su come ricordare i propri morti.

Hanno già pagato un prezzo spaventoso per il diritto di restare vivi. Non devono pagare un altro prezzo per il diritto di esserre ascoltati.

takinut3@gmail.com