Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un articolo del Times of Israel dal titolo: "“Those We Have Lost” (Coloro che abbiamo perduto): il più completo archivio in lingua inglese dedicato ai civili e soldati che hanno perso la vita nella guerra del 7 ottobre è ora disponibile anche sui social media. Uno strumento approntato da Times of Israel per non dimenticare, per commemorare, per ridare dignità ad ogni singola vittima"
Una delle tantissime schermate del progetto “Those We Have Lost”
Dopo 15 anni trascorsi nei media israeliani, la giornalista del Times of Israel Amy Spiro era abituata a occuparsi di vittime di guerra e attentati terroristici, e delle loro conseguenze.
“Le vittime erano sempre al centro dell’attenzione”, dice Spiro.
Tuttavia, la portata inimmaginabile dell’aggressione lanciata da Hamas il 7 ottobre 2023 ha cambiato il modo in cui gli israeliani raccontano e commemorano la tragedia.
Quel giorno furono ferocemente assassinate circa 1.200 persone e 251 furono sequestrate e deportate nella Striscia di Gaza, dove vennero tenute in ostaggio da Hamas e da altri gruppi terroristici.
Anche molti membri delle forze di sicurezza israeliane persero la vita mentre il Paese si ritrovava a combattere strenuamente contro Hamas a Gaza e contro l’organizzazione terroristica Hezbollah lungo il confine settentrionale.
“Come possiamo raccontare così tante storie? – si è chiesta Spiro – Come possiamo dare il giusto risalto a così tante persone?”
Tra i continui, incalzanti sviluppi sulla situazione degli ostaggi e sulle operazioni militari, e le centinaia di famiglie in lutto, per i media israeliani sembrava impossibile dedicare uno spazio adeguato a commemorare ogni singola vittima.
Ma questo non ha scoraggiato dal provarci Spiro e un team di giornalisti del Times of Israel.
Si sono prefissati l’obiettivo di documentare le storie delle vittime del terrorismo e dei soldati caduti nel conflitto tra Israele e i terroristi fino al settembre 2025.
Il progetto è stato poi aggiornato in seguito al rimpatrio delle spoglie degli ultimi ostaggi tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, diventando così l’archivio più completo in lingua inglese dedicato ai civili e ai soldati che hanno perso la vita nella guerra.
Those We Have Lost (“Coloro che abbiamo perduto”) è una risorsa pubblica che, finora, era disponibile sul sito web del Times of Israel.
In occasione del terzo anniversario del 7 ottobre, Times of Israel ha aperto nuovi canali dedicati su Instagram (@toithosewehavelost), su X (@ToILostsProject) e su Facebook (Those We Have Lost), per facilitare l’accesso alle informazioni a chiunque stia realizzando progetti commemorativi.
Sul sito web, l’archivio dispone di una funzione di ricerca per individuare nomi specifici associati a un necrologio, mentre la pagina iniziale si ricompone a ogni nuovo accesso, mostrando ogni volta una diversa serie di profili (scrollando si possono poi vedere tutti gli altri).
Con l’espansione del database sui social media, gli utenti potranno semplicemente digitare un nome nella funzione di ricerca su X e Facebook per condividere il necrologio di una vittima o ripubblicare la foto commemorativa su Instagram.
“Abbiamo cercato di renderlo il più accessibile possibile”, spiega Spiro.
Spiro ha raccolto informazioni su molte delle vittime attraverso account commemorativi dedicati e post sui social media, soprattutto per i giovani, che costituiscono una gran parte delle persone uccise nella guerra.
“Volevo davvero assicurarmi che a tutti fosse reso il giusto omaggio. Una foto e un nome sono un tributo, ma c’è sempre molto di più” aggiunge, sottolineando che è stata necessaria un’enorme quantità di ricerca per creare necrologi così completi.
Molte sinagoghe e organizzazioni no-profit ebraiche in tutto il mondo hanno attinto a Those We Have Lost, incorporando le informazioni nelle cerimonie commemorative.
Spiro cita una sinagoga i cui membri hanno “adottato” ognuno una vittima per la quale pregare.
Secondo Alexandra Herfroy-Mischler, ricercatrice presso lo Jacob Robinson Institute for the History of Individual and Collective Rights dell’Università di Gerusalemme, Those We Have Lostconferisce alle vittime la “giustizia della dignità”, dando ad ognuna un nome e un volto, preservandone la memoria e mantenendole al centro dell’agenda nazionale.
“Viene superata la barriera temporale” osserva Herfroy-Mischler, sottolineando la collocazione del progetto sul sito web e la sua presenza costante sui social media.
Progetti come Those We Have, dice, e le ong che forniscono dati all’ONU e alla comunità internazionale sono particolarmente importanti giacché contribuiscono a plasmare le commemorazioni attraverso la voce dei cittadini.
Tra queste organizzazioni figurano la Civil Commission, che documenta i crimini di Hamas contro donne e bambini cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale, ed Edut 710, un’iniziativa israeliana volta a digitalizzare tutte le testimonianze relative al 7 ottobre.
Secondo Herfroy-Mischler, l’“accumulo di informazioni” sugli eventi del 7 ottobre da parte di queste organizzazioni e del progetto Those We Have Lost riflette il trauma collettivo della comunità ebraica risalente alla Shoah e riattivato dalla carneficina perpetrata da Hamas: “Nessuno ci crederà, nessuno ricorderà le vittime, nessuno perseguirà i criminali. Anche per questo – dice la studiosa – la società civile deve raccogliere tutte le informazioni per preservare la memoria”.
Disporre di un archivio accessibile al pubblico come Those We Have Lost contribuisce ad alleviare il timore che il mondo dimentichi, offrendo al contempo uno strumento per testimoniare e contrastare a livello internazionale il negazionismo delle atrocità, conclude Herfroy-Mischler.
Spiro racconta che, nei momenti in cui il progetto sembrava schiacciante, a darle la forza di proseguire è stato il feedback che riceveva: “Ci è utile. Ne traiamo beneficio. Ci serve per apprendere”.
“Dunque, poter offrire loro questo strumento è stato fondamentale”, conclude Spiro.
(Da: Times of Israel, 1.10.26)
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