Le atrocità di Hamas sono state dimenticate! La stampa occidentale ha scelto da che parte stare
Commento di Michelle Mazel
(Traduzione di Yehudit Weisz)

Michelle Mazel
La frase che ha scatenato la polemica? “Ma gli israeliani si considerano ancora in gran parte vittime del 7 ottobre.” Questa dichiarazione, a proposito dello “pseudo-documentario” Naza, è apparsa il 14 settembre sul New York Times. Questo è un importante quotidiano con oltre undici milioni di abbonati online e più di mezzo milione di abbonati alla versione cartacea. Il suo nuovo proprietario Arthur Ochs Sulzberger Jr. la cui famiglia detiene tuttora la maggioranza delle azioni, si impegnò nel 1896 a pubblicare “tutte le notizie degne di essere pubblicate.” Viste le forti reazioni dei lettori, il giornale si è subito corretto: “A causa di un errore di redazione, una versione precedente di questo articolo includeva un'affermazione intesa a esprimere la percezione degli israeliani in merito alla risposta militare del governo all'attacco terroristico del 7 ottobre, ma che involontariamente suggeriva che l'esperienza degli israeliani in quanto vittime del terrorismo fosse una questione di percezione. Tale affermazione è stata rimossa dall'articolo.” Si è trattato di un errore di trascrizione o di valutazione? È più probabile che sia stata quest'ultima ipotesi a spingere gli azionisti del giornale a reagire per fermare la spirale negativa e a chiedere conto alla redazione. Loro accusano la direzione del giornale di essersi rifiutata, per diversi mesi, di fornire i documenti richiesti. Questi documenti hanno lo scopo di chiarire come il consiglio di amministrazione garantisca il rispetto delle linee guida editoriali, verifichi le fonti e implementi le procedure di correzione. La denuncia riguarda principalmente la copertura mediatica di Israele e della guerra contro Hamas. Gli azionisti ritengono che diversi articoli dimostrino un pregiudizio contro Israele che potrebbe danneggiare la reputazione del giornale, minare la fiducia dei suoi lettori e diminuire il valore dell'azienda. Denunciano una serie di errori fattuali non corretti nella copertura della guerra tra Israele e Hamas. Bisognerebbe essere impudenti per pensare che questo tardivo intervento sia dovuto, almeno in parte, ad un calo di abbonamenti? Oltre agli editoriali e agli articoli di opinione che attaccavano lo Stato ebraico, c'era lo scandaloso “reportage” di Nicholas Kristof che denunciava “ uno schema di violenze sessuali sistematiche, commesse dagli israeliani, contro uomini, donne e persino bambini, commesse dai soldati, dai coloni, dagli agenti del servizio di sicurezza interna Shin Bet e soprattutto dalle guardie carcerarie.” Secondo l'articolo, “non ci sono prove che i leader israeliani ordinino stupri.” Che sollievo! Purtroppo, non possiamo sottovalutare l'impatto di quello che è considerato il più grande quotidiano americano sull'opinione pubblica. Si spera che l'intervento degli azionisti lo riporti a una posizione più obiettiva. Forse è un po' troppo tardi. La narrazione parallela che ritrae Hamas come vittima e Israele come carnefice è troppo profondamente radicata nella mente delle persone. Ciò è stato evidente all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Una bella vittoria postuma per Sinwar.