Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, il commento di Antonio Picasso dal titolo: "Scatto di orgoglio di Milano. Più di cinquecento kippot in piazza contro l’antisemitismo"

Una kippà sulla testa, molte bandiere italiane e una Milanoche reagisce. Finalmente. Erano oltre cinquecento i partecipanti a “Milano indossa la kippà”, il presidio organizzato in piazza San Carlo, dalla Comunità ebraica milanese (Cem), come reazione all’aggressione subita da Rav Tzemach, il rabbino picchiato e insultato mentre aspettava l’autobus in piazzale Bande Nere, la scorsa settimana.
Ebrei e non ebrei, politici di destra e di sinistra, rappresentanti della società civile. Un messaggio condiviso: a Milano nessuno deve aver paura di mostrare la propria identità.
A scandirlo è stato Walker Meghnagi, presidente della Cem. «Siamo stanchi di non poter andare in giro normalmente come gli altri cittadini», ha detto. Per poi ricordare le scuole e le sinagoghe sorvegliate, la scorta con cui lui stesso deve muoversi. Meghnagi ha chiesto alla politica un segnale concreto, a partire dall’approvazione del Ddl contro l’antisemitismo. Un appello, il suo, rivolto al Pd, ancora in forse nel votarlo, e al presidente Mattarella.Accanto a lui la vicepresidente della Cem, Dalia Gubbay, tra le promotrici della mobilitazione. Nei giorni precedenti, Gubbay aveva descritto una quotidianità fatta ormai anche di scritte sui muri, insulti e ragazzi costretti a nascondere la kippà sotto il cappuccio.
A sua volta, il rabbino capo della comunità milanese, Alfonso Arbib, ha messo in guardia soprattutto dalla normalizzazione dell’odio. «L’aggressione in Bande Nere potrebbe sembrare semplice teppismo», ha osservato. «Ma il pericolo nasce quando alla violenza viene fornito un alibi ideologico».
È stata poi la volta della politica. Riccardo De Corato (Fratelli d’Italia) ha attaccato l’assenza della giunta comunale. Pietro Bussolati (Partito democratico) ha invitato a unire le forze di destra e di sinistra, distinguendo la legittima critica al governo israeliano dall’odio contro gli ebrei. Daniele Nahum (Azione) ha chiesto di passare «dalle chiacchiere» ai fatti e approvare il Ddl antisemitismo. «Non sono scaramucce. Questo è antisemitismo». Ha insistito Samuele Piscina (Lega). Il consigliere regionale Manfredi Palmeri ha portato con sé ben tre pagine di episodi antisemiti registrati a Milano negli ultimi quattro anni. «Vi sfido a ricordarne anche soltanto uno», ha detto, per poi indirizzarsi a Palazzo Marino. «È urgente rendere operativo il gemellaggio con Tel Aviv». Roberto Cenati, già presidente dell’Anpi milanese, ha ricordato il contributo degli ebrei alla Resistenza. Infine, Carlo Giovanardi è tornato alla memoria della Shoah e al dovere di impedire che la storia riprenda quella strada.
Finiti gli interventi, il pubblico si è sparpagliato continuando a indossare con fierezza (e sicurezza) la sua kippà. Nelle strade del centro, in metropolitana. A Milano.
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