Mossad. I retroscena dei cercapersone contro Hezbollah
Commento di Shira Navon
Testata: Setteottobre
Data: 22/09/2026
Pagina: 1
Autore: Shira Navon
Titolo: Mossad. I retroscena dei cercapersone contro Hezbollah

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE  la cronaca di Shira Navon dal titolo: "Mossad. I retroscena dei cercapersone contro Hezbollah"

Mossad. I retroscena dei cercapersone contro Hezbollah

A due anni dall’attacco emergono nuovi dettagli sulla preparazione dell’operazione che colpì migliaia di uomini dell’organizzazione libanese e precedette l’uccisione di Hassan Nasrallah

 

Un’officina segreta allestita persino nella palestra del quartier generale del Mossad, tecnici al lavoro ventiquattr’ore su ventiquattro e migliaia di cercapersone modificati uno per uno prima di essere fatti arrivare nelle mani di Hezbollah. A due anni dalle esplosioni del 17 settembre 2024, nuovi dettagli israeliani ricostruiscono la lunga preparazione di una delle più complesse operazioni d’intelligence condotte contro l’organizzazione sciita libanese.

L’idea aveva cominciato a prendere forma anni prima e, secondo le ricostruzioni pubblicate dopo l’attacco, il Mossad aveva studiato a fondo i sistemi di approvvigionamento di Hezbollah, sfruttando proprio la diffidenza del gruppo verso telefoni cellulari e strumenti facilmente localizzabili.

cercapersone modello AR-924 apparivano robusti, affidabili e soprattutto sicuri agli occhi dei loro utilizzatori. All’interno nascondevano invece una piccola quantità di esplosivo e un sistema che permetteva di attivarli a distanza. Fonti citate dal Washington Post hanno collocato l’origine del progetto nel 2022 e riferito che i dispositivi vennero assemblati sotto supervisione israeliana.

Il nuovo resoconto pubblicato da Walla aggiunge particolari sulla fase industriale dell’operazione. Prima del 7 ottobre 2023 sarebbero stati prodotti circa cinquecento apparecchi. Dopo l’attacco di Hamas, il direttore del Mossad David Barnea ordinò di accelerare drasticamente il programma, mentre cresceva la probabilità di un confronto aperto con Hezbollah. La necessità di aumentare la produzione fu tale che, mancando spazi disponibili, la palestra della sede del servizio venne svuotata delle attrezzature e trasformata in una linea di assemblaggio, con turni continui.

Il 17 settembre 2024 arrivò l’ordine di attivazione. Migliaia di dispositivi esplosero quasi simultaneamente in Libano e in Siria, colpendo soprattutto membri e quadri dell’organizzazione, insieme a civili che si trovavano nelle vicinanze. Anche l’ambasciatore iraniano a Beirut, Mojtaba Amani, rimase ferito. Il giorno seguente una seconda ondata investì le ricetrasmittenti utilizzate da Hezbollah. Le cifre iniziali variarono considerevolmente, mentre il ministero della Salute libanese indicò almeno 12 morti e circa 2.800 feriti nella prima giornata e almeno 25 morti e 450 feriti nella seconda.

L’effetto andò molto oltre le perdite immediate. Hezbollah si trovò improvvisamente nell’impossibilità di fidarsi degli strumenti utilizzati per comunicare e coordinare i propri uomini. Secondo fonti d’intelligence israeliane, le esplosioni investirono anche persone molto vicine a Hassan Nasrallah, aumentando nel leader di Hezbollah la percezione che Israele fosse riuscito a penetrare ambienti che fino a quel momento riteneva protetti.

Dieci giorni dopo, il 27 settembre, Nasrallah venne ucciso in un massiccio bombardamento israeliano contro il quartier generale sotterraneo di Hezbollah nella periferia meridionale di Beirut. Le due operazioni erano diverse, tuttavia la crisi provocata dai cercapersone contribuì a una fase nella quale Israele intensificò rapidamente la pressione sulla struttura di comando dell’organizzazione.

Il valore strategico dell’operazione resta oggetto di discussione anche negli ambienti militari e d’intelligence. Il risultato più evidente fu la dimostrazione di quanto profondamente fosse stata penetrata la catena logistica di Hezbollah, fino a trasformare strumenti scelti per sottrarsi alla sorveglianza israeliana in un punto di vulnerabilità. È questa, probabilmente, l’eredità destinata a durare più a lungo. Dopo il settembre 2024, per Hezbollah il problema riguarda anche qualcosa di più elementare e inquietante, la possibilità di sapere quali strumenti, fornitori e canali di comunicazione possano ancora essere considerati sicuri.

 

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