

Solo nella seconda metà di agosto, Hamas ha mandato al macero 15,7 tonnellate di pollo, 14 tonnellate di formaggio e 200 kg di semolino e snack. Tutti rubati dai camion degli aiuti umanitari, accumulati nei loro depositi e lasciati marcire perché in surplus rispetto a quanto serva per sfamare loro stessi e a quanto riuscissero a rivendere alla popolazione civile.
Da settembre 2025 a oggi, i prezzi del cibo nella Striscia sono scesi del 72%. Questo vuol dire che il mercato è saturo: la quantità di cibo che entra, a spese dell’occidente e grazie alla collaborazione tra Israele e le ONG, supera di gran lunga ciò di cui i gazawi necessitano. Come conferma anche l'ultimo report di UNICEF sulla malnutrizione: la popolazione di Gaza è in assoluto quella con il tasso di malnutrizione acuta più basso di tutto il Medio Oriente, a esclusione di Israele (vedi il report al link in bio).
Le tonnellate di cibo che marciscono dentro Gaza potrebbero sfamare decine di migliaia di persone, adulti e bambini, in tutto il mondo: in Sudan, in Yemen, in Siria, in Somalia. Sono paesi in cui il tasso di malnutrizione acuta tra i bambini sotto i 5 anni si aggira attorno al 15%, contro l’1,3% di Gaza.
Eppure i nostri giornalisti e le nostre istituzioni continuano a raccontare una carestia che non c’è, a dimenticare il ruolo di Hamas e a scordare i drammi umanitari che avvengono nel resto del mondo.
Fonti: COGAT (Coordinator of Government Activities in the Territories, Israel); UNICEF (SoP Nutrition Cluster Coordination Meeting, 22 luglio 2026); IPC (Integrated Food Security Phase Classification)